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“Cosa ci hanno lasciato" di Grazia Nardi
Vocabolario domestico

“Ai faz un mutìv…”

E’ un’espressione che sentivo ripetere spesso dalla zia, prima sartina poi sarta provetta che, negli anni 50, tempi di magra, cuciva sfruttando ogni pezzo di stoffa.. bastava ...“un scampulìn”… e venivano fuori gonne e vestiti di tutte le taglie… quando poi serviva porre rimedio ad uno strappo, ad una parte logora o scolorita…per rimediare diceva “ai faz un mutìv”… una idea, un aggiunta, un espediente creativo che non solo nascondeva il difetto ma esaltava il capo… ricordo che ad una gonnellina di panno lenci destinata a me, rimediò alla parte “rovinata” applicando delle piccole campanelline di legno.. “un mutìv” appunto che rese unica quella sottanina… altre volte era un fiocco, dei bottoni caratteristici…. una cucitura particolare .. in questo modo ogni capo era diverso dall’altro perché ognuno aveva il suo “motivo”..

In auto al "Forza e Coraggio"! 24 ottobre 1969 ♥📷🦀
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Foto #davideminghini © @biblioteca_gambalunga
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#rimini #riminisparita #piazzettapoveraccerimini #piazzettapoveracce #annisessanta #rivieraromagnola #fiat124

In auto al "Forza e Coraggio"! 24 ottobre 1969 ♥📷🦀
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“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico

“Stal mami!” (preso in prestito dalla commedia del nostro concittadino Liliano Faenza)

Non è che mi piaccia tanto entrare nel meccanismo della “festa della mamma” e non certo perché non apprezzi le ...mamme ma perché nessuno può negare il carattere prevalentemente commerciale di questa ricorrenza, quel carattere che poi ha portato ad “inventare” la festa del papà, dei nonni e che non ha risparmiato nemmeno l’8 marzo... E nemmeno quest’anno aleggia uno spirito diverso.

Questa mattina - mentre andavo al cimitero a trovare la mia, emozionata, come tutti i giorni, come se lei mi aspettasse, ansiosa, io, di vedere il sorriso rassicurante che mi rimanda la sua foto - ho visto la fila davanti la pasticceria e davanti al fioraio (non sempre distanziati e non tutti con la mascherina).

E mi è sembrato di sentire il commento della Elsa “ fè, fè i pataca c’anvnincurzèrì!”

Perché la mamma è sempre la mamma ma c’è un killer che si aggira ancora tra noi, che ha fatto strage di quelle con più anni, più ricordi, più esperienze, di quelle, anche loro malgrado, più esposte al rischio. Anche a voler star fuori dalla retorica del mammismo, impossibile non mandare loro ed alle loro famiglie il nostro pensiero.

E per me, che colgo ogni occasione per ricordare la Elsa, anche questa giornata lo diventa per renderle omaggio, per sottolineare come sia stata e sia fonte continua d’ispirazione, di leggerezza ed eticità, di serietà ed ironia, amante delle tradizioni ed all’avanguardia nel suo pensiero.

Del resto i racconti, i “modi di dire” che spesso riporto o li ho rubati a lei o hanno lei per protagonista, così oggi ne ripropongo alcuni..quelli suoi, originali che vanno oltre al lessico famigliare per rappresentare una sorta di vademecum da applicare nel cammino di vita..

“Se na dona l’è unèsta la pó andè dipartót” riferito ad un epoca in cui si giudicava male una donna che, anche per motivi di lavoro o d’impegno sociale, sostava in un ambiente “maschile”
“ In gné i burdèl bastèrd perché nisùn è nas sèinza bà” così consolando un bimbetto che piangeva sconsolato dopo essere stato apostrofato da un adulto “altolocato” quanto ignorante, affermò una verità assoluta
“E che quil ch’in gnè piès la musica i n’è bòn da stè me mänd” il suo giudizio verso chi non ama la musica.. anche in questo caso, una considerazione che coglie un senso più profondo dell’animo umano al di là dei “gusti”
“Un gnè gnìnt da rìd perché j’è tót nòst fiól” così replicava ad un anziano che faceva battute su ragazzi/e gay..riportandoci ad un’umanità dalla quale nessuno può essere escluso
“L’è mèj stè zéti perché avém i fiól ènca nùn” il suo commento durante la “végia”, quando le chiacchiere cadevano inesorabilmente sulla (scarsa) moralità delle ragazze troppo vivaci…
“E’ Signór us’na fata una pr’òn pòsta c’an ragnémma”…sempre in tema ad ciacri meglio che ognuno pensi per sé…
“Té Grazia nù spóste e va sintì l’opera” l’esortazione della Elsa, amante della lirica, a non rinunciare alle proprie passioni ed a prendere le distanze da chi (questa la sua esperienza) vuol soffocare la nostra libertà.

Ciao mamma

Nel video gli Amici de I Canti e Balli…, gli amici del cuore

"Giornali!!
Il Messaggero, l'Unità,
La Stampa, il Corriere della Sera,
La Notte, La Gazzetta del Popolo,
Il Ventesimo Secolo e poi
il Resto del Carlino...."
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#fredbuscaglione ♥️
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Foto #davideminghini © @biblioteca_gambalunga
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...#rimini #riminisparita #giornalismo #giornali #annisessanta #piazzacavourrimini

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Il Ventesimo Secolo e poi
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