social wall

Suscita ricordi, ma non è “sparito”! Anzi… i panini vi aspettano, ancora, buoni (ed evocativi) come sempre!!! ❤️🥂🥪
.
#anniottanta #riminilifestyle #riminibeach #riminicentro #heritageculture #heritage #rivieraromagnola #riminisparita #rimini

Suscita ricordi, ma non è “sparito”! Anzi… i panini vi aspettano, ancora, buoni (ed evocativi) come sempre!!! ❤️🥂🥪
.
#anniottanta #riminilifestyle #riminibeach #riminicentro #heritageculture #heritage #rivieraromagnola #riminisparita #rimini

L’è tèmp ad fiuchét…
E’ il momento dei fiocchetti ovvero è Carnevale… anche perché “dòp Nadèl l’è sèimpra Carnevèl...” Sì i fiocchetti, più o meno “conditi”, più o meno ricchi di ingredienti, c’erano… farina, latte, uova, zucchero, succo d’arancia e un ...pizzico di bicarbonato gli elementi essenziale e si chiamavano così perché, a differenza di quelli in circolo di questi tempi, i rettangoli di sfoglia una volta tagliati, venivano stretti nel mezzo facendo loro assumere la foggia, appunto, del fiocco, in aggiunta a quelli tondi, ritagliati con un bicchiere o una tazza, che assomigliavano a piccole piadine, poi passati nella padella, quella nera, di ferro, che si asciugava con la carta gialla, dove friggeva lo strutto. Una variabile era costituita dalle “tagliatelle fritte” quando, cosparsa di zucchero la sfoglia stesa, veniva poi arrotolata e tagliata con il procedimento seguito per le tagliatelle, i rotolini, fritti, diventano lucidi e croccanti…. o dalle castagnole. Solo in un secondo tempo, economia permettendo, si potranno gustare le frittelline di mele, anche se non ho mai capito il perché del nome dato che oltre le mele, nella “pastella” composta di latte, uovo, zucchero e farina, ci andavano: noci, pinoli, mandorle, uva sultanina, vere e proprie bombe caloriche…non da meno i cassoncini col ripieno di marmellata o di spinaci ed uva “passa”… sempre fritti, tutto fritto...
Ma, come ho più volte sottolineato, a quel tempo il colesterolo non si conosceva, il cibo calorico era ricercato perché “e’ tèin pió sustènza”…il “grasso” era considerato un indice di bellezza che riscattava dalla magrezza impressa nei visi e nei corpi, dalla guerra e dalla miseria, e poi lardo e strutto costavano meno dell’olio…ed erano altrettanto gustosi… vuoi mettere le patate fritte o cotte nel forno condite con lo strutto? e quel coniglio, nella teglia di terracotta, cosparso di lardo o pancetta? Ed al “cótghi si fasól”?. Ricordo la caccia, nella bottega, all’osso del prosciutto che andava ad insaporire le minestre e la mamma che condiva la pasta asciutta, nella terrina, con un primo “giro” di burro e forma per poi aggiungere il sugo, il più delle volte di salsiccia fatta soffriggere nel lardo “battuto” e il grasso del brodo, schiumato che finiva nell’impasto della piada…Figuriamoci quindi se i dolci di Carnevale potevano impressionare per la loro pesantezza… Del resto erano talmente poche le occasioni di gustare le “luverie” che ogni ulteriore limitazione sarebbe stata vissuta come profonda ingiustizia. Eppoi quella dei dolcetti era la sola usanza che ci faceva vivere il carnevale, perché allora c’era la sfilata dei carri per le vie del centro ma l’accesso alle postazioni era a pagamento, e l’unico piacere era quello dei “mas-ciaz” che, passati i carri, andavano a raccogliere i coriandoli gettati a terra e, quindi, sporchi per poi buttarli in bocca alle bambine…al massimo si rimediava qualche trombetta mentre la mascherina, di quelle che coprono solo gli occhi, la ritagliavamo da un cartone possibilmente colorato. Una volta a mio fratello “cucirono” un vestito da diavolo ricavandolo dalla carta crespa rossa perché quella c’era e solo quello poteva essere il vestito…(con Buona Memoria di Grazia Nardi).