Pubblicato la prima volta il 4 Ottobre 2016 @ 00:00
“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “An pòs zanzighè”
Non posso masticare… con questi denti…Ho già dedicato al tema “salute” un raccontino ad hoc ma in questo ricordo vorrei riprendere gli effetti che lo stato di salute aveva sull’aspetto fisico e sull’invecchiamento precoce almeno sull’immagine che ci veniva proiettata. Quelli/e della mia generazione sanno bene che già il termine “nonna” era sinonimo di “vecchia” e non perché lo si diventasse più tardi rispetto oggi, anzi… ma perché le donne a 50 anni erano fisicamente vecchie, naturalmente mi riferisco a quelle del ceto più povero e popolare per le quali la bellezza o “l’èra un dón ad natura” o non c’era niente da fare. Con i capelli raccolti nella treccia poi arrotolata sulla testa, il più delle volte coperti dal fazzoletto scuro come prevalentemente scuri erano gli abiti, “zinalùn” privi di sagoma… è l’immagine che la mente mi rimanda di mia nonna… che, in realtà, i 50 nel dopo guerra non li aveva neanche raggiunti.
Dettagli che oggi fanno arricciare il naso erano caratteri secondari se non primari della femminilità: non esisteva depilazione nemmeno alle sopracciglia, che marcavano il volto come segno di una pelosità che si manifestava in altre parti del corpo; le donne romagnole more di nascita non si facevano mancare la peluria, che sovrastava il labbro superiore e che spiccava sempre più perché mentre i capelli, che non conoscevano tinte, imbiancavano. I baffetti risaltavano sempre più scuri e resistenti… e hai voglia tirar fuori il detto “donna baffuta è sempre piaciuta”!? Il dentifricio farà la sua apparizione nelle case (non in tutte) solo negli anni ’60, prima si confidava nella dentatura che si riceveva in dotazione naturale come naturali erano i rimedi, saltuari, per sbiancarli: masticare foglie di basilico, sfregarli col bicarbonato o gli sciacqui con la malva quando “dava su” il dolore. Nessuno in famiglia aveva mai curato i denti: quando il male diventava insopportabile, l’unica soluzione era l’estrazione negli ambulatori della mutua. Dunque le labbra s’increspavano anzitempo e la masticazione diventava difficile, per cui l’espressione “an pòs zanzighè sa stì dènt” l’ho sentita spesso.
E mi ritorna l’immagine degli anziani (di allora) con quegli occhi “incacùlèd”, che sembravano sporchi per negligenza mentre si trattava dell’effetto causato dalla chiusura delle sacche lacrimali; l’ho capito da poco, cioé da quando è capitato a me. Solo che adesso ci sono i rimedi, allora no. E la rimozione della cataratta? Di la da venire: ”an vèg lóm… infìlmè.. l’èg.. tè chè t’è la vésta bòna”, era una delle prime richieste ai nipoti.





