“E’nca s’it porta un ciaffle…”

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Pubblicato la prima volta il 16 Dicembre 2017 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “E’nca s’it porta un ciaffle..”

Anche se ti regalano… eh sì, qui è dura. Qualunque traduzione non renderebbe l’idea espressa dal dialetto…trattasi di contrazione di “cianfrusaglia”.. o cineseria?.. siamo nel campo dei regali, dei doni di cortesia… un tema natalizio, valido anche per altre circostanze, matrimoni, visite…e con quel “ciaffle” si vuole indicare – prima ancora dello scarso valore economico – la quasi totale inutilità, tipico della categoria “omaggi” che pochi negozianti e parrucchieri praticano ancora verso i clienti più fedeli: il ninnolo raccatta polvere, la bustina col pot-pourri, la candelina odorosa.. mentre dice la Elsa “in tal buteghi, òz in ti righèla gnìnt”.. Eh sì perché ai suoi tempi la bottega di generi alimentari regalava il panettone “pineta”, quello fatto a filoncino, avvolto nella carta trasparente o la bottiglia di spumante dolce.. il fruttivendolo omaggiava con la confezione di fichi secchi od il grappolino d’uva conservato perché “chi magna l’uva e’ prim dl’an l’ha i sòld tót l’an”..il barbiere regalava il calendarietto profumato con le donnine svestite.. ai lavoratori, la ditta, regalava il “pacco” più o meno ricco …. Eh già sui” regali” si potrebbe scrivere un romanzo ad iniziare da quelli attesi dai bambini speranzosi in occasione della prima comunione, quando la bambina si aspettava l’anellino seppur con la pietra finta “un cul ad bòcia” ed il maschietto confidava nel primo vero orologio… trofei da esibire il giorno dopo la cerimonia con dita e braccio proteso… quando invece – spesso – ci si doveva accontentare di una scatola di fazzoletti o della cornicina madreperlata…per non dire dei compleanni quando nonna e zia arrivavano con il pacchetto confezionato nella carta del negozio che avvolgeva canottiere e mutande “cl’in basta mai” ed il pacco veniva consegnata direttamente alla mamma “ha so pasa d’acòrd che s’in va bèin t’hai po’ cambiè..”.

Ma come diceva la Elsa: “ènca s’it pòrta un ciaffle, basta ch’il faza sé còr”.

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