“C’an arvéss ma dmatèina!”

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Pubblicato la prima volta il 5 Maggio 2015 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “C’an arvéss ma dmatèina!”

Se non è vero quel che dico, morissi entro questa notte! Era uno dei tanti “giuramenti”, sempre sul tragico, a sottolineare la veridicità delle affermazioni/posizioni; ancora: “c’an putéss vèda pió i mi fiól”… “c’um caschéss j’oćć ma tèra…”… “c’um ciapèss un cólp”… “c’arvanzéss stichìda”….”ca fnéssa tè prufònd dl’infèrne”…”c’um vègna n’azidènt”… Servivano a rafforzare una verità quando il fatto da suffragare era eclatante, intimo, quasi un segreto..e l’interlocutore troppo incredulo…ma non rare le volte in cui il soggetto ricorreva al giuramento per avvallare quella che – oggi – viene definita bufala, un po’ come facevano i bambini(oggi non ne hanno bisogno) quando giuravano baciando la croce fatta con gli indici incrociati sulle labbra… e se non era una balla erano fatti od atti di cui non si aveva la certezza… la “ciacra”.

Non a caso quelle che ricorrevano più frequentemente al giuramento erano le pettegole, “al ciacaròuni” quelle che, diceva la Elsa “l’in fa gnìnt tót e dé e li s’interèsa di caz ad ch’jèltre”. Per alcune c’era una tale certezza che mentissero da sentirsi in obbligo di sconsigliarle “nù zùra va là c’un se sa mai…”.

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