Pubblicato la prima volta il 10 Gennaio 2019 @ 08:47
“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “Chenta Rosamunda!”
Trad. canta “Rosamunda”! Era la risposta che, scherzando (ma neanche troppo), veniva data ai bambini affamati, quando non ce n’era: T’è fèma? Chenta Rosamunda! Insomma… canta che ti passa!
Eh sì, la fame è un tema ricorrente anche nel dopoguerra… è il soggetto pressoché unico dei film comici, è il movente nelle trame di quelli drammatici…. è lo stimolo per le mamme di allora ad utilizzare ogni ingrediente per riempire la pancia, soprattutto dei bambini, dagli scarti di macelleria alle frittate con ogni elemento commestibile e pane, patate…Ricordo ancora, tra i cibi più gustosi, il panino con le patate in umido che venivano schiacciate nel piatto con la forchetta per poi andare ad imbottire la “frusta”..e la merenda… un’usanza legata non tanto allo stile di vita come si vedeva nei film americani ma alla necessità di mettere un freno alla fame così la cena poteva essere più contenuta… Pane, burro con un velo di zucchero, pane spalmato di marmellata…pane e una mela o pera o uva, pane ed acciughe (che mica costavano come oggi), pane con pomodoro, te con qualche biscotto secco, uovo sbattuto con lo zucchero… e comunque tutto era meglio di quel fruttino… un cubetto di frutta compressa, dolciastra e di un colore che non trovava riscontro in alcun frutto naturale.
Ad una certa ora del pomeriggio, quando eravamo in strada coi compagni di giochi, la mamma ci chiamava “dai vèin só” perché se ce n’era per tutti si saliva insieme.. altrimenti quel poco disponibile si doveva consumare in casa lontano dagli sguardi sconsolati degli altri. Ed il bonus merenda valeva una volta sola… prima e dopo non erano ammesse deroghe… e se capitava di sentire ancora il morso allo stomaco nonché di rivolgere l’accorato appello “ma ho fame!”… allora ti poteva capitare la risposta “chènta Rosamunda” se non “mainti na mèna!”.





