VIVERE _ Rimini Sparita

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Pubblicato la prima volta il 29 Luglio 2018 @ 09:47

C’era una volta Rimini, una Rimini lontana da quella di oggi. Vera capitale del turismo, vero cuore pulsante della cultura della Romagna. Ora questa Rimini rivive tramite foto su Facebook e la nascita di un vero e proprio sito. E’ il successo di Rimini Sparita: un archivio di foto della vecchia Rimini, come nessuno di noi la può ricordare, cosa c’era e cosa non c’è più. Foto prese da archivi storici, ed in parte appese sui muri degli uffici, in casa di amici, in luoghi pubblici dove qualcuno, per nostalgia o per passione, le ha appese come un vecchio vessillo o una preziosa reliquia. Queste immagini mostrano, e dimostrano, come in poco più di 100 anni la città balneare si sia trasformata. Un pizzico di nostalgia e il successo è assicurato.

Grazie a Facebook, avete avuto un successo straordinario. Come nasce Rimini Sparita?

Rimini Sparita nasce davanti a un caffè il 19 aprile 2012, su proposta di Erika, un’amica originaria di Roma che conosceva un’iniziativa omonima dedicata alla sua città d’origine, “Roma Sparita”. Ci ha colpito subito l’innovazione di questa iniziativa, che sostanzialmente faceva divulgazione storica partendo “dal basso”, ovvero coinvolgendo direttamente i cittadini nel reperimento di documenti, fotografie e testimonianze che potessero lentamente ricostruire la memoria del luogo d’origine. Abbiamo definito il nostro progetto “la storia Open Source”, mutuando un termine informatico oggi in voga: ovvero un progetto in continua espansione ed evoluzione, del quale chiunque potesse usufruire per informarsi ma anche per contribuire, attraverso l’inserimento di memorie iconografiche o aneddotiche private, alla progressiva costruzione dell’archivio digitale comune. In questo senso Facebook è lo strumento ideale: semplice, gratuito e diffuso. Purtroppo le pubblicazioni vere e proprie hanno avuto inizio solo a fine giugno 2012, poiché il nucleo originario dei fondatori si è immediatamente dissolto sotto il peso delle altre attività quotidiane, lasciando sostanzialmente soli due redattori part-time (il lavoro viene svolto gratuitamente e volontariamente). Grazie però alla filosofia dell’Open Source siamo riusciti a coinvolgere progressivamente una serie di lettori molto attivi e preparati, che fanno ormai parte in modo organico della redazione stessa e sono diventati Soci Fondatori della neonata Associazione storico-culturale “Rimini Sparita”.

Come mai avete questo amore sfrenato e forse nostalgico per Rimini?

“Nostalgia” è un termine riduttivo e, in un certo senso, rassegnato, fuori dal tempo, malinconico. Preferiamo definirci impropriamente “storici”, anche se assolutamente dilettanti: l’unico, vero amore che proviamo è per la Storia di Rimini, quella con la “s” maiuscola. Non tutti sanno – e i giovani utenti di Facebook meno che altri – che Rimini non è (stata) solo spiaggia, mare, locali da ballo. Prima del “divertimentificio” c’è stata una città dalla grandissima tradizione storica: colonia romana, poi culla dei Malatesta e, proseguendo nei secoli, esemplare durante il Risorgimento e medaglia d’oro durante la Seconda Guerra Mondiale. Uno scrigno di eventi raccontati forse in modo inadeguato alle nuove generazioni, considerando l’attenzione e la partecipazione che ci mostrano nello scoprirli e commentarli. E questo piccolo “Bignami” di storia locale digitale riteniamo sia la base affinché si possa guardare al futuro con consapevolezza, magari esponendolo in dialetto, come spesso facciamo nei nostri aggiornamenti. La celebre frase di Montanelli “Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente” riassume perfettamente la nostra filosofia.

Le persone che vi contattano sul social network più popolare, Facebook, come stanno rispondendo alla vostra iniziativa?

In modo entusiasta e irrefrenabile. Considerando che abbiamo creato la pagina il 27 aprile 2012, ma avviato ufficialmente le pubblicazioni il 21 giugno successivo, in poco più di tre mesi abbiamo raggiunto già i 3350 lettori. Un risultato impensabile anche per pagine commerciali di ben altra caratura e praticamente senza alcuna promozione al di fuori dei social networks. Solo “passaparola”.

Avete progetti per Rimini Sparita, altre idee da portare avanti?

Il 24 settembre 2012 “Rimini Sparita” è diventata un’Associazione storico-culturale senza fini di lucro, che diverrà interlocutore di enti e associazioni omologhi sulle iniziative locali. Ma questo è solo il primo, doveroso passo verso l’ufficializzazione e la strutturazione della nostra attività: tantissime idee sono già in cantiere e molte emergono di giorno in giorno grazie soprattutto all’incredibile dedizione dei nostri validissimi redattori.

Se Fellini o altre personalità che sono nate a Rimini fossero ancora in vita pensate che sosterrebbero il vostro progetto?

Fellini amava “ricordare” un periodo onirico appartenente alla sua gioventù: in fondo, nella nostra attività c’è anche un pizzico della sua “Amarcord”, fatta di carri di fiori, personaggi pittoreschi, città svelate dai flashback. Ma ci piace sognare che soprattutto lo scomparso Umberto Bartolani, ovvero colui che rivalutò Castel Sismondo e riportò la Fontana dei Quattro Cavalli “com’era e dov’era”, avrebbe forse potuto condividere pienamente le nostre passioni e i nostri sforzi. Ecco, lui è il vero mentore ideale del nostro gruppo.

Se guardiamo solo agli anni ’80, Rimini è cambiata molto dal punto di vista architettonico; secondo voi è cambiata in bene o in male?

Anche se la denominazione della nostra iniziativa rappresenta più di un indizio, preferiamo trincerarci dietro all’anglosassone “no comment”.

Cosa vi manca in particolare di ciò che a Rimini c’era e non c’è più?

E’ il sogno, la capacità di sognare che sembra non esserci più ma che speriamo covi sotto la cenere. Per sogno intendiamo le mille anime di questa città, le opportunità scaturite dal niente, le piccole grandi idee, quelle che hanno fatto aprire ai passanti le case dei borghigiani in occasione delle loro feste; quello che ha fatto trasformare le barche dei pescatori in motonavi da diporto lungo la costa; l’idea dei parchi tematici e delle disco che hanno sostituito i caffè-concerto e i dancing. E’ il sogno che riguarda sempre una vita migliore, un mondo migliore da lasciare ai nostri figli, un mondo che abbia fatto tesoro degli errori del passato. Forse abbiamo perso di vista questa nostra innata capacità e questo, sì, ci manca.

Uno sguardo sul futuro per Rimini, come la immaginate fra vent’anni, sia dal punto di vista architettonico, sia da quello filosofico?

Se diventassimo tutti vigili urbani a chi faremmo le multe? Sembrerebbe una battuta ma a guardar bene non lo è affatto. Questa città negli ultimi centocinquant’anni ha cercato di diventare polo di richiamo e luogo di accoglienza per il maggior numero di “forestieri” possibile: a pagamento, s’intende. E’ così che sono nati, da persone che sparavano sogni nel futuro, gli stabilimenti balneari, i servizi di spiaggia, le balere, le lasagne la domenica e le “rustide” in spiaggia, le feste. Negli anni Sessanta la spaghettata di mezzanotte al Dancing Neri (spaghetti al sugo di tonno, rigorosamente rosso) arrivava a sorpresa su una carriola che faceva il giro fra i tavolini. Naturalmente era già tutto impiattato, ma quale Usl darebbe oggi i permessi per permettere a chiunque di operare in questa maniera? Abbiamo cercato sempre di più di assecondare l’esigenza del momento e l’aspetto economico e siamo entrati in un imbuto dal quale è difficile uscire, specialmente ora che la crisi è così tangibile. Questo ci ha portato alla discutibile (in senso estetico) architettura degli anni Ottanta, che hanno dato alla città una bellezza notturna di luci e insegne ammiccanti, ma che si rivelava in tutto il suo squallore alle luci del giorno. Ora si sta verificando un certo risveglio architettonico nei nuovi edifici residenziali o commerciali, seguendo linee più accattivanti con un recupero di stili vecchia maniera, accompagnati da sperimentazioni e materiali diversi. Noi sogniamo così la Rimini dei prossimi vent’anni. Figlia di un cambiamento anche filosofico, strettamente legato al sogno, perché in tempi di crisi economica riteniamo non ci sia altra scelta che sognare. Recuperare il bello che in questa città è ovunque e riportarlo alla luce ed alla vista di tutti perché – e chiunque se ne può rendere conto – i segnali ci sono tutti, basta guardarsi intorno. La gente ama stare al sole, bere il caffè ai tavolini all’aperto, discutere, passeggiare sul lungomare o sul molo. Diamo alla gente giardini curati, una viabilità organizzata e non cervellotica; recuperiamo gli spazi comunali e demaniali non usati o degradati e teniamoli puliti. Permettiamo agli esercenti con le idee e la voglia di metterle in pratica la possibilità di realizzarle senza inutili orpelli. Chioschi, giostre, fontane, piccoli angoli dedicati a chi di questa città ha cercato di costruire un futuro migliore per ricordare da dove siamo venuti e dove stiamo andando. Aprire la spiaggia di notte, illuminandola e rendendola accessibile agli innamorati e ai tiratardi, alle comitive, agli anziani e ai ragazzi e a tutti coloro che anche solo una volta possano stare al buio a guardare una luna che così grande non l’hanno vista mai. Il mare parla e mica lo sapevano anche loro quella lingua lì, che va e che viene, così convincente con la sua malinconia e con la sua speranza! Ah, ma che ne sapete voi che non siete mai stati qui? Perché altrimenti correremo davvero il rischio che si diventi tutti vigili urbani e che non ci sia più nessuno da multare.

_Daniele Cicogna
SENSI Magazine, 11/2012]

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