“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “A sò in bulètta”

Sono in “bolletta”, cioè al verde, senza un soldo. Espressione che pare derivare dal passato, quando chi subiva un fallimento veniva riportato in una “bolla” appesa ad una bacheca in piazza; altri sostengono che derivi dalla bolletta (ricevuta), che veniva rilasciata al Monte di Pietà dove le persone in urgente necessità anche di piccole somme, “impegnavano” qualche oggetto d’oro, racimolando tutto il possibile: medagliette, orecchini spaiati, ma anche biancheria in buono stato, lenzuola del corredo oramai ingiallite, tovaglie troppo grandi (“an l’ho mai mèssa…”), che andavano poi a riscattare alla scadenza; la merce non ritirata andava all’asta e, quindi, per i più poveri, il deposito al Monte di Pietà coincideva con la perdita definitiva dei beni.

Ma non erano solo i poveri dichiarati: c’erano anche quelli che di ricchezza o nobiltà decaduta diventano poi fruitori del “Monte”. “I fa i sgnùr… pó ad nascòst i va imp-gnè la roba…”. Ma capitava anche alla mamma che, di nascosto dal babbo, impegnava la “varghetta” sostituendola con una “finta” comprata al Bazar Romagnolo, sul mercato ambulante: era più grossa di quella vera e di un giallo più intenso rispetto al colore rossiccio dell’oro e, ad ogni immersione in acqua (la bughèda), tendeva a scolorire; così, in attesa del riscatto, se ne comprava un’altra ”ad or dè Giapòun, che in Italia è vèl utòun”.

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