Sulle mura

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Borgo San Giovanni 1902

Pubblicato la prima volta il 9 Dicembre 2018 @ 08:47

O secolo degenerato!…..

Ci si pensa con un certo disgusto misto ad amarezza. E pensare che i nostri «padri coscritti» dopo tante discussioni sulla «riforma latrine» sono venuti a capo…. di che? …. di nulla; àn tirato dei muriccioli innanzi ai leggendari torrioni, e come disse l’alto padre facendo la minchioneria di fare l’uomo; i nostri «padri» àn detto facciamo le latrine.

Ma badate… questo è il colmo!.. dove i nostri avi spargevano il sangue nelle pugne per la patria…. i nostri contemporanei spargano le…. conseguenze per il corso; e tutto cio dietro saggio consiglio dei «padri coscritti».

Ma si, andate a spasso sulle mura, a tutte le ore… i primi segnali li cominciate ad avere in piazza Malatesta; vedrete quanti pezzettini di carta di tutte le dimensioni e di tutti i colori vi danzeranno attorno trasportati dal vento!… poi prendiamo per via Massimo D’Azeglio, un occhiata ai monti e una a manca e proseguiamo. Siamo sui bastioni occidentali, dove àn chiuso colla terra i torrioni, quivi bisogna passare una rivista di uomini che accoccolati lungo i muri depongono il soverchio peso del corpo. Il naso, è vero, ci stimola a muovere spesso le gambe, ma bisogna guardar bene dove si mettono i piedi, non per le fosse come ci sono per i due corsi, ma per qualche cosa che può rassomigliare ad una fanghiglia.

Giriamo dietro il macello pubblico: qui troviamo le strade più pulite, forse perché le abitazioni sono più frequenti.

Finalmente dopo aver girato alquanto a destra ed a sinistra, ci troviamo in un certo punto dove sorgono quattro o cinque file di case fabbricate le une adosso alle altre con la disposizione interna quasi identica. Quì si direbbe che la popolazione si compone esclusivamente di donne ospitaliere in un modo come non n’ho viste mai altrove; tutte vi invitano ad entrare a casa loro!…. peccato che non sia la città intiera popolata di simil gente.

Tali contradine sono quasi le più pulite di Rimini, con i selciati starei per dire migliori di quelli del Corso d’Augusto. Là sembra che non sia pubblica solo la strada dove passate, ma tutto ciò che abbracciate coll’occhio, sembra poi il quartiere più industrioso della città; si fabbricano corde, vetri, fiammiferi ed altri generi.

Ma proseguiamo ancora: dopo aver girato ancora un po’ ci troviamo sui bastioni meridionali; qui troviamo quelle specie di latrine quasi tutte aperte meno due o tre sul primo. Uno strano ronzio ci richiama l’attenzione, che è?… siamo dinnanzi al primo torrione aperto, ci guardiamo dentro e ci si presenta entro il raggio visuale, un uomo curvo mentre un’inverosimile moccolo tirato con veemenza ci fa ritrarre sveltamente il capo.

Ma intanto passeggiando abbiamo fatto notte ed ecco i favoriti dei «padri coscritti» chi sono? sono tutte quelle coppie che si aggirano come ombre randagie nelle frequenti vie senza lampioni.
La notte cala, mentre io me la batto, e le coppie arrivano; e ci si vedono anche dei signori, delle signore, delle sartine, delle cameriere, delle signorine, operai, giovani del basso popolo!… E si odono vocine, vocioni, raccomandazioni, imprecazioni, bestemmie, risatine, colpi di tosse, qualche starnuto; tante scenette curiose rischiarate di tratto in tratto da uno zolfanello che accende ora una pipa, ora un zigaro.

E la notte cala, cala…. mentre io me la batto. Oh! le mura, oh…..!

“Vulcano”, 1902

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