“I s’è fat cris-cièn”

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Pubblicato la prima volta il 9 Marzo 2018 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “I s’è fat cris-cièn”

La traduzione letterale sta per “sono diventati cristiani”, ma il senso è “si sono civilizzati, sono diventati persone”.
Un modo per dire che da uno stato rozzo, a volte quasi animalesco, grazie ad una nuova vita, a nuove frequentazioni, ad un netto miglioramento economico… “i s’è inzivilì” …nel modo di vestire, parlare, stare a tavola, relazionarsi con gli altri… L’espressione aveva un doppio senso, sia di critica rivolta agli “sburùn” che, arricchitisi, avevano dimenticato in fretta le umili origini, sia bonario quando si voleva sottolineare il meritato successo di chi aveva patito la fame e, spesso, umiliazioni, ed era riuscito ad affermarsi grazie all’impegno nel lavoro e duri sacrifrici. Il tema richiama più generale l’educazione sia quella formale che quella sostanziale perché ancorchè la miseria imponesse comportamenti non sempre a norma di galateo, vi erano forme di pudore e di rispetto rare anche tra “i sgnùr” o “quìl ch’j ha studiè”. Certo capitava che qualche rumore uscisse dal corpo, senza che l’autore si sentisse in dovere di chiedere scusa e magari ci ironizzasse anche “la ròba cl’an pèga l’afét, fóra da chèsa”…. ed i bambini, mancando il fazzoletto da naso, dopo aver “tirato su” con la narici, si pulissero sfregando con la manica della maglia.. tipicamente marinaresca l’usanza di babbo Tiglio che ricorreva alla tecnica del “cinque” ovvero pollice premuato su un lato del naso mentre le altre quattro dita spingevano per favorire l’emissione…E in assenza del tovagliolo usare direttamente il bordo della tovaglia…. pulire il piatto col pane suscitando il commento della mamma “un gnè gnènca bsögn da lavèl..”… E non mancavano quelli che con l’acqua calmavano la sete e pensavano fosse necessario lavarsi soprattutto quando si marcava visita medica…ma sul tema dell’igiene ho dedicato più di un ricordo.. Nel contempo sapevamo che non “stava bene” presentarsi in casa altrui nelle ore in cui le famiglie si mettevano a tavola per non metterle in imbarazzo dato che “non ce n’era per tutti”..anzi ci era chiaro che, pur vogliosi, si doveva rifiutare il cibo che ci fosse offerto per non passare da maleducati … non come il medico che andò in visita dalla nonna quando la polenta con l’unica salsiccia messa al centro era stata stesa sul tagliere dovve ognuno avrebbe consumato la sua parte.

Ed alla domanda, di pura cortesia della nonna, “sgnór dutór e vò favurì?”, quello addento direttamente e’ murèl ad sunsézza.

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