“L’è un biràz…”

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Pubblicato la prima volta il 22 Novembre 2017 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “L’è un biràz…”

Il latin lover nostrano, ma da bèr a biràz ci sta in mezzo l’età: la seconda espressione ha un chè tra ridicolo e dispregiativo, riferito a quelli più attempati e che non si rassegnano agli anni che passano o a quelli che ci provano sempre a prescindere, con le “signorine” ancora speranzose, con le spose non più giovanissime che lasciavano trasparire l’insoddisfazione dal volto, curato ma ombroso… ma non disdegnavano di provarci anche con quelle più giovani tentando il classico argomento che l’uomo maturo “ha più esperienza” e quindi “sa…”.

Parliamo di quello che, associando la virilità alla peluria, girava con la camicia sbottonata sul petto peloso dove risaltava maggiormente la catena d’oro esibita non solo come ornamento ma come messaggio di agiatezza e che faceva pendant con la capsula dorata che spuntava dalla bocca ad ogni sorriso forzato per l’occasione. Al mare con gli slip di tela, legati col cordellino sul fianco, scosciati quanto basta ed una pancetta neanche tanto trattenuta, convinti che tutti gli altri attributi potessero compensare quel cedimento fisiologico. Stempiati per la caduta di capelli ed ossessionati dal mantenimento di quelli rimasti alimentati con abbondanti dosi di brillantina, i baffetti impregati di fumo delle sigarette. Frequentatori delle sale da ballo dove, per lo più, dovevano accontentarsi di puntare sulla “zia” che accompagnava la giovane, sulle servette in libera uscita che corteggiavano con miraggio della “buona sistemazione”. Ma a Rimini, bér o birazz la preda era sempre quella: la turista…quella che il marito accompagnava alla pensione il lunedì per poi ripartire con l’intento di tornare a prendersela nel fine settimana… e, ancor più, la straniera… notoriamente più abbordabile e che metteva nel pacchetto vacanza anche l’avventura col moro italiano..a partire dal bagnino…. Così e’ birazz trascorreva metà della sua vita mentre consumava quella restante a raccontare le sue avventure, iniziando sempre con “eh quand c’avéva la tu età”.

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