La chiesa di Sant’Agnese

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Pubblicato la prima volta il 18 Maggio 2018 @ 09:48

[fig. 1]

Le lunghe vicende di Rimini hanno portato alla scomparsa della maggior parte delle sue antiche chiese. Fra quelle che sono sopravvissute, ce ne sono due che, duramente colpite dalla guerra, sono state ricostruite in forme moderne, celando ad un osservatore distratto e non informato delle cronache locali quanto siano lontane le loro origini. Unico indizio rivelatore, il campanile, che invece in entrambi i casi è rimasto in piedi nono stante i bombardamenti. Sono le chiese di San Nicolò e quella di Sant’Agnese. Quest’ultima è la più antica: è nominata per la prima volta addirittura in un diploma di Ottone III del 6 maggio 996, quale “monasterium sancte Agnetis”, mentre da un documento del 1105 apprendiamo che il quartiere intorno alla chiesa aveva quello stesso nome. Una dedicazione, quella alla Vergine romana, che fa pensare ad una fondazione di molto anteriore: non solo la basilica di Roma sorta sulla tomba della martire risale all’epoca costantiniana, ma anche nella vicina Ravenna bizantina il suo culto era molto sentito: S. Agnese è raffigurata nello splendido mosaico della “Teoria delle Vergini e dei Santi” in S. Apollinare Nuovo (VI secolo), mentre le era dedicata anche una basilica, oggi scomparsa.

Il 25 gennaio 1308 un terremoto distrusse la chiesa riminese, che venne completamente ricostruita. Dobbiamo immaginarci un piccolo edificio, affiancato da una cappella dedicata a Santo Stefano e fondata da Gozio della famiglia Battagli, poi Battaglini, cardinale residente nella corte pontificia di Avignone. Del cardinale vediamo ancora oggi gli stemmi in quella che fu una sua abitazione [fig. 2]. Purtroppo, quello che è un rarissimo, se non unico, esempio di casa trecentesca riminese, versa abbandonata e in uno stato addirittura di degrado: recentemente si è resa necessaria anche una disinfestazione.

[fig. 2]

L’aspetto medievale di Sant’Agnese resistette fino al XVIII secolo, quando fu modificato per un legato della nobildonna riminese Anna Piccioni, che versò agli arcipreti Filippo Comolli e Antonio Foresti, la somma di 600 scudi romani: la chiesa fu trasformata tra il 1770 e il 1776, affidando i lavori ai fratelli Menghi.

Il quartiere era però sempre più popoloso e la chiesa troppo piccola. Così, nel 1823, iniziarono i lavori di ingrandimento, affidati all’architetto Onofrio Meluzzi. A farne le spese fu la cappella di Santo Stefano, con tanto di contenzioso con gli eredi del cardinale De’ Battagli.

Durante la seconda guerra mondiale le bombe colpirono la navata centrale e l’abside di S. Agnese, facendo crollare il tetto e le volte. Si salvarono solo il campanile e la facciata [fig. 3]; ma quest’ultima non fu possibile salvarla, per esigenze di un piano di ricostruzione che prevedeva una rettifica dell’allineamento dei fabbricati di Via Garibaldi. In realtà, come si vede oggi, il riallineamento fu solo parziale, preservando, per esempio, proprio la casa del cardinale.

[fig. 3]

La ricostruzione della chiesa fu affidata all’ingegner Leonardo Trevisol, che realizzò una facciata in cemento a finto travertino molto simile a quella della vicina San Gaudenzo, che però mal si armonizza con quanto la circonda [fig. 1]. Invece il vecchio campanile è ormai invisibile dalla strada, nascosto dalle nuove case. La chiesa fu riconsacrata Il 17 ottobre 1953.

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