Trattoria Stella vicino all’attuale Bar Marittimo, le sorelle Nicolò, mia mamma la seconda da destra e una mia zia, la terza da destra, “controllate” dalla “ azdora” mia nonna Filomena Urbinati con il cartello sopra la testa del Gioco delle bocce)

Sono nato e ho vissuto per circa 30 anni nel Borgo Marina.

Chi ha visitato un pochino il mondo sa perfettamente che in ogni città le zone limitrofe a scali marittimi o ferroviari rappresentano il punto più facile per aggregare qualunque tipo di “forestiero” che tenta di trovare alternative al luogo che ha abbandonato.

Io sono nato e cresciuto al civico 3/5/7 di Via dei Mille, nella “Cantina con gioco delle bocce” di mio nonno, Costantino Nicolò, locale che si è poi trasformato negli anni in “Trattoria con alloggio e gioco delle bocce e Posto Pubblico Telefonico” ed infine “Ristorante con alloggio”, mentre i campi delle bocce diventavano un grande giardino ombreggiato, per cenare all’aperto.

In questo sviluppo graduale di un esercizio pubblico ritrovo anche parte della storia del Borgo Marina dal 1910, anno nel quale mio nonno aprì bottega, al 1985, quando venne restituita la licenza al Commissariato dalle mie vecchie zie. Una storia borghigiana che più volte ho già descritto e che forse vi annoierà ulteriormente.

Purtroppo, quando io e mio fratello abbiamo venduto la proprietà controvoglia, per fare contenti i soliti parenti, il Borgo Marina si stava già trasformando.

Fino a quando non c’era la televisione e “Lascia e Raddoppia” di Mike Bongiorno si viveva ancora da borghigiani sul marciapiede,  come fanno ora altri in modo meno educato, dove le varie attività si esprimevano in tutte le loro forme, senza bisogno di mega centri commerciali. Era un comprare e un vendere continuo, mentre durante le sere d’estate le famiglie si mettevano con la sedia davanti alla porta.

Negli anni ’50 gli extra borghigiani si chiamavano Napoletani o meglio “Giargianesi” e frequentavano il Bar Marittimo mentre i Pugliesi preferivano il Bar Roma. Le loro attività, in embrione, si indirizzavano sulla vendita di pellame oppure di orologi similoro detti anche “bidoni”.

La vita dei “maschietti” orbitava attorno ai Caffè ma anche sul Casino, perché, cari lettori, il Borgo Marina, unico dei 4 Borghi non dedicato ad un Santo, era provvisto di una bella e nota Casa di Tolleranza.

Sui frequentatori ci sarebbe da scrivere, ogni volta che lo si nomina, una storia ma Fellini ne ha già parlato nei suoi film mentre le “chiacchiere”, che i bambini di allora ascoltavano dai grandi, ci potrebbero ora aiutare a capire ed affrontare, con animo più sereno, la minaccia che molti temono arrivare dal “diverso”.

L’Ordine pubblico, che si chiede oggi giustamente,  lo si chiedeva anche in quegli anni, molto prima di conoscere la globalizzazione, e spesso arrivava la “Celere” per spegnere i dialoghi vivaci fatti anche con l’uso del coltello. Uno di questi scontri fu molto acceso, con feriti che poi vennero ricuciti dal dr. Walter, nostro pronto soccorso privato – gratuito borghigiano.

Chiaramente noi bambini, abituati alla fionda e alle frecce, non avevamo paura, anzi era un divertimento osservare le risse tra “magliari” e ci sentivamo protetti da robusti babbi e zii, che in qualche occasione ne presero anche parte.

La parrocchia di San Nicolò, quella di Don Angelo Campana, era amplissima, dico questo da ex ciarghino che aiutava a benedire le case, dal momento che non esisteva né San Girolamo né San Giuseppe e così il suo oratorio era stracolmo di bambini al piano terra e di bambine sul terrazzo. Che non si venga a dire che questa attuale “moribonda “ parrocchia si trova, ora, in questo stato per colpa degli stranieri!!! Proprio un parroco post- Campana disse un giorno di essere un pochino invidioso perché lui è costretto a chiudere per “mancanza” di gente mentre gli “invasori”, sempre per” mancanza” però di spazio, sono costretti a pregare alla loro maniera tutti insieme chinati per strada,  mettendo le scarpe sui zerbini dei negozi vicini.

Sono convinto in questo “remember” che le mie zie, se fossero ancora vive, non avrebbero avuto problemi ad accogliere, in “quel giardino per cenare all’aperto” di mille metri quadri, confinante con l’attuale “Moschea”, una folla di mussulmani in preghiera continua.

Le Scuole Marittime, hanno ormai smarrito completamente il loro motto di “Navigare necesse est”, trasformandosi in altre scuole minori per poi diventare un Centro Universitario.

Cari proprietari di alloggi come mai quasi tutti i vostri immobili, non più abitati dai borghigiani doc, non si sono trasformati, come si pensava all’inizio, in alloggi per gli studenti ? Forse per metterli decorosamente a norma bisognava investire di più che lasciarli in uno stato decadente accettabile solo dal popolo degli stranieri? Il degrado della mia vecchia proprietà in via dei Mille è un degrado riminese, non bengalese o marocchino, e sarebbe bene che tutti se lo ricordassero.

Fra qualche anno avremo dei giovani borghigiani che, con occhi a mandorla o con la pelle un pochino più abbronzata, parleranno il riminese alla perfezione ma anche altre lingue, quelle lingue che noi pigri cittadini non riusciamo a comprendere mentre gli “invasori”, quando parliamo di loro, capiscono perfettamente cosa diciamo, perché la lingua è la cosa più importante nel mercato globale.

Va a finire che ora qualche genio consiglierà di “discorrere” in dialetto.

Buona fortuna Borgo Marina!

Sergio Giordano

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