La ferrovia Rimini-San Marino

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Pubblicato la prima volta il 6 Maggio 2020 @ 10:28

L’estate riminese del 1932 si presentò ai villeggianti e ai turisti con una grande novità: era stata, infatti, da poco inaugurata la linea ferro­via elettrica verso San Marino!
Per gli habitué non era certo una sorpresa assoluta in quan­to i lavori sulla linea erano ini­ziati nel ’28 e nel ’31 già si delineavano le costruzioni per la stazione di Rimini-Marina (in via Pascoli) e per il nuovo capolinea all’interno della sta­zione FS. Ma procediamo con ordine basandoci sulle crona­che dell’epoca.
Qualche anno prima, esatta­mente nell’agosto del ’26, Benito Mussolini era in visita nella piccola Repubblica e rilevò, mentre ammirava con il Reggente Giuliano Gozi il panorama dalla Fratta, che una ferrovia avrebbe ben collegato Rimini con l’abitato di Serravalle. Ebbe ben collegato Rimini con l’abitato di Serravalle. Il Gozi prese la palla al balzo e, andando oltre, replicò: «Ma, se Vostra Eccellenza vorrà, la ferrovia potrà arrivare fino a San Marino!». Mussolini ci pensò un attimo, ma assicurò il suo personale interessamento per l’attuazione dell’opera.

E fu di parola: frono subito attivate le due diplomazie e in pochi mesi fu pronta la Convenzione tra i due Stati, che venne firmata a Palazzo Chigi in Roma il 26 marzo 1927. L’immediata gara d’ap­palto fu vinta dalla SVEFT, Società Veneto-Emiliana Ferrovie e Tranvie, su un altro concorrente, proponendo un percorso più lungo ma supportato da un migliore studio del ter­reno. L’atto di concessione venticinquennale alla SVEFT porta la data del 23 novembre 1928 e il 3 dicembre seguente, con una solenne cerimonia, iniziarono i lavori con la posa della prima pietra a San Marino. I previsti tempi di realizzazione rischiarono di allungarsi a causa delle temute difficoltà geologiche, ma si sopperì a ciò arrivando ad impegnare anche 3000 operai in 3 turni giornalieri di 1000 unità ciascuno. Il tutto per rispettare l’ordine di Mussolini che, durante una improvvisa visita ai cantieri nel settembre del ’30, “fissò” l’entrata in esercizio della fer­rovia per la primavera del 1932.
E così fu, anche se, forse, la data dell’inaugurazione fu decisa solo qualche giorno prima, tant’è che sia la meda­glia sia i francobolli comme­morativi, preparati con mag­gior anticipo, non ne riportano la data.
Per la solenne inaugurazione, fissata per il 12 giugno, penul­tima domenica di primavera, il Duce delegò l’allora ministro Costanzo Ciano. Non si cono­scono le vere ragioni per le quali Mussolini mancò ad un appuntamento da lui così for­temente voluto, ma non pos­siamo dimenticare che solo la settimana precedente un tale Angelo Sbardellotto fu ferma­to a Roma in Piazza Venezia con una pistola in tasca e con l’intenzione di sparare al Capo. Motivi di sicurezza? Sarebbe interessante approfon­dire questo dettaglio, ma, in ogni caso, l’incarico a Ciano non fu certo una seconda scel­ta.

Costanzo Ciano, conte di Cortellazzo, livornese (1876-1939) era una autorevole figu­ra del Regime: ministro delle Comunicazioni, era famoso per essere stato uno dei prota­gonisti con D’Annunzio, durante la Grande Guerra, della “beffa di Bùccari” e per essere il consuocero di Mussolini (i rispettivi figli Costanzo ed Edda si erano sposati nell’aprile del ’30).
Ma eccoci all’inaugurazione. Sin dal primo mattino un gran fervore anima la stazione in attesa del Ministro: all’ester­no reparti di Giovani Fascisti e, ben disposte, le grosse ber­line per gli spostamenti in città delle autorità; all’interno reparti di Fanteria e della Milizia in ordine per i consue­ti onori militari. All’arrivo alle 9,10 il conte Ciano è accolto dal prefetto Dino Borri e da uno stuolo di auto­rità tra cui spiccano il Commissario Federale, on. Davide Fossa, il Segretario del Fascio di Rimini, Giuseppe Massani, il Podestà Pietro Palloni e il Vescovo mons. Scozzali. Sono pure segnalate le presenze del pro­gettista ing. Tajani e del presi­dente della SVEFT ing. Ranza. Ciano, come primo atto, consegna alla Centuria di Giovani Fascisti una corona da deporre a suo nome “alla lapide che ricorda il martire Luigi Platania“.

Il trasferimento del corteo, per via Dante, piazza Giulio Cesare e corso d’Augusto, è “salutato calorosamente dalla folla che si addensava ai lati” e all’arrivo in piazza Cavour, grazie alla “dinamica volontà del dott. Massani” una impo­nente adunata di fascisti, rap­presentanze sindacali e popo­lazione, festeggia l’Eroe di Bùccari, mentre “la banda di Rimini suonava gli inni della Rivoluzione“.
La salita in Municipio per il ricevimento ufficiale è abil­mente interrotta, complice il gran acclamare della folla, da Fossa, che ne approfitta per rivolgere al Ministro “un vibrante saluto a nome del Fascismo forlivese“. A questo punto Ciano risponde, pure lui con un “elevato discorso” nel quale invia il suo saluto “alla terra di Luigi Platania ed alla Romagna che ha espresso dal suo seno il Duce assente per questo avvenimento, ma pre­sente con lo spirito, giacché egli ha di continuo la Romagna nel suo pensiero“. E mentre la folla, eccitata da tali frasi, intona inni e “potenti alalà“, può finalmente svolgersi il breve ricevimento, durante il quale il podestà Palloni saluta il Ministro a nome della città
Il ritorno alla stazione segue lo stesso copione aell’andata, ma questa volta il corteo si dirige ai binari della nuova ferrovia, dove il Vescovo benedice il treno inaugurale e Ciano taglia il nastro tricolore posto davanti l’elettromotrice. Il convoglio parte quindi alla volta del Titano alle 9,50 ed alla stazione di Dogana, in ter­ritorio sanmarinese c’è un primo incontro con le autorità locali ed un altro taglio di nastro, questa volta bianco e azzurro, a simboleggiare l’in­gresso della ferrovia nella Repubblica. Alla stazione di Serravalle altra fermata per permettere la salita in carrozza del Capitano del Castello Marino Morti.

L’ultimo tratto del percorso, in ripida salita e attraverso ardite gallerie, è accompagna­to dal festoso suonare delle campane della Pieve mentre “la Guardia, annunzia alla Reggenza l’avvicinarsi del convoglio, con le salve d’uso“.
Al discendere dal treno a San Marino, Ciano è accolto dal solito plotone di autortà civi­li militari e religiose sia ita­liane sia locali e dai consoli di USA, Polonia, Francia e Gran Bretagna, attenti osservatori. Da qui la folta comitiva muove verso il Palazzo del Governo, dove i Reggenti Giuliano Gozi e Pompeo Righi attendono l’illustre ospite.
Il discorso del Reggente Gozi magnifica la ferrovia in tutti i suoi aspetti e la disegna come opera di “fratellanza italica“‘ a testimonianza delle inten­zioni dell’Italia che “sotto la guida del Duce svolge opera di pace e sa veramente sten­dere la mano amichevole e generosa, senza insidie né reconditi fini, a quanti popoli hanno diritto di vivere…
Nella sua replica, Ciano si dichiara lieto di sentire che San Marino “ha saputo com­prendere al suo giusto valore omaggio che il Governo d’Italia ha voluto fargli‘” e prosegue assicurando che la Repubblica “circondata dall’affetto e dal rispetto vigile dell’Italia fascista … può vivere tranquilla all’ombra delle sue savie leggi …
E’ quindi evidente l’impor­tanza assunta dal nostro treno, oltre ogni altra consi­derazione, nel quadro degli equilibri politici che l’Italia di Mussolini si stava costruendo attorno.
In seguito, tutte le autorità si trasferiscono in Basilica per il solenne Te Deum e Ciano riparte poco dopo mezzogior­no per Rimini dove, termi­nando l’intensa giornata e accompagnato da Palloni e Massani, visita la spiaggia interessandosi alle colonie marine di Forlì e Bologna.

N.B. I brani in corsivo sono tratti dall’articolo apparso sul «Popolo di Romagna» il 18-6-1932

Alessandro Brambilla
Ariminum
N. 5 Settembre-Ottobre 2002

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