“It péla da sót”

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Pubblicato la prima volta il 7 Settembre 2017 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “It péla da sót”

Ti pelano da asciutto, ovvero con notevole dolore.
Quando si spennano le galline in genere si bagnano per facilitare l’asportazione delle penne, altrimenti si strapperebbe la pelle; questo in senso letterale, ma l’espressione è riferita al costo eccessivo praticato in alcuni esercizi commerciali “se t’entri i lé it pèla da sót”… Allora – anni Cinquanta – c’erano negozi proibiti per famiglie come la nostra…e lo erano a tal punto che non ci attiravano nemmeno le vetrine sapendo che, in ogni caso, la merce esposta per noi sarebbe stata inacessibile… ancora di là da venire i supermercati alimentari, la spesa si faceva, giornalmente, nelle botteghine dove tutto era venduto sfuso.. quantità minime.. l’olio nella bottiglina dell’aranciata, la conserva..una cucchiaiata nella carta velina…la pasta accartocciata nella carta gialla, calcolata per quattro persone, il vino nella cantina un litro o due (e’ buciòun) a seconda della disponibilità del momento… persino la legna per la stufa… il babbo la comprava giorno per giorno, trasportandola con un sacco… per poi “razionarla”.. guai a “butè só” i pezzi piccoli che se andavano con una fiammata…o togliere i cerchi per sfruttare la fiamma quando si dovevano accelerare i tempi di cottura dei tegami che, per tutto l’inverno, si mettevano sulla piana… Gli abiti poi! Quando non si potevano più rammendare, rattoppare (ai faz un mutìv!), allungare sfruttando l’orlo, riciclarli, tingerli per “rinnovarli”, magari cambiando i bottoni o aggiungendo un “chè”… facendo la fila da Benvenuti la merceria per eccellenza, nella piazzetta della Poveracce, più simile ad un bazar che ad un negozio… allora ci si rassegnava all’acquisto…in genere nella bottega vicino casa che ti faceva credito “lungo” o nel centro commerciale più grande, libero, colorato, vivo…il mercato di piazza Cavour.. là dove potevi tirare sul prezzo (se’ t’an me le dè per mènc a vag via..), girarlo in lungo ed in largo per trovare la bagia…, rovistare nei mucchi degli “straz americhèn”… o impinguare, in autunno, il corredo della figliola dopo aver incassato il compenso per il lavoro svolto presso le pensioni al mare: dó lènzól, na duzèina ad straz ad cusèina, quatrè sugamèn, na tvaja sa däģ tvajól.

Sarà l’avvento dell’Omnia in pieno avvio del boom economico a cambiare il metodo degli acquisti ed il nostro stile di vita.. e su questo ho già detto la mia nella prefazione al libro di Nicola Gambetti, “Omnia. I grandi magazzini riminesi” (GuaraldiLab, 2013).

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