Il Risorgimento italiano in due testimonianze riminesi

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Il portale monumentale dei Palazzi Comunali, così come si presentava prima dei restauri eseguiti tra gli anni '10 e gli anni '20.

Pubblicato la prima volta il 12 Novembre 2018 @ 08:48

Il portale monumentale dei Palazzi Comunali, così come si presentava prima dei restauri eseguiti tra gli anni '10 e gli anni '20.
Il portale monumentale dei Palazzi Comunali, così come si presentava prima dei restauri eseguiti tra gli anni ’10 e gli anni ’20.

Durante la seduta del Consiglio Comunale del 14 dicembre 1881 venne disposta l’inaugurazione di due lapidi commemorative, a ricordo di Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia, e del Risorgimento italiano. Venne stabilito che le lapidi sarebbero state collocate al di sopra delle piccole arcate che prospettano l’ingresso del Palazzo Comunale. Autore delle iscrizioni, il filosofo e politico Terenzio Mamiani (1799-1885).

Il 16 luglio 1882 le due lapidi vennero solennemente inaugurate. Il Sindaco di Rimini conte Ruggero Baldini, il Prefetto della Provincia Antonio Winspeare ed il prof. Gennesio Morandi tennero alcuni discorsi.

 

La prima lapide, posta a destra del portale d’ingresso, così recitava:

MDCCCLXXXII
___

IL POPOLO RIMINESE
CHE NEL MDCCCXXXI
CON ARDIMENTO SFORTUNATO
AFFRONTÒ LO STRANIERO PODEROSISSIMO
OGGI ACCLAMA E RIMPIANGE
IL SUO GLORIOSO VENDICATORE

VITTORIO EMANUELE II

COLUI CHE ALL’OPPOSTO DI CESARE
VARCÒ IL RUBICONE AFFINE DI COMPIERE
PER OGNI SECOLO
L’UNITÀ DELLA PATRIA
E LA LIBERTÀ DELLO SPIRITO

TERENZIO MAMIANI

 

Questo il testo della seconda, posta a sinistra:

MDCCCLXXXII
___

PERPETUA MARAVIGLIA NEI POSTERI
SARÀ DI LEGGERE CHE ITALIA
LA PIÙ SPARTITA E SERVA DELLE NAZIONI
RISENTITASI NEL MDCCCXLVIII
E CADUTA PUGNANDO
A VICENZA CURTATONE NOVARA ROMA VENEZIA
RISORSE VINCITRICE
A PALESTRO A S. MARTINO AL SANNIO AL VOLTURNO
POI CON LIBERO ATTO E MAGNANIMO
RESTITUISSI A ROMA
AUGUSTA METROPOLI SUA
CAPO CIVILE DEL MONDO

TERENZIO MAMIANI

Non sappiamo il destino di queste due epigrafi, forse vennero distrutte in occasione dei restauri che tra il 1919 ed il 1925 vennero eseguiti sul palazzo comunale, quello dell’Arengo e quello del Podestà. O forse, scampate al piccone, giacciono dimenticate in qualche magazzino comunale.

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