Pubblicato la prima volta il 12 Settembre 2017 @ 00:00
“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “An so’ miga la serva ad Zòfoli!”
Non sono mica la serva di Zoffoli! Espressione con cui reagisce sul lavoro, in famiglia o in altre situazioni, la persona cui viene chiesto oltre (o diversamente) il dovuto e comunque troppo… come pare facesse il sig. Zoffoli.
Ma in molti casi era lo scatto d’orgoglio della donna “di casa” per troppo tempo (ed ancora) considerata una che, non avendo un’attività fuori casa, “l’an fa gnìnt”. Ora, se può definirsi pesante il lavoro della casalinga, oggi, allorquando si può contare sull’ausilio di diversi elettrodomestici e – a volte – sulla collaborazione del marito o di una colf (la dòna ad sèrvizie), figuriamoci allora. Dal passaverdure al macinino del caffè, rigorosamente a manovella, dal bucato fatto a mano, nel mastello di legno con l’acqua riscaldata con le pentole, all’uso del ferro da stiro propriamente chiamato così perché di ferro pieno, pesante, riscaldato sul piano della stufa, il fuoco da accendere tutte le mattine d’inverno, il pavimento lavato con la “scupèta”, far da mangiare – cucina “fresca” mancando surgelati, semilavorati, roba “pronta” insomma, pasta sfoglia tirata ovviamente a mano “clà fa pió riusìda”, piada – pressochè ogni sera – che “s’una pièda, insalèda e zväla—ta t’impinés sóbìt”, rammendare, curare i bambini, gli anziani, ecc., ecc…… Eppure ho assistito, personalmente, a scene in cui il capo famiglia rientrando, certamente stanco, dal lavoro, si sedeva in attesa che la moglie gli togliesse le scarpe, gli massaggiasse i piedi per poi fargli calzare le ciabatte tenute in caldo, servirgli per primo il pasto caldo, spegnere la radio per non disturbarlo, zittire i bambini per non infastidirlo. Se poi capitava di dovergli chiedere qualche prestazione attribuita al maschio, nella divisione dei lavori di casa, tipo: accomodare il rubinetto “spalèd”, pulire i tubi della stufa “cla bóta zó”, non era raro – come risposta – il commento: “guèrda che me ho lavurè tót òz, a sò strac s-cènt!”.
La Elsa, come riportato in un altro “ricordo”, rispondeva diciamo, malamente “mè invece ho tnù al mèni ma la…”. Perché non ci sono dubbi sulla durezza del lavoro fuori casa di uomini destinati a lavori manuali nell’edilizia, nella pesca..tanto da meritarsi ogni forma possibile di ristoro, quello che però faceva imbiestalire molte donne, mamma compresa, era l’idea che, siccome “fuori” l’uomo faticava molto, a casa doveva essere servito come se, appunto, la moglie fosse una serva che – peraltro – oziava o quasi tutto il giorno.. per cui alle richieste: “pòrtme da bé, pòrtme al chèrti” cui si aggiungevano quelle dei figli “maaa dove hai messo i giornalini! Maa mi prepari la merenda?Maaa cosa c’è da mangiare stasera? – al culmine, arrivava la risposta “gìi.. an sò mèga la sèrva ad Zoffoli..”.






