“Gì mèstre…”

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Pubblicato la prima volta il 16 Settembre 2016 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “Gì mèstre…”

Dite… sentite maestro, era la riverente espressione con cui, generalmente gli uomini, si rivolgevano ai propri consimili di maggiore età. Una forma di rispetto preventivo che riconosceva il valore e la competenza dei “più grandi”.

Non che fossero maestri in senso formale chè, il più delle volte non avevano concluso il ciclo elementare ma, ripeto, si riteneva che, nel tempo, avessero sviluppato delle abilità, soprattutto nel proprio lavoro e, comunque, una saggezza che li rendeva superiori… “quèl l’è un muradòr ma è capés pió che l’inzniér…” “quèl l’ha fat e’ minadór all’estèr.. ul sa cus clè la fadìga” “quèl l’ha fat la gòba per lavurè tl’òrt e nu fè manchè gnìnt ma la famèja” “quèl l’è un marinèr, e’ cnòs e’ mèr e i vèint cum al su bascòzi..”. A loro andavano chiesti consigli e pareri, non era bene contraddirli anche quando si fosse di diverso avviso perché l’età, i sacrifici compiuti, le difficoltà affrontate durante e nel primo dopo guerra, davano diritto ad un sconto sugli errori. Non a caso, dice la Elsa, persino alla mamma ci si rivolgeva con il “voi”, non per retaggio dal regime fascista ma per un puro segno di devozione che i più giovani dovevano ai più anziani. E si frenava il comune, infantile istinto alla ribellione con il monito ai bambini “nu rispònd mè nòn…” “quand ut manda na roba, fa’ mòd…”.. che poi a soffrire di più quando veniva presa la decisione, perché accadeva anche allora, di “chiudere” il nonno o la nonna.. erano proprio i bambini di casa. Eh già… si diceva proprio “chiudere”…allora non esisteva la definizione di “Casa Protetta” e nemmeno di “Casa di Riposo”….ma “i la ciùs ti veç”… “i la mès te’ ricovèr..”.

Ma per allontanare la tristezza dell’argomento, voglio ricordare il babbo Attilio che usava l’espressione in questione con una buona dose d’ironia allo scopo, comunque, di liberarsi elegantemente del “classico” anziano che si sofferma ad osservare il lavoro altrui: “Gì mèstre.. a n’avé gnìnt da fè? Scavèv de caz”.

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