Rimax e gli Ufo

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Pubblicato la prima volta il 1 Dicembre 2019 @ 07:45

Capitolo 16 – 1978 Ufo

– Il primo marzo 1815, alle sette di sera, un globo grande quanto la luna, attraversa il cielo sopra la città. Il 21 marzo 1827, alle sette di mattina, vengono osservati, oltre a quello vero, altri due soli in cielo. Il 19 febbraio 1837 una lunga striscia color sangue solca il cielo sopra il borgo San Giuliano per poi perdersi in mare. Il 2 marzo 1841 si formano attorno alla luna e restano a lungo visibili due grandi cerchi di tutti i colori dell’iride. Il 28 maggio dello stesso anno dalle 10 alle 12 una fascia circolare incorniciata da una fascia color azzurro scuro circonda il sole. Il 19, 20 e 21 marzo 1843, dalle sette alle otto di sera fu osservata, verso ponente una specie di lunga barra di luce bianca. Ti basta? – il capo redattore smise di leggere dal brogliaccio che aveva davanti l’elenco delle manifestazioni sovrannaturali che gli aveva preparato una delle segretarie dell’archivio del giornale e si rivolse nuovamente al reporter in piedi davanti a lui – no, perché se non ti basta posso assicurare che le cronache riportano come fra il 1750 ed il 1850 su questa città piovve di tutto: pietre, pesci, sangue, meteoriti con iscrizioni indecifrabili, di tutto e di più – concluse.

– Ma sono tutte storie di visionari riportate dalle cronache del tempo. Chi ci assicura che siano vere? Probabilmente hanno assistito a qualche fenomeno naturale che dati il tempo in cui vivevano non erano in grado di comprendere – obiettò il cronista. –

– Chissà. Forse – rispose il caporedattore – ma è un fatto inconfutabile che da più di un’ora quella luce risplende sul mare. Abbiamo interpellato la Capitaneria di Porto che giura di non saperne nulla e che non ci sono esercitazioni in atto in alto mare. Per cui prendi un fotografo e insieme andate a verificare di cosa si tratta. E cerca di ricavarne un bell’articolo. Non vorrei che fosse in atto un’invasione di alieni in vacanza e che proprio noi, nella città capitale del turismo ne fossimo all’oscuro. – concluse ironicamente il caporedattore.

Solo lupini. E qualche seme di zucca salatissimo caduto a terra. Tutte cose per lui immangiabili. Nei cinema del futuro avrebbe potuto trovare sul pavimento popcorn e qualche briciola di merendine. Anche le poltroncine sarebbero state più comode di quelle dure sedie di legno. Anzi: dei loro stretti braccioli, visto che le sedie rimanevano chiuse verticalmente quando non erano occupate. E poi era costretto a scappare continuamente senza che gli riuscisse mai di avvicinarsi alle pesanti porte a due battenti per sgusciare via mentre qualcuno entrava o usciva. Cosa che succedeva a ogni momento con la gente incurante del fatto che il film fosse già iniziato da tempo. Doveva sfuggire anche l’uomo in uniforme con le spalline dorate, che però non era un soldato, e che cercava un posto libero per gli spettatori facendo balenare a terra il raggio di una torcia elettrica. Era riuscito a sfuggirla già diverse volte e sempre per un pelo.

Le immagini scorrevano velocemente sullo schermo ma Rimax non prestava molto interesse. Il richiamo musicale a cinque note suonato ossessivamente, l’arrivo dell’astronave luminosa, l’incontro con gli alieni così diversi e così simili agli uomini e poi la successiva partenza per le stelle…. non erano certo una novità per lui, anzi. Ricordava ancora la fame, soprattutto la fame girellando in quel posto asettico e pulitissimo. Meno male che poi….. ma ormai era acqua passata. O futura? Faceva sempre confusione quando ci pensava. L’importante però adesso era uscire da quel cinema e trovare urgentemente qualcosa da mettere sotto i denti.  

Accordatosi col fotografo che lo avrebbe aspettato in auto il cronista scese le scale e, una volta arrivato in strada, si mise a inveire ad alta voce. Si guardò attorno senza vedere alternative quindi aprì la scalcagnata portiera di destra dell’unica automobile del giornale presente, salì e poi si trasferì a forza di gomiti al posto di guida imprecando vigorosamente. Ultimamente quel catorcio di automobile sembrava toccare sempre a lui. La portiera di sinistra era bloccata in maniera definitiva e c’erano cartacce ovunque con pacchetti di sigarette semi accartocciati misti a mozziconi sparsi sui tappetini. Merendine mai finite e avanzi di panini e sandwiches punteggiavano i sedili posteriori ed il vano del bagagliaio pieno di cianfrusaglie.

Lasciò la portiera aperta aspettando l’arrivo del fotografo e si mise ad osservare i cartelloni del cinema dalla parte opposta della strada. Erano già parecchie settimane che rappresentavano quel film di fantascienza.  Lui non lo aveva ancora visto e d’altra parte il genere non lo attirava però pensò che doveva riscuotere molto successo.

Si mise ad osservare il manifesto pubblicitario senza far caso alle porte a vento che si aprivano sotto la spinta di chi entrava o usciva dal cinema.

Rimax trovò proprio in quel momento l’attimo giusto e si precipitò fuori fra le gambe di una coppia attempata.

Traversata velocemente la strada si appiattì sotto la macchina su cui aspettava il giornalista.

Tonno, sentori di salame e prosciutto anche. Un impalpabile flusso di profumi che proveniva dei rifiuti sparsi nell’auto e che Rimax seguì quasi senza rendersene conto e soprattutto senza essere visto.

L’attimo dopo, arrivato il fotografo, la portiera si chiuse e l’auto partì con un sobbalzo.

A pochi passi dalla riva del mare il reporter cercava di catturare le impressioni dei numerosi astanti che osservavano il misterioso oggetto luminoso.

– Che ne pensi Elia? – chiese al fotografo che stava armeggiando con la sua nuova Olympus elettronica col teleobiettivo da 400 millimetri.

– Non funziona, ecco cosa penso. Nuova e non funziona niente. Soldi buttati via, ecco cosa penso – rispose stizzito.

Ti chiedevo cosa pensi che sia quella luce – riprese il primo.

Elia Faccin non si prese la briga di rispondere. Era tutto preso a puntare verso l’orizzonte l’obiettivo della seconda macchina fotografica che si era portato dietro, una Leika a funzionamento meccanico che non l’aveva mai tradito in precedenza e che anche ora stava facendo egregiamente il suo lavoro, scattando a ripetizione. Per essere la fine di dicembre la visibilità era ottima e l’oggetto luminoso, a circa due miglia di distanza appariva enorme ed accecante nella sua luminosità mentre si spostava molto lentamente lungo la costa in direzione nord.

Il cronista intanto intervistava le decine di persone che assistevano dalla spiaggia all’evento per poter imbastire un articolo per il suo giornale. Fino a quel momento però le notizie raccolte non riuscivano a far luce fra i fatti e a dipanare la matassa delle supposizioni.

Secondo la Marina Militare, la Guardia di Finanza e la Capitaneria di Porto nessuna delle loro navi aveva lasciato i moli quel giorno. Inoltre, viste le condizioni proibitive del mare, anche i pescherecci erano rimasti attraccati.

Il giornalista era riuscito a mettersi in contatto per mezzo del radiotelefono con un paio delle piattaforme petrolifere situate in mezzo all’Adriatico dove vivevano e lavoravano una quarantina di persone. Tutti avevano affermato che per tutto il giorno erano stati avvolti da una nebbia impenetrabile e che non era accaduto o avevano notato nulla di anormale.

Poco lontano dai due si era formato intanto un capannello di curiosi dove le parole più ricorrenti erano “ufo” e “alieni” mentre un ingegnere si dichiarava convinto che l’oggetto luminoso altro non era che un grosso incendio dovuto alla fuoriuscita spontanea di gas da uno dei numerosi depositi naturali presenti sotto la superficie del mare.

– Dovete sapere che la zona è ricchissima di depositi – diceva – il metano è più leggero dell’aria e se trova una falla sul fondo del mare sale fino alla superficie. Qui una scintilla può aver causato un incendio. Non andate a pensare a cose impossibili come alieni e ufo – concluse.

– Lo dico anch’io – gli fece eco un altro, vestito elegantemente con un cappotto chiaro e il bavero di pelliccia – da quando è uscito il film “Incontri ravvicinati del terzo tipo” non passa giorno senza che qualcuno affermi di aver visto un Ufo. Sarà un caso ma prima che uscisse quella pellicola non se ne vedeva uno – e rise, imitato da parecchi degli astanti.

Il fotografo ed il cronista si scambiarono l’ennesima occhiata. Plausibile anche questa supposizione, dicevano i loro sguardi.

Verso la mezzanotte il cronista ed il fotografo, seguendo il lento procedere della luce che continuava ad ardere violentemente sul mare si trovavano ormai a Bellaria. Qui si imbatterono in due persone, uno studente ed un albergatore, che stavano armeggiando con un potente telescopio da ottanta ingrandimenti.

Costoro dissero di aver notato tutta una serie di luci verdastre collocate attorno ad una specie di torretta con un’apertura alla base ed una scia luminosa alla sua sinistra.

Ma, a distanza di quasi sei ore dalla prima apparizione, in quel momento la luce sul mare si spense e tornò la notte.

Il gatto, nascosto dagli oggetti che ingombravano il sedile posteriore guardò cronista e fotografo tornare all’auto, salire a turno dall’unica portiera funzionante, mettere in moto e partire. Lontano sul mare nemmeno i suoi occhi riuscivano a vedere qualcosa.

Lui però non ne era preoccupato. I suoi amici sarebbero tornati, come avevano fatto tante altre volte prima e dopo di allora.

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