“Andèm a to’ la Befana..”

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© Antonio Di Fabio

Pubblicato la prima volta il 20 Novembre 2018 @ 08:46

No, Babbo Natale che porta i doni non c’era: se ne aveva notizia dai film americani degli anni 50, quelli in bianco e nero… dove nelle ville di lusso con i grandi saloni e la scala enorme all’interno, l’albero di natale era altissimo e la padrona di casa riceveva gli ospiti in abito da sera.

Da noi arrivava la Befana, non con la scopa e non lasciava la calza nel camino (che non c’era)… ma ci raggiungeva attraverso il Comune.

Era, la nostra, la Befana “dei poveri”, un omaggio che l’Amministrazione Comunale faceva ai bambini delle famiglie economicamente in difficoltà e che, negli anni ’50, erano davvero tante. Quindi andavamo noi “a prendere la Befana”. Giocattoli modesti, fragili: il fucile o il camioncino per i maschi, il bambolotto nudo o il “servizio” con le tazzine per le bambine, il gioco degli shanghai o la dama di cartone con le pedine di plastica, che quando andavano perse venivano sostituite coi tondelli di legno segati da un vecchio manico di scopa.

La consegna avveniva nella sala dell’allora Cinema Italia (oggi Teatro degli Atti) di via Cairoli alle dieci di mattina, un orario poco probabile per la Befana professionale. Ricordo la sala gremita, più gli adulti dei bambini, il vocìo, i commenti ed pianti dei piccoli che puntualmente desideravano il giocattolo toccato ad altri tanto che, trovata l’intesa, si procedeva con lo scambio. Su tutte si levavano le voci stridule della mamme che denunciavano “le differenze” ovvero l’esistenza di famiglie di “raccomandati” che, a lor parere, si prendevano i regali più belli.

Insomma, diventava un’occasione più per i “grandi” che per i bambini, per quei genitori che allora (chi poteva) mettevano la bambola grande, imparruccata, con la gonna larga, seduta in mezzo al letto matrimoniale da guardare ma non toccare… ed allora quei giocattoli della “befana del comune”, seppur modesti ma tutti nostri, per noi erano una festa … e poi la Befana, un po’ cenciosa con quella mantellina sulle spalle, aveva qualcosa di familiare che ce la rendeva più vicina e simpatica.

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