“Burdèl, e’ bófa!”

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Neve Rimini

Pubblicato la prima volta il 4 Gennaio 2019 @ 11:15

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “Burdèl e’ bófa..”

Così commentava la mamma – nei primi anni 60 – quando, al mattino, veniva a svegliare me e mio fratello mentre la neve “l’avniva zó” e l’aveva zà tachè”. 
Erano le parole d’ordine per dire che si poteva stare a casa… dato che mezzi di trasporto non ce n’erano, doposci neanche a parlarne e già difficile essere in possesso di sciarpe e guanti…mentre gli scarponcini comprati al mercato con sotto un finto “carrarmato” non avrebbero superato la prova… e poi “un’ha fata un cul e nisùn l’ha fat la strèda…”. 
Perché allora gli uomini di casa, povera che fosse, erano tutti muniti di badile e stivali di gomma. Così al mattino, ad una cert’ora, si sentiva il rumore della lama del badile che raschiava l’asfalto dopo aver depositato la neve ai lati…non c’era bisogno “ad metsè d’acòrd ”… era considerato un atto dovuto, naturale…se non altro nel proprio interesse e di quello della famiglia… “se fa la gelèda… t’at spac al gambi…”. Oggi è diverso.. gli uomini col badile sono spariti.
Sì i tempi sono cambiati, non tutti in peggio per fortuna. Ricordo che in una mattina nevosa, non volendo perdere un giorno di scuola, iscritta al primo anno delle medie.. mi preparai ad affrontare la strada che mi separava dalla sede, allora “Casa del Marinaio”, oggi sede della Caritas, dovendo percorrere un notevole tratto di via Coletti. 
La mamma mi fece indossare un paio di pantaloni lunghi di mio fratello, grigi, di “vigogna”..e che fossero occasionali lo testimoniava che avessero ancora la “bartavèla”, quella di allora coi bottoncini…..sopra un maglione fatto ai ferri di colore arancione, perché quella era la lana rimediata.

Così, felice di essermi equipaggiata a dovere, mi recai a scuola dove, sulla scalinata d’ingresso, dritta, segaligna, coperta da un grembiule nero, lucido a doppio petto, braccia dietro la schiena, sguardo truce mi accolse la Signorina Professoressa (mica si poteva dire “la prof”) di Lettere con “ma dove credi di andare coi pantaloni?” Ed io: “ma signorina, nevica, è freddo!” e lei “anche per me è freddo ma sono venuta a scuola vestita dignitosamente” e mi mandò a casa… poi arrivò il ’68, ma questa è un’altra storia.

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