“Ta l’è volù l’òm bèl…!”

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Pubblicato la prima volta il 12 Febbraio 2019 @ 08:47

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “Ta l’è volù l’òm bèl..!”

L’hai voluto, l’uomo bello… adesso devi sopportarne le conseguenze; come dire “hai dato priorità alla bellezza, adesso devi fare i conti con gli aspetti negativi”, compreso il tradimento. In senso figurato viene esteso a tutte le situazioni in cui qualcuno “se l’è andata a cercare”.

Una variante de “tè vulù la biciclèta, adès pidèla…”, purtroppo c’era anche dell’antifemminismo; persino da parte delle mamme, che così si rivolgevano alla figlia legata al fedifrago con l’invito alla rassegnazione… come se le corna fossero indiscutibili e comprese nel pacchetto del matrimonio. Le “differenze” erano abissali: il marito poteva “uscire” come da scapolo, la moglie solo per motivi legati alla gestione della casa e mai di sera; l’uomo, si sa, era (ed è) “cacciatore”, la donna “una poco seria” (per non dir peggio).
Come sempre non voglio generalizzare ma questa mentalità era diffusa. Era l’uomo il più “ambizioso”, laddove la donna occupandosi dei figli, degli anziani e della casa, ben poco tempo (e possibilità) aveva per prendersi cura del proprio aspetto.
Ricordo che il babbo usava la brillantina “Testa nera”, la schiuma da barba alla mandorla per “addolcire” la pelle… mentre la mamma asciugava i capelli al calore della stufa dopo che le avevo montato i “bigodini” ricavati da rotolini di carta velina.

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