Spunti di toponomastica medievale riminese

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Pubblicato la prima volta il 20 Agosto 2018 @ 09:47

Una premessa: i toponimi, cioè i nomi dei luoghi, sono importanti e non vanno presi alla leggera perchè descrivono un ambiente, in sostanza raccontano una situazione del passato o una storia nella sua evoluzione. Inoltre è importante sottolineare che i toponimi hanno una forte persistenza, durano secoli, a volte millenni; pertanto occorre senso di responsabilità quando si fa nascere un toponimo, perchè quello sopravviverà e dovrà raccontare qualcosa di significativo del luogo al quale viene attribuito (si pensi purtroppo al brutto fabbricato rotondo dove ha sede l’Azienda Sanitaria Locale di Rimini, il cui sito da alcuni è chiamato “Colosseo”, recando una vera offesa al monumento romano.) Altra cosa da evitare è il ‘colonialismo toponomastico’, in altre parole il vezzo di imporre nomi a luoghi che già avevano un loro nome autoctono, come si è fatto secoli fa nelle colonie (si pensi – in casa nostra – al parco circostante il nuovo Palacongressi, che un architetto forestiero ha improvvidamente battezzato “Raggio Verde”, mentre l’area è nota fin dal Medioevo come “la Ghirlandetta”).

Ciò premesso, vorrei effettuare una veloce carrellata di toponimi medievali riminesi, alcuni dei quali sopravissuti, altri scomparsi. Iniziando dagli idronomi, va segnalato il “Marecchia”, in età romana chiamato Ariminus, che ha dato nome alla città di Ariminum, come è noto. In un documento medievale del 950, il più antico fra quelli da me rinvenuti, il fiume è chiamato “Maricla” o “Maricula”, cioè “piccolo mare”. Un tempo il regime idrico era molto diverso dall’odierno; probabilmente quel nome indicava l’abbondanza delle sue acque; forse aveva un’ampia foce ad estuario, oppure era soggetto a esondazioni, generando laghi, insomma una sorta di piccolo mare nell’entroterra. In occasione di grosse piene, circa mille anni fa il fiume, anzichè piegare verso Rimini, ha rotto gli argini andando a sfociare in linea retta presso Viserba; ne è rimasto il ricordo nel toponimo “San Martino in Riparotta”.

Viceversa il fiume “Ausa” ha conservato il nome ricevuto in età romana, salvo alcune varianti: Avesa, Aposa, Apusa, Apsa, Apisa, Aprusa, comunque mantenendo la radice indeuropea “Ap” che vuol dire “fiume”, “acqua” e che deriva dalle lingue sumeriche o babilonesi; si tratta di un idronimo molto diffuso (anche a Bologna, per esempio esiste l’Aposa). Oltre all’Ausa a Rimini esisteva l’”Ausella”, o “Apisa interiore”, ultimamente chiamata “Fossa Patara” perchè attraversava il rione di tal nome, quindi “Fossa dei Molini”, perchè nel suo corso alimentava molti molini idraulici. Oggi è coperta e ne rimangono poche tracce visibili; in via Guerrazzi ad esempio, dietro il Tempo malatestiano, si intuisce il suo percorso antico, oggi tramutato in fogna. Legato all’acqua è pure l’idronimo “Mavone” che, nel Riminese, ha dato il nome a due rivi. E il “Macanno”, il cui etimo deriva da “fango”, “melma”. In età medievale esistevano numerose zone paludose intorno alla città; ancor oggi abbiamo una località e una via che si chiamano “Macanno”.

Altro termine è “Padulli”, che indica il sito dove nasceva il “Mavone Piccolo”, per qualche tempo noto anche come “fossa Padulli”. La zona fra le colline di Spadarolo e Covignano è stata a lungo paludosa, indicata come “Padule” o “Palude”. Altro idronimo cui spesso non si fa caso è “Lagomaggio”, riferito ad una zona di laghi e acquitrini posti fra la Colonnella e il mare, dove le fosse si impantanavano tra le dune. Lacus Maior era il maggiore di questi laghi; secondo la tradizione, nell’anno 360 vi è stato gettato il corpo martirizzato di Gaudenzo (oggi patrono di Rimini). Dopo il suo ritrovamento, nel 430, qui è sorto il monastero di San Gaudenzo (nei pressi dell’odierno Palazzetto dello Sport). Un ultimo idronimo: “Condotti” , nome dell’attuale via Dario Campana, lungo la quale correvano i condotti della fontana di piazza Cavour, a partire dalla sorgiva tuttora indicata dalla vecchia torretta.

Per quanto riguarda la toponomastica urbana, tralascierò ogni considerazione su quartieri e contrade, il cui nome era generalmente legato ai santi titolari delle varie chiese cittadine. Circa la viabilità, merita premettere che – secondo i documenti tardomedievali – per “via” si indicava una strada a fondo naturale, cioè in terra battuta; se aveva un fondo artificiale era chiamata “strata”; con “platea” si indicava, invece, una strada larga, di una certa importanza e solo raramente una piazza; la piazza, infatti, era generalmente detta “campo”, termine con cui si intendeva qualcosa di più che un semplice spazio aperto. Era il luogo dove la popolazione confluiva per assolvere a determinate funzioni pubbliche.

Le strade e le piazze prendevano il nome da una emergenza architettonica, dal ruolo ricoperto, dal sito verso cui erano dirette, o dal nome della principale famiglia che vi abitava. Fra le vie che conservano il nome ricevuto nel XIV e XV secolo va ricordata la “via della Pescheria”, o “vicolo della Pescheria”. Il “vicolo Gomma” deriva dallo storpiamento dell’antico “vicolo di Santa Maria in Acumine”, riferito alla chiesa che si trovava nell’acumine della città, ossia nel suo punto più alto fra l’arco d’Augusto e il ponte di Tiberio. Detta più tardi “Santa Maria in Argumine”, quindi “Santa Maria della Gumma”, ha dato infine origine al “vicolo Gomma”. Mentre “via di San Michelino in Foro” ricorda la vecchia chiesa dei Templari, di cui sopravvive l’abside. Era detta “in Foro” perchè originariamente si trovava sulla piazza, prima che venisse costruito l’isolato delle beccherie, oggi occupato dalla torre dell’orologio.

Altre strade che conservano l’etimo antico sono “via di Santa Maria in Corte” e “via di Santa Maria al Mare” che conducevano agli omonimi edifici religiosi. Altre vie sopravvissute, nel borgo San Giuliano, sono “via della Chiavica” e “via del Pozzetto”. Nell’area di piazza Cavour c’era “via delle Tavernelle” (attuale via Pisacane), ricca di taverne e osterie come è tornata ad essere oggi. L’odierno vicolo San Martino si chiamava “via delle Carceri”, perchè portava alle carceri, poste alla base della torre civica annessa al palazzo dell’Arengo. Andando verso il ponte e l’area del porto, c’era “via degli Alberghi” o “via delle Osterie”, attuale via De’ Battagli. L’odierna via Garibaldi, era la “via dei Magnani” (cioè dei fabbri), perchè ospitava gli artigiani che fornivano gli attrezzi metallici ai contadini che entravano in città da porta Montanara. Presso la fossa Patara c’era la “via dei Calegari” (cioè i conciapelle), che si servivano dell’acqua per i loro conciatoi.

Scendendo verso piazza Ferrari troviamo la via Cattaneo, che in età medievale era detta “via dei Murazzi”, perchè conservava grossi avanzi delle mura antiche, distrutte dopo l’ultima guerra. Lì accanto si trovava il “vicolo delle Stalle”, dove esistevano gli stallatici dei palazzi malatestiani.

Per quanto riguarda le piazze, nel Medioevo piazza Tre Martiri era chiamata “piazza del Foro” o “piazza Maggiore”. Piazza Cavour era invece “piazza del Comune” o “piazza della Fontana”, assai più piccola di oggi, perchè vi sorgeva un isolato di case comprendente la chiesa di San Silvestro. L’attuale piazza Malatesta era detta “piazza del Corso”, nome di derivazione romana perchè in origine vi correva la strada per il traffico pesante, ossia per i cariaggi. Numerose altre piccole piazze costituivano il sagrato delle chiese parrocchiali e portavano il nome del santo titolare (campo S. Martino, campo S. Vitale, campo S. Gregorio ecc.). La stessa via Raffaele Tosi, insolitamente ampia rispetto alle strade vicine, era una antica piazza: il cosiddetto “campo dei Buoi” ed ospitava il mercato del bestiame; le mappe dell’Ottocento mostrano ancora i portici e gli stallatici sul suo lato montano.

Queste sono alcune scarne indicazioni in proposito; ma ci sarebbe da dire tanto di più.

Oreste Delucca
per l’Archivio di Stato di Rimini – 14/12/2010
[Tratto da http://www.archiviodistato.rimini.it/index.php?it/150/oreste-delucca]

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3 risposte a “Spunti di toponomastica medievale riminese”

    • Chiara, anche se dall’ortografia trapela un’evidente passione per la… “sintesi”, se ritieni la storia una noia suggeriamo la consultazione di altre pagine certamente meno impegnative. 😀

      • Contrariamente al commento che mi precede preferirei ampliare gli argomenti con approfondimenti….la storia, specie di una città, è fatta anche di particolari, non di sintesi, che aiutano a ricostruire e a collegare ogni aspetto successivo….

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