[La pubblicazione della “lettera ad una professoressa di matematica 50 anni dopo” ha scatenato molte reazioni e molti commenti: pubblichiamo, di seguito, la risposta – parimenti pubblica ed aperta – di un vecchio amico, nonché compagno di scuola, di Sergio Giordano, Adalberto “Teto” Gambetti]

L'aula di scienze del "Serpieri" (© Stefano Guidi)
L’aula di scienze del “Serpieri” (© Stefano Guidi)

Caro Sergio,

ho letto la tua lettera (è quasi il fatto del giorno!) e provo a dire la mia sul tema.

Sarò un po’ controcorrente, ma spero di poter beneficiare della tua tolleranza, approfittando della vecchia amicizia nata sui banchi della Prima A, Liceo Serpieri: io protagonista di un bis, avendo abbandonato in corso d’anno (allora si diceva “per esaurimento nervoso”) l’anno scolastico precedente; ripetente ma non bocciato, questo il mio strano ruolo. Ricorderai che ho abbandonato dopo un paio di mesi anche quell’anno scolastico che ci vedeva nella stessa classe, perché, privatamente, ho fatto due anni in uno. Ho ripreso la mia vecchia classe in terza e quando tu hai incrociato la professoressa citata io ero in quarta, con Franciosi per Matematica, quindi non ricordo di chi parli. 

Sarò sincero, la lettera è bella, ma non ne condivido appieno il senso. Credo di aver maturato una certa esperienza in vicissitudini “scolastiche”, in modo tale da essermi fatto il radicato convincimento che tutto quello che in quell’ambiente succede e che ci riguarda, in parte ce lo siamo meritato, in parte ci abitua alla vita reale, nella sua totalità ci educa.

Riprendo il tuo punto di vista. Se la “vessazione” (?) subita da quell’insegnante non ti avesse impedito di entrare nel mondo del lavoro un anno prima, sei certo che avresti avuto un percorso di vita migliore?
Aver impattato con una persona “sgradevole”,  da cui coercitivamente, in quel contesto, dover dipendere per ruolo, non è stata una semplice anticipazione del mondo in cui, cessata brillantemente l’Università, ti sei poi inserito (al pari di ognuno di noi)?

Aver subito un’ingiustizia (?) non ha forse contribuito a far crescere dentro di te la voglia di impegnarti per combattere le ingiustizie (!) che ti hanno visto (ammirato da tanti, me compreso) combattere in politica, per i diritti civili, da tempo immemorabile?

Gli insegnanti sono come tutti noi. Tra di loro, come tra i veterinari e i consulenti fiscali, ci sono i pessimi, gli scarsi, i mediocri, gli appena sufficienti, gli affidabili e le eccellenze. Questo passa il convento e con questo dobbiamo fare i conti (rectius: deve fare i conti il nostro essere imperfetti membri della collettività).

Non sono fatalista, ma tutte le esperienze servono a migliorarci, basta saperle leggere e, soprattutto, viverle.

Il senso che non condivido nella tua lettera è quella sorta di sottolineatura negativa per quanto hai dovuto sopportare, addebitando il tuo temporaneo insuccesso completamente all’insegnante. Magari ci hai messo del tuo e non hai fatto completo tesoro delle lezioni della mitica Sandon!

Chi ti legge trova conforto in proprie esperienze simili, confortandosi per le responsabilità di terzi, non credo vi trovi spunto per criticare il sistema scolastico italiano che allora, non più ne meno di oggi, non brillava certo per competenza e organizzazione.

Non mi piace (sono certo involontario per te estensore, e forse frutto del mio distorto modo di leggere) il semplicistico “piove, governo ladro” che traspare. Scusami se ho frainteso, ma il senso che emerge, per me, è proprio questo. Lo posso accettare da altri, non da Sergio Giordano.

Chiudo raccontando del passaggio più formativo per il mio carattere che ho vissuto proprio al Serpieri.
Ero in quarta, ultimi giorni di scuola.
Il professor Nevio Matteini, avendo io e Gianfranco Benzi (mio compagno di banco) 6 e mezzo in Filosofia, ci dà appuntamento il penultimo giorno per interrogarci al fine di decidere per il 6 o per il 7 come voto finale. Per una serie di motivi, sicuramente non gravissimi, entrambi non ci presentiamo, convinti di prendere il voto minore, cioè 6. Matteini, riscontrata la nostra assenza, convoca il consiglio dei professori e propone di rimandarci entrambi a ottobre (mi pare allora non si dicesse “a settembre”). Proposta accolta, io e Gianfranco rimandati.
Incaz… volatura feroce da parte nostra, durata mesi.
Matteini ci spiegò che era stata punita la nostra mancanza di parola, avendo promesso di essere presenti. Credo che nella Sua carriera di insegnante non abbia mai rimandato nessuno (tantomeno bocciato). Era un uomo buono, con profondi princîpi. La sua qualità di insegnate di Storia e Filosofia non la giudico, non mi interessa in questa sede. Ti posso assicurare, peraltro, che da quell’esperienza è venuto fuori un Adalberto (Teto) Gambetti nettamente migliore: gli sarò grato per tutta la mia vita. 

Cordialmente,

Teto

Lascia un commento

2 risposte a “Risposta alla “lettera a un’insegnante”…”

  1. Avendo vissuto quegli anni,belli comunque nel ricordo,con alcuni di voi (ricordi Teto,quante volte ci scambiavano l’uno per l’altro in virtù della nostra rassomiglianza?),non credo che dobbiamo guardare indietro né con astio,nè con eccessiva benevolenza.
    Certamente il rapporto insegnanti/allievi era più formale e rigido di quanto non sia ora,ma le personalità ed i comportamenti emergevano chiaramente anche allora,permettendoci di intrecciare rapporti talvolta anche conflittuali,ma mai falsi.Di certo noi,della sezione A (cui tu,come ricordi, ti aggregasti al terzo anno),avevamo insegnanti “tosti”,ma sempre rispettabili,ricordo la Prof Feliciangeli,ho già ricordato il mitico Giovanni Franciosi,il paterno Edoardo Pazzini ed il “maestro” Nevio Matteini,che ci ha insegnato ad amare cosìttanto la nostra Rimini. A questo proposto ricordo…(eggià) quando,avendo egli l’abitudine di arrivare in classe,appoggiare sulla cattedra la sua borsa con dentro un pacchetto di crackers ed allontanarsi per attendere la fine della ricreazione. Noi,studenti,decidemmo di sbriciolarglieli,dando ognuno un colpo sulla cartella. La sorpresa,come potete immaginare,fu quando,rientrando,egli aprì la cartella e dentro c’erano tutti sbriciolati,i suoi occhiali!!! Reagì da gran signore qual’era: non cercò colpevoli,ma disse che sarebbe toccato alla classe fargli riavere gli occhiali nuovi e non volle effettuare punizioni di alcun genere! Questo era l’uomo! Av salut! Maurizio!

  2. Carissimo Teto ti ringrazio di aver analizzato ed espresso il tuo giudizio su questa mia lettera dove però tu non sei riuscito a leggere che io definendomi uno zuccone sottolineavo che la mission degli insegnanti sulla falsa riga di Don Milani doveva essere più concreta e che non ho mai detto che la bocciatura fosse “immeritata” non avendo,come ho scritto, risposto ad una precisa domanda di esame. Non hai fatto cenno al tipo di insegnamento didattico che poi ho trovato a Urbino forse perché dire di essere maturati presso il Serpieri è sempre stato un punto di orgoglio per tanti futuri liberi professionisti. Dice molto bene Maurizio nel suo intervento che il buono o cattivo ricordo si porta tutta la vita dei propri insegnanti e lui come del resto te ne avete fatto cenno come io del resto ho citato i professori urbinati. Chiaramente è sempre bello fare “outing” quando guardando indietro nella tua vita puoi ritenerti soddisfatto di quello che hai fatto e ancora maggiormente se per questioni di “estrazione sociale” (parlo del 1965 ) più o meno modeste si riesce a raggiungere gli obiettivi prefissati. Sapete entrambi sia tu che Maurizio che ad esempio su una battaglia contro la merda in mare non tutti i nostri pari età “moderati” e “calcolatori” ci voleva un carattere “radicale” non abituato a compromessi come del resto ho sempre fatto anche nella mia carriera lavorativa. La storia dei crackers me la raccontò il nostro amico di tennis Gilberto come anche Maurice mi raccontò tante altre goliardate della vostra sezione che non tutti si potevano permettere fare in funzione della severità o signorilità del corpo docente. Ripeto io dopo 50 anni ho spiegato quello che ho sempre avuto nella memoria non ho assolutamente detto che l’insegnante in oggetto fosse colpevole ma sicuramente tutti noi sappiamo perfettamente che certe interrogazioni avevano un esito più o meno positivo anche in funzione delle amicizie genitoriali con i docenti ….amicizie che spesso si nutrivano e si rinfocolavano nelle vite dei Club . Un caro saluto a voi ex studenti del Serpieri dall’inizio alla fine 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *