Giuseppe Maioli (Rimini 1899-1972) è stato un «professionista di solida pre­parazione, attento e sensibile, culturalmente informato e par­tecipe dei movimenti più aggiornati dell’architettura italiana ed europea. Tuttavia, la sua figura rimane nell’om­bra ed egli non emerge mai quale protagonista nelle ope­razioni compiute durante l’in­tero arco della sua attività pubblica: nessuna storiografia riminese fa menzione di que­sto laborioso quanto schivo progettista che, a scorrere l’e­lenco dei suoi lavori per l’am­ministrazione e a guardare la mole prodigiosa di disegni, risulta essere tra i principali protagonisti di una fase impor­tante della storia urbana rimi­nese». Le parole di Grazia Gobbi Sica efficacemente trat­teggiano l’importanza e la per­sonalità di Giuseppe Maioli, cui sono state dedicate a Rimini tra il dicembre del 2006 e l’aprile de 2007 due rilevanti mostre. Strettamente interrelate nel rivelare la statu­ra del Maioli ed i capitali ed irreversibili mutamenti della città tra gli anni Trenta e Sessanta del Novecento, in un’epoca di sventramenti urbanistici e di fervore archi­tettonico, di selvagge demoli­zioni e tumultuose riedifica­zioni, le esposizioni hanno visto coinvolti, trainati dalla passione e dalla competenza delle curatrici Grazia Gobbi Sica e Oriana Maroni e dalla famiglia Maioli, un gruppo di studiosi ed istituzioni cittadine, dalla Biblioteca Gambalunga al Collegio dei Geometri, dalla Fondazione Cassa di Risparmio ai Musei Comunali, che hanno reso possibile la realizzazione delle mostre e dei preziosi catalo­ghi.
La prima, aperta presso la Galleria dell’Immagine tra il 22 dicembre del 2006 ed il 3 febbraio 2007, ha reso pubbliche le fotografie più significa­tive tra le oltre duemila eseguite dal Maioli nell’arco del­l’intera esistenza a partire dall’ adolescenza: immagini di lavoro e personali, scattate ora per documentare le fasi di un progetto nel divenire solida costruzione, ora per fissare l’amore per le persone e le architetture della sua amata Rimini. Appunti privati cat­turati e resi eterni dall’occhio meccanico della fotografia, che ci parla della sua passione per la campagna ed il Covignano, lui figlio di un fattore di un podere sul colle, nonché per i volti della gente semplice, per gli scorci della città del mare come di quella della storia, per i luoghi che conferiscono identità urbana. Sono vedute saltuariamente punteggiate da uomini al lavo­ro oppure a piedi o in biciclet­ta, che documentano edifici destinati a scomparire per lasciare posto a moderne architetture funzionali negli anni Trenta o ad anonimi ed ingombranti caseggiati nel dopoguerra.
La seconda esposizione, visi­tabile presso il Museo della Città dal 24 febbraio al 29 aprile 2007, ha mostrato numerosi disegni progettuali di Maioli, messi sensibilmente a disposizione dagli otto figli, attenti custodi dell’immenso lavoro grafico del padre e dei suoi taccuini manoscritti, dai cui fogli emerge l’acuta sensi­bilità del progettista al pari di preziose informazioni per la conoscenza di numerosi ed importanti cantieri riminesi, dai nomi delle ditte coinvolte ai tempi di realizzazione. Prospetti generali ed assono­metrici di edifici, piante e sezioni di palazzi, ville ed alberghi, planimetrie urbane, schizzi e studi di arredamento per uffici, negozi e chiese, tracciati con un’abilità manua­le oggi inimmaginabile, hanno documentato la prolifica atti­vità del geometra Maioli, la cui statura professionale è paragonabile a quella di un architetto.
La sua operosità esemplare si è infatti orientata in diversi settori, dal disegno urbano alla progettazione edilizia, dall’ar­redo al restauro, sia nella veste di libero professionista, sia soprattutto in quella di geome­tra dell’Ufficio tecnico del Comune di Rimini. Assunto a tempo indeterminato nel 1926, dopo un ‘iniziale collaborazio­ne con l’architetto Gaspare Rastelli al restauro dei palazzi comunali, Maioli ha fatto parte della compagine civica fino al 1960, anche come capo ufficio dei lavori pubblici e tecnico per i cimiteri di Rimini. In virtù della capillare conoscenza edilizia, nel 1962 è stato nominato dalla Sovrintendenza ai monumenti della Romagna ispettore ono­rario per i comuni di Rimini, Riccione, Cattolica, Coriano e Saludecio, svolgendo il signi­ficativo incarico fino al 1969. Osservare le centinaia di dise­gni racchiusi nel corposo cata­logo della seconda mostra significa attraversare un cin­quantennio cruciale di storia urbana riminese, da quella degli edifici privati, documen­tata dalla folta serie di proget­ti di ville e palazzi, a quella di del Parco, affacciate sul piaz­zale Risorgimento in cui dal 1928 svettava la scenografica fontana dei quattro cavalli. Anche la ‘città dei morti’, ovvero il cimitero monumen­tale di Rimini, è stato un luogo significativo di progettazione per Giuseppe Maioli che, con fine sensibilità architettonica e seguendo ora il linguaggio modernista ora quello classi­co, ha ideato nel corso dell’in­tera attività lavorativa nume­rose edicole funerarie e cripte. Per la realizzazione marmo­rea, per i decori plastici e le recinzioni metalliche si è avvaso di valenti artisti ed artigiani, tra cui spiccano i nomi degli scultori Piero Guardigli Bagli, Filogenio Fabbri ed Elio Morri, del mar­mista Giuseppe Tonini e di Adriano Militi per le opere in ferro battuto. Giuseppe Maioli ha svolto la sua competente attività di pro­gettista anche in altre località; poiché il comune di San Mauro Pascoli era privo negli anni Venti di ufficio compe­tente, egli fu chiamato a redi­gere il rilevante progetto di restauro di Casa Pascoli, allo­ra dichiarata monumento nazionale. Il Giardino d’Infanzia annesso allo storico edificio ed il ricovero per gli anziani, inaugurati nel 1933, furono parte di un cospicuo programma di edilizia pubbli­ca che comprese la casa litto­ria, le abitazioni popolari e la caserma dei Carabinieri. Le splendide inferriate che scher­mano le porte della scuola dell’infanzia, forgiate dall’ artisti­co martello del Militi seguen­do gli schizzi del Maioli, testi­moniano ancora oggi, con i graziosi e piccoli nidi acco­glienti uccellini cinguettanti, la meticolosa cura progettuale di Maioli anche nei particolari decorativi più reconditi e la perfetta adesione di quanto ideato al contesto che l’acco­glie.

Michela Cesarini
Ariminum
N. 4 Luglio/Agosto 2007

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