“E’ pèl ròss, chi ne prova un ne cnòss”

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Pubblicato la prima volta il 8 Settembre 2017 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “E’ pèl ròss, chi ne prova un ne cnòss”

E’ uno dei tanti proverbi che si fondano su pregiudizi: in questo caso sono colpite le persone coi capelli rossi e magari “la semula” ovvero le lentiggini in viso, che a conoscerle se ne scoprono i lati negativi. Perché ci capita spesso, soprattutto in questa pagina, di leggere commenti che inneggiano alla “fraternità” e “solidarietà” diffusa negli anni del dopoguerra.. e ci sono fatti, che io stessa ho più volte riportato, a testimonianza di quei sentimenti se non altro perché la povertà era un parametro di uguaglianza che ci faceva stare uniti tra noi. Non di meno erano diffusi pregiudizi soprattutto verso i “difetti” fisici o presunti tali che venivano espressi con una certa durezza quando non con crudeltà. Conseguenza di una buona dose di ignoranza ovvero scarsa se non assente scolarizzazione che faceva venire meno strumenti di conoscenza e confronto.
Era così favorito un istinto atavico che esaltava una sorta di selezione naturale a favore dei più forti e più simili alla massa e c’era anche una forma di esorcizzazione che portava al “meglio a lui che a me”…e che, attribuendo agli altri una qualche inferiorità, faceva sentire più forti e privilegiati. Un meccanismo tuttora in funzione quando si vuole fare una graduatoria dell’umanità in base al colore della pelle. Ecco che allora, soprattutto nei momenti d’ira, quando nasceva una discussione con un portatore d’handicap, scattava il (pre)giudizio “guardati dagli uomini segnati da dio” come se il Creatore avesse voluto “marcare” la persona sottolineando preventivamente la sua “colpa”…e non più leggero il termine con cui si definiva una persona claudicante, mica “e’ zòp” ma “stróppiè” “struvlèd”… e nel giro di poco queste definizioni andavano a sostituire il nome per cui ci si riferiva e rivolgeva loro con “e’ zèg”, “e’ mònc”, “e’ tartajòun”, “e’ gòb”, “e’ stralòć”, “e’ bäcatòrta”.. poi c’erano quelli “creativi” come babbo Tiglio che soprannominava i zoppicanti con “zèmpa ad lévre”.

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