“Faj al còrni!

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Pubblicato la prima volta il 20 Agosto 2016 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “Faj al còrni!”

Fagli le corna! Uno scongiuro da praticare con le dita (indice e mignolo) verso chinque si temesse come portatore di malocchio ma anche a titolo preventivo verso possibili disgrazie o cattivi presentimenti “nu pensie… faj al corni!”.

No, non era un incitamento al tradimento ma un invito ad opporre lo scongiuro, quello classico con dita indice e mignolo.. a chi si riteneva facesse “al strègùnerii”. Ritorniamo sul tema. Eh sì perché se superstizione e pregiudizi condizionano anche oggi la vita di tanti, figuriamoci allora, quando la miseria e la scarsa o nulla istruzione portavano a vedere in tutto ciò che non ha una spiegazione razionale, un rifugio, un alibi per motivare la speranza o una motivazione per sopportare la disgrazie; gli stessi credenti, non di rado, coglievano nel gatto nero che attraversa la strada o nello specchio andato in frantumi un segnale, anzi, un avvertimento divino.

Ho già detto del babbo che, mentre accatastava nel fondo, la legna che doveva servire per alimentare la stufa durante l’inverno, temeva l’effetto negativo che, a suo parere, emanava una donna coinquilina nel nostro palazzo. La donna, anziana, alta ma con le spalle ricurve, un sorriso troppo frequente, gli occhi nascosti dietro lenti scure, la voce sempre rauca, s’era fatta questa nomea “l’è na stréga” a causa di coincidenze mal interpretate. Da quella volta che, rivolgendosi al babbo “Oh Tiglio ha fè la cadasa? ste tènti..” e il mucchio appena strutturato si sfaldò come fosse un castello di carte, per il babbo non ci furono più dubbi: ogni volta che s’incontravano e, soprattutto, se l’anziana gli rivolgeva la parola, Tiglio faceva il gesto delle corna con le dita e neppure si prendeva la piccola briga di nasconderle nelle tasche come consuetudine vuole, anzi, per renderle più efficaci le agitava nell’aria.

Ma quelli che andavano “protetti” di più erano i bambini.. non caso ai neonati, sia sotto forma di spillina sia nel braccialettino vuoi come pendolo nella capotina della carrozzina, veniva messo il cornetto rosso, tanto era penetrata la convinzione della sua efficacia contro il malocchio, che le oreficerie lo vendevano in corallo montato su oro. E quante volte abbiamo sentito “chè burdè è sta sèmpra mèl. J a fat al melégni, guasta e’ cusèin!”. Si voleva credere che la “strega” eh, sì in maggioranza la funzione era attribuita a donne, a quelle che facevano al “al mosi”, che accarezzavano, ma solo per invidia, il bambino, non si sa come (ma le streghe possono) avesse formato, con le piume interne al cuscino, una specie di uccello (in genere è il grumo che si forma col tempo), che andava subito “guastato” per eliminare il malocchio. Si diceva che qualcuno faceva “le maligne”, involontariamente. E c’era un modo per svelare la sua identità: si teneva aperta la porta d’ingresso mettendo a terra, di traverso, una scopa: le donne innocenti avrebbero varcato la soglia lasciando la scopa dov’era, la colpevole, infastidita, l’avrebbe raccolta! La poveretta da quel momento non si sarebbe mai più liberata da quel marchio ed anche oggi sappiamo quanto male possa fare l’isolamento, la maldicenza, la condanna che colpisce queste persone.

Eppure, nonostante gli strumenti culturali di cui ci siamo attrazzati, traccia di quello che viene assorbito nell’infanzia rimane, magari trasformato in una sorta di tradizione che ci piace mantenere e di cui non ci chiediamo il perchè, anche se dentro frulla un “non si sa mai…”. La mamma ha sempre (e lo fa ancora) ripetuto “nu rìd clè venèr”… credendo che che “chi rìd av venèr è pianz la dmènga”, così in ogni momento della settimana, anche oggi, quando ci capita di ridere viene da pensare “oh ma che giorno è oggi?”, fosse mai venerdì…..

Ed anche il detto “oć mènc còr frènc, oć drét còr flét…” ha lasciato il suo solco o, meglio, quell’inspiegabile malessere che ti prende quando “salta” il sopracciglio dell’occhio destro che, appunto, preannuncia guai e dispiaceri; ed un sospiro di sollievo a scoprire che a saltare è l’occhio sinistro. E lasciando perdere il solitario con le carte che “non ci credo ma lo faccio così… per passare il tempo”, gli oroscopi, i tarocchi… ma quanti possono dire di non essere mai caduti nelle tentazioni della scaramanzia, di non cambiare tragitto perché in quello che percorriamo da sempre è andato tutto bene, di portare con sé quell’oggetto, indossare quell’indumento che ci ha “portato sempre bene”? Sì è irrazionale ed indegno di persone che poi sentenziano su tutto, aspirano a giudicare gli altri, fanno proclami politici, criticano le altre culture perché incivili ed arretrate, hanno soluzione per ogni problema con “se dipendesse da me… saprei come fare”, ma a volte scongiuri e scaramanzie rivelano un bisogno di sedare l’ansia col quale ci troviamo a fare i conti sempre più spesso e allora, il modo per uscirne, per non cascare dalla padella alla brace, sta nel cercare e riconoscere la cause prima dei rimedi.

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