“La Rimini sparita c’è”

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Rimini Sparita

Pubblicato la prima volta il 26 Luglio 2018 @ 09:46

Rimini SparitaOggi voglio presentare a chi indica Facebook come un social network negativo, un uso che lo rende uno strumento intelligente. Parlo della pagina: Rimini Sparita, (www.facebook.com/riminisparita) a cui prendo parte anche come redattore. Posso affermare che è un ottimo e divertente modo per far conoscere la Rimini di un volta. Questa pagina, nata da un’Idea di Nicola Gambetti, ha raggiunto in poco tempo un’utenza di oltre 3,531 fan e un numero ancor più elevato di visitatori tra interessanti, collezionisti e curiosi.
Un marchio unico e efficace “Rimini Sparita” capace di interessare in modo intelligente un’utenza anche giovane, per conoscere il passato di un’ importante città di vacanze.

Nicola, come è nate questa idea e come sei giunto al nome-marchio “Rimini Sparita”?

“Rimini Sparita” è nata quasi per caso nella primavera scorsa, su proposta di un’amica originaria di Roma – ma riminese d’adozione – che seguiva da tempo la pagina omonima “Roma Sparita” su Facebook. Lei sapeva che io ero appassionato di storia, per cui quasi provocatoriamente mi ha suggerito di dare un’occhiata all’esperienza capitolina per trasferirla sul nostro territorio. L’idea mi è apparsa estremamente interessante, soprattutto dal punto di vista del coinvolgimento diretto del pubblico per la costruzione di una “memoria cittadina condivisa” e dell’utilizzo di un canale semplice e gratuito come Facebook, rivisto in chiave culturale e non solo di mero intrattenimento. Successivamente ci siamo accorti che esisteva già una sorta di network delle “città sparite” che ci piacerebbe un giorno unificare a livello nazionale: ogni iniziativa territoriale, infatti, ha molti elementi comuni con le altre come la raccolta iconografica privata, li limite cronologico del materiale raccolto (non eccessivamente recente) e una fondamentale passione per la storia locale abbinata alla volontà di riproporla e rivalutarla attraverso i nuovi strumenti informatici aperti ai contributi dei lettori. Per quello che ci riguarda, noi abbiamo riversato nel progetto, sin dal primo momento, tutta la nostra modestissima (ci teniamo a specificarlo) competenza e la nostra smisurata passione: il passaparola virtuale e il lusinghiero riscontro del pubblico hanno fatto il resto. Ai lettori in crescita esponenziale si sono così aggiunti nuovi redattori capaci e appassionati – selezionati proprio tra i lettori più assidui e collaborativi – che hanno fatto sì che questo “contenitore” si espandesse e consolidasse quantitativamente e qualitativamente nel tempo, permettendoci di continuare anche a vivere una vita personale e professionale… Si tanga infatti conto che l’attività viene da tutti svolta volontariamente e senza fini di lucro.

Ci sono molte Iconografie che testimoniano la Rimini di una volta, quali sono le più importanti che fanno spessore nella gallery?

Da questo punto di vista bisogna effettuare una distinzione: il nostro pubblico di riferimento è, per ovvii motivi di accessibilità allo strumento informatico, piuttosto giovane e riconducibile alla fascia d’età 25-45 anni, anche se non mancano lettori più maturi con grande competenza storica e supportati, quindi, dal ricordi personali di eventi più lontani nel tempo e sconosciuti ai giovani. Appare quindi chiaro che se un’immagine inedita del Teatro Vittorio Emanuele/Galli del 1860 possiede un’enorme impatto emotivo e un indubbio valore storico, il menu del fast-food “Italy & ltaly” risalente al 1985 riceverà maggiori riscontri in termini di entusiasmo da parte di quei lettori che hanno vissuto direttamente quel determinato momento storico, inevitabilmente collegato a sensazioni adolescenziali pesitive. Noi ci muoviamo inevitabilmente sulla dicotomia valore storico/valore emotivo, secondo la quale rassegne iconografiche d’indubbia valenza culturale ricevono meno “apprezzamenti” popolari di quelle dedicate ai locali da ballo dei recentissimi anni Ottanta; nella prima categoria, comunque, possiamo annoverare i progetti e le fotografie di Giuseppe Maioli, molte cartoline dell’inizio del Nocevento, le mappe di Rimini del periodo Rinascimentale, le acqueforti dei viaggiatori sette-ottocenteschi e le rassegne paleo-industriali. Quando si superano le migliaia di immagini, comunque, c’é solo l’imbarazzo della scelta!

Il sito web ufficiale del progetto: https://riminisparita.it ha aperto nuovi contatti e attirato l’attenzione di importanti collezionisti di cartoline in riviera?

La pubblicazione del nostro sito ufficiale è coincisa con la fondazione dell’omonima Associazione storico-culturale “Rimini Sparita”, che ci sembrava un atto doveroso per supportare pienamente la nostra iniziativa. Da questo punto di vista, il riconoscimento formale della nostra attività ci ha certamente agevolato nel raggiungere nuovi e competenti interlocutori, che speriamo aumentino nel corso del tempo e decidano di “fidarsi” della nostra piccola e modesta passione, aiutandoci a svilupparla ulteriormente attraverso la loro competenza e la loro lodevole attività di raccolta selettiva.

Andrea Speziali

(“La Voce di Romagna”, 22 ottobre 2012)

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