Facebook diventerà strumento per ricchi?

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Pubblicato la prima volta il 9 Ottobre 2018 @ 09:46

Cari associati, amici e lettori,

da qualche tempo la nostra redazione ha notato un sensibile e oggettivo calo della popolarità della pagina, un apparente disinteresse per i documenti pubblicati e un rallentamento progressivo nella crescita della comunità. Ci siamo chiesti ripetutamente, con lucido e sereno senso autocritico, se ciò fosse dovuto a un cambiamento – magari involontario – nella nostra metodologia di approccio, se i lettori si fossero brutalmente “stancati di noi” o se, più semplicemente, fossimo ormai arrivati alla saturazione d’interesse per quella che, dopotutto, è la storia di una (relativamente) piccola località.

Poi abbiamo scoperto alcuni articoli tecnici di approfondimento che illustrano, dati alla mano, come Facebook abbia introdotto, dal mese di agosto, un nuovo algoritmo che filtra la visibilità dei singoli post sulle bacheche di coloro che seguono molte pagine: tale algoritmo, ribattezzato “NewsFeed FYI” (For Your Information), nelle intenzioni del management FB dovrebbe privilegiare la visualizzazione ‘intelligente’ dei contenuti secondo alcune variabili specifiche ma, in pratica, riduce drasticamente la percentuale di raggiungimento della propria community alle singole pagine.

http://www.webinfermento.it/analisi-del-nuovo-algoritmo-del-newsfeed-di-facebook/

Tale subdolo ostacolo, senza che venga formalmente ammesso dal network in modo trasparente, vorrebbe spingere le organizzazioni presenti su Facebook ad aggirare i filtri promuovendo a pagamento la propria attività sul social network: appare infatti ovvio che, utilizzando gli strumenti ‘prezzolati’ di valorizzazione dei contenuti, la pagina godrà di una ritrovata ed effimera visibilità.

Perché effimera? Osservando l’andamento di organizzazioni monumentali come Coca-Cola, ad esempio, notiamo una relazione inversamente proporzionale tra “incremento fans” e “coloro che ne parlano”!

http://www.webinfermento.it/visibilita-su-facebook-cosa-succede/

Dal canto nostro lo diciamo con forza una volta per tutte: Rimini Sparita non ha mai pagato né mai pagherà per le inserzioni pubblicitarie, qualsiasi sia il risultato in termini di popolarità (peraltro effimera, come dimostrato). Se, da un lato, un’operazione del genere apparirebbe eufemisticamente scorretta nei confronti degli associati e delle quote annuali da loro pagate, riteniamo comunque tale pratica in netto contrasto con la nostra idea di diffusione culturale libera e gratuita, che sta alla base della nostra iniziativa e della nostra organizzazione, ovvero quanto di più distante da un’iniziativa biecamente commerciale.

Del resto, come recita una sagace massima, “essere popolari su Facebook è come essere ricchi a Monopoli“…

Appare sin d’ora comunque indubbio (e piuttosto inquietante), anche dalle analisi compiute dai ricercatori, che nel lungo termine questa politica discriminatoria tra inserzionisti e non porterà alla lenta e progressiva atrofizzazione – in termini di visibilità – di tutte le realtà “povere” che, per diversi motivi, non possono e non vogliono investire del denaro per “comprare” l’attenzione del pubblico sul social network.

E, purtroppo, Rimini Sparita rischia concretamente di diventare una di queste.

Nicola Gambetti

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