Pubblicato la prima volta il 13 Marzo 2018 @ 00:00
“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “La fa j’an”
Compie gli anni, ovvero è il suo compleanno. Anche in questo caso, che si potesse festeggiare, l’ho scoperto che ero ormai adolescente e quella “non” festa mi è rimasta dentro… trovando una certa forzatura in tutto il rituale che oggi va dalla torta con la foto stampata ed il cannone che spara fuoco artificiale, fino alla cena allargata al ristorante.
Non me ne vogliano quelli/e che carinamente mi hanno inviato i loro auguri chè quelli, se sinceri, son sempre graditi: semplicemente mi è rimasta una sorta di pudore, un certo imbarazzo che affondano le radici nelle origini familiari, in un clima basato sul rigore e l’essenzialità quando si riconoscevano Natale e Pasqua perché erano giorni di festa per tutti ma spazi individuali non ce n’erano. Non ricordo, durante tutta l’infanzia, un solo regalo che mi sia arrivato per il compleanno… E gli anni che aumentavano venivano marcati per il carico di preoccupazioni che li accompagnavano “l’ha i pìd chi crès cumè fóng…bsögna cumprèj al schèrpi nòvi..”… “l’ha sé slunghè… uj vò è zinalòun… un gnè va pió bèin..”… “urmaj l’è granda.. l’an po’ pió stè tlà caméra sé fradèl..”.
Probabilmente la zia o la nonna qualche regalo lo facevano ma lo passavano direttamente alla mamma trattandosi comunque di “roba” utile, mutande, calze, sottabiti, fazzoletti da naso…So dell’usanza di genitori che, in occasione del compleanno della figlia femmina, fin da bambina, per “portarsi avanti” sulle spese future, regalavano, o meglio, le mettevano da parte qualche capo del corredo…..ma il babbo non ha mai ceduto a quella tradizione convinto che, anche all’ultimo momento, “sé t’è i sóld.. tfè prèst a cumprè…”… Tantomeno la torta. Quella che più le assomigliava era la zuppa inglese che, però, arrivava in tavola solo a Natale, la ciambella a Pasqua, i fiocchetti a Carnevale.. Poi ricordo che la nonna sapeva realizzare uno strudel di una bontà irripetibile.. con mele, noci, uva passa, pinoli, cacao… ma gli ingredienti erano così costosi che potevamo gustarlo non più di una volta l’anno nella data più propizia economicamente.
Furono i film americani, che io potevo vedere avendo la possibilità di entrare gratis al Cinema Italia ed al Cinema Sant’Agostino dove lo zio Gino faceva l’operatore, a rivelarci che anche il compleanno dei bambini si festeggiava.. ma devo dire che la cosa non mi procurò un particolare dispiacere perché quel mondo che scorreva sullo schermo era così lontano, così diverso che si sembrava, appunto un altro mondo.. e poi loro avevano i termo e la cucina laccata ma poi mangiavano il granoturco ed il tacchino gonfiato, il latte al posto del vino. Noi avevamo lo spezzatino con le patate (veramente si chiamava “l’ómid s’al patati”), ciccioli, la pasta coi fagioli, la piada…. E’ un modo di pensare che ho poi trattenuto, perché, come dice mamma Elsa, “l’impurtènt l’è la pèsa e la saluta”.






