In quest’ultimo periodo si sente molto parlare di “una” Rimini che ha dettato mode, trend, stili di vita, copiata, imitata scimmiottata, contraffatta …

Ovviamente stiamo parlando della Rimini degli anni 80 quando la nostra città era l’ombelico del mondo, quando tutti arrivavano qui, quando tutti volevano almeno una volta passare da qui .

Rimini, la città del divertimento e del “tutto è possibile” per antonomasia, la Rimini raccontata da Tondelli, la Rimini delle discoteche con la D maiuscola e dei locali della notte che insieme alle altre località della Riviera più alla moda fondò una vera e propria “Club Culture” ( per citare il titolo del bellissimo libro scritto da Pierfrancesco Pacoda) diventando essa stessa capitale del nuovo, del “prima qui che altrove”, del “sempre prima Rimini” del “siete arrivati ancora secondi”

La “Rimini come Ouagadougou” cantata da Lou Colombo, la “Rimini Rimini” raccontata al cinema che con i suoi pro e contro era comunque desiderata ed ammirata proprio perché era … RIMINI e come lei .. nessuna mai!

Se ti trovavi in un’altra città o all’estero ed accennavi a Rimini la gente strabuzzava gli occhi apriva la bocca e si leggeva nello sguardo ciò che stavano immaginando al solo sentire quella parola: un Altro Mondo!

Un pianeta dove tutto era possibile, un luogo dove si viveva 24 ore su 24, dove la notte si mi camuffava nel giorno ed il tramonto nell’alba in un infinito giro senza respiro, una sorta di circo megastellare pieno di funamboli e giocolieri, di trapezisti e domatori, di geni, di ballerine e creature fantasmagoriche.

Nella Rimini degli 80 all’alba – quando la leggendaria campana del Byblos ricordava alla disperata folla oceanica ancora in pista che, ahimè, bisognava tornarsene a casa – i primi ombrelloni si schiudevano e la spiaggia iniziava ad animarsi ed i bar a riempirsi di nottambuli in cerca dell’ultimo bombolone.

Al tramonto, invece, quando gli ombrelloni venivano riavvolti in attesa di un nuovo giorno, si accendevano come per magia ad una ad una le luci del lungomare e poi quelle della collina, e le stelle più precoci illuminavano i primi palpiti di una notte che si sarebbe ancora una volta rivelata appassionante, frenetica, eccitante, indimenticabile .

Ma la Rimini degli anni 80 non era solo discoteca, notti tra le stelle o mega party in collina.

Era una città che sprizzava energia da tutti i pori, che aveva un centro storico che pullulava letteralmente di gioventù, di pub , tavernette, paninerie e sale giochi dove ragazzi e ragazze si davano appuntamento il pomeriggio prima di fare la mitica “vasca” per il corso d’Augusto o la sera del week end prima di andare a ballare o per decidere quale cinema scegliere, visto che le multisale non esistevano ed il bello stava proprio lì [… continua]

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