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Rimax – Capitolo 5 – 1944 Willi Tregeser

Rimax saltò.

Fece capolino da uno dei sei mucchietti di detriti raccolti ordinatamente lungo il selciato del ponte. Il soldato con la divisa cachi che stava fumando seduto con le spalle appoggiate alla spalletta del ponte lo chiamò:

– Ehi micio. Micio, vieni bello, vieni da Willi.

Rimax si avvicinò a passi felpati, affamato e speranzoso ma con andatura esitante. Non sempre chi lo chiamava lo faceva con intenzioni amichevoli. Ma il soldato sorridente allungò cautamente una mano per accarezzarlo sul dorso. Rimax cominciò a fare le fusa. Lui andava perfettamente d’accordo con chi lo trattava con affetto e lo ripagava col più sonoro ronfo che fosse in grado di produrre.

Il soldato gettò a terra il mozzicone di sigaretta e prese in braccio il gatto, accarezzandolo lentamente mentre Rimax irrigidiva la coda e gli strofinava il muso contro la camicia. Il gatto annusò attentamente il taschino della camicia senza percepire nessuno profumo di cibo, ma unicamente l’odore acre del tabacco. Così continuò a ronfare in attesa dell’occasione propizia per svignarsela.

Intorno a loro il traffico di militari e di veicoli in uscita dalla città era impressionante: un fiume di pattuglie che marciavano stancamente allontanandosi verso la campagna trascinandosi dietro i pesanti zaini e le armi. Tutta una serie di autoblindo e motociclette e camion coi cassoni pieni di merci e di soldati.

Sul loro lato del ponte alcuni genieri erano inginocchiati a predisporre le cariche nei cinque fornelli di mina scavati sul selciato. Il soldato che lo stava accarezzando aveva evidentemente finito il suo lavoro sull’ultimo dei sei pozzetti e stava aspettando di essere raggiunto dagli altri genieri.

Una staffetta in sidecar giunse rombando dalla parte opposta a quella verso cui defluivano le truppe fino a fermarsi davanti a loro.

– Chi è in comando qui? – Chiese l’ufficiale smontando dal sidecar.

– Sono io, Feldwebel Trageser, terza compagnia del Genio – rispose Willi deponendo a terra Rimax e mettendosi sull’attenti.

– Il maresciallo Kesserling ha dato l’ordine esplicito che tutti i ponti vengano minati e fatti saltare, compreso quello romano. Dobbiamo impedire al nemico di passare troppo facilmente, dobbiamo rallentarne l’avanzata in modo da poterci riparare dietro la prossima linea difensiva. A che punto siamo qui?

– Abbiamo appena collegato in serie l’ultima carica, non appena tutta la divisione sarà transitata e non ci saranno più pericoli per le nostre truppe saremo pronti per far saltare il ponte.

– Benissimo. Fra pochi minuti la nostra evacuazione sarà terminata e non appena ciò avverrà le verrà comandato di far saltare le cariche esplosive. Il nemico è a due chilometri appena di distanza. E’ probabile che inizino a cannoneggiare le nostre postazioni per proteggere la loro avanzata. Resti vicino al telefono da campo per ricevere l’ordine. E’ tutto chiaro?

– Tutto chiaro – Willi salutò militarmente mentre l’ufficiale si voltava e risaliva sul sidecar della moto ripartendo con un grande stridio di gomme.

Rimax intanto, senza che nessuno avesse fatto caso ai suoi movimenti era andato a curiosare nel pozzetto scavato sulla pavimentazione del ponte. Come può d’altra parte una qualsiasi apertura non calamitare l’attenzione di un gatto e la sua voglia di esplorazione? Spinse più avanti il muso cercando di interpretare gli strani nuovi odori che percepiva quando, improvvisamente, sopra di lui tornò al suo posto il lastrone di marmo che era stato tolto per scavare gli alloggiamenti alle mine, imprigionandolo nello scavo. I soldati lo avevano riposizionato senza accorgersi che il gatto si era infilato nella buca.

Pochi minuti dopo l’ultima autoblindo transitò sul ponte mentre già sparuti colpi di fucile echeggiavano nelle vie al di là del ponte. Il telefono da campo suonò e Willi prese la cornetta dalla forcella, se l’appoggiò all’orecchio ed ascoltò l’ordine di far saltare il ponte da parte del suo comandante.

Il nemico scelse proprio quel momento per iniziare il cannoneggiamento. Per Rimax non era certo la prima volta e riconobbe immediatamente il rombo dello sparo ed il sibilo delle bombe lanciate e divenne immediatamente isterico. Si contorse nello stretto spazio nel quale era rinchiuso rimanendo impigliato con la zampa in uno dei cavetti infilati nel morsetto che faceva da contatto. Si girò freneticamente con un movimento rabbioso e così facendo sfilò completamente il cavetto dal terminale interrompendo il circuito.

Un attimo dopo Trageser spinse verso il basso la leva che azionava il contatto delle mine ma non successe nulla. Costernati i suoi uomini si guardarono in faccia mentre Willi ricaricava il congegno e di nuovo lo spingeva violentemente verso il basso. Non successe nulla nemmeno questa volta. Le scariche di fucileria intanto si avvicinarono ed i primi fanti canadesi si intravidero al di là del ponte protetti nella loro avanzata da un carro armato.

Willi ed i suoi uomini non poterono fare altro che abbandonare la posizione e ripiegare, salendo sul camion che li aspettava a motore acceso per condurli alle loro linee arretrate.

Intanto il carro armato percorreva lentamente il ponte e il rumore dei suoi cingoli rimbombava lungo il selciato e il rumore nel poco spazio occupato dal gatto diventava sempre più sconvolgente. Un momento dopo l’agitazione del gatto raggiunse il punto di rottura.

Rimax saltò

Il ponte, no.

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