Del “tozzone nel coppetto” e di altre meraviglie

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Coppetto

Pubblicato la prima volta il 18 Dicembre 2018 @ 08:50

Il coppetto. Il coppetto è il punto debole, il posto scoperto, indifendibile, alle nostre spalle.

Il tozzone di mio padre arrivava preciso, puntuale, sicuro: inappellabile sentenza alla cazzata che avevo appena detto. Lo scappellotto no, quello veniva mirato alla testa, più in alto. Magari rimbombava e qualcosa, in tutto quel vuoto, cambiava posto e, miracolosamente, trovava la posizione adeguata. Un tentativo di riassestamento, insomma. Stava a significare:“Pensa, prima di aprire la ciabatta!”

Il tozzone nel coppetto era molto peggio. Quando arrivava voleva dire che la testa, l’organo del pensiero cioè, veniva considerato al di là di ogni tentativo di recupero. Inutile perderci altro tempo: non c’era più niente da ripristinare e tanto valeva menare basso. Il tozzone nel coppetto, si sa, è per quelli che non ci arrivano.

E ci sono giorni che ne darei via volentieri di questi tozzoni, a certa gente. Si sa, aprono la ciabatta e la lasciano collegata a livello, ma lì purtroppo ci sta il coppetto, mica il pensiero. Irrecuperabili. E quindi che ne parlo a fare?

E’ che pensare al tozzone e al suo rumore ciocco sulla pelle nuda mi fa un che… di quella panacca ci sarebbe bisogno… rimetterebbe un pò di cose sulla strada giusta, livellerebbe, assesterebbe… ma per queste persone la cultura sembra essere il possesso di ciò che arbitrariamente ritengono loro e loro soltanto. Mica un’acqua che colma le cavità, qualsiasi buco, e riempie tutto.

“E’ mio” dicono, senza curarsi del fatto che scattare una foto è ben diverso dal possederne una copia, per vecchia che sia.

“Era sul web” affermano, ignorando il logo di chi per primo ha pubblicato una foto.

Avete mai usato il verso di un poeta per apparire migliore agli occhi di chi volevate ammaliare? E come vi siete giustificati poi, se non le sapete scrivere altre frasi così?

Fatemi un piacere. Ditelo dove prendete le cose. Dimostrate di essere dalla stessa parte di chi le scrive, di chi le immagina. Di chi le dipinge, di chi le ha viste e capite prima di voi. O che, semplicemente, prima di voi le ha “trovate”. Per condividerle.

Date retta a me, che non capisco niente: quanto poveri saremmo se non potessimo nuotare da una meraviglia all’altra?

Ma mica potremmo se non ci fosse un’acqua che le collega tutte…

Jacques

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