“E’ mi duvér a l’ho fat”

0
261

Pubblicato la prima volta il 4 Dicembre 2016 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “E’ mi duvér a l’ho fat”

La mamma ha votato per la prima volta nel 1946, la prima volta, in massa, delle donne in Italia (nel marzo dello stesso anno avevano preso parte alle amministrative in 400 comuni), la prima volta della Repubblica Italiana.
Da allora si è tenuta stretta quel diritto, trasmettendo anche a me la passione delle idee che devono potersi esprimere col voto, per vincere, certo… non a caso, ogni volta, uscita dal seggio, pronunciava la fatidica frase ” e mènc che fós la vòlta bòna!”. Ma ci andava soprattutto per dare il proprio contributo all’idea (oggi si direbbe al “progetto”), con l’orgoglio che la faceva sentire dalla parte giusta che, spesso, è la più difficile perchè non ha scorciatoie.
Andava col babbo perchè lui aveva la carta d’identità e poteva “garantire” per lei che non l’aveva: poi non serviva mai perchè gli scrutatori conoscevano oramai gli elettori di quella zona e comunque l’espressione del voto doveva essere garantita. Andavano prestissimo all’apertura del seggio e lei tornava a casa serena “bene, mè e mi duvér a l’ho fat”. Ma si capiva bene che non era solo dovere ma un intimo piacere tanto che se ne usciva con “eh un vót un basta i gnè vurìa e mènc dó”. Morto il babbo, veniva con me, sempre di mattina presto perchè cominciava a sentire il peso degli anni e, diceva, “prima a vag e mèj l’è, perchè sa mòr prima an vurìa c’us perdés per un vót”.

E così al referendum sul divorzio, la sua convinzione sul mantenimento della legge, nonostante i limiti anche culturali, propri della sua generazione, non ha mai vacillato poiché le sue motivazioni si fondavano sull’esperienza diretta, mentre nel referundum sulla lagge 194 commentava la necessità di una legge perché “quèli si sòld ogni tènt l’is va fè na pèndicite tlà clènica, mèntre ai pòri sgrazièdi…”

Naturalmente, non si vuole entrare nel merito di scelte strettamente personali. Qui mi piace, come da finalità propria di questo spazio, richiamare alla memoria quei modi di dire che poi riflettevano modi di essere e di pensare, dei quali mi sento sempre di più figlia. Ad essere cambiate sono le motivazioni, è l’assenza di quel senso di appartenenza che ti fa sentire parte di un tutto.

Ma questa è una riflessione che attiene ad altri aspetti. Qui mi piace, come da finalità propria di questo spazio, richiamare alla memoria quei modi di dire che poi riflettevano modi di essere e di pensare: la Repubblica è formata da un territorio, da una comunità e da speranze, aspirazioni ed ideali che fanno la differenza e che bisogna saper alimentare senza lasciare indietro nessuno.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.