“Stal mami!”

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Pubblicato la prima volta il 8 Maggio 2016 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “Stal mami!”

[Il termine è preso in prestito dalla commedia del nostro concittadino, insignito del Sigismondo D’Oro, Guido Lucchini]

Non è che mi piaccia tanto entrare nel meccanismo della “Festa della Mamma” e non certo perchè non apprezzi le mamme ma perchè nessuno può negare il carattere prevalentemente commerciale di questa ricorrenza, quel carattere che poi ha portato ad “inventare” la festa del papà, dei nonni e che non ha risparmiato nemmeno l’8 marzo… che poi se non sui fiori o la scatola di cioccolatini si cade sulla retorica della mamma più buona e più bella in un momento in cui la cronaca giornaliera ci rimanda fatti agghiaccianti d’infanzia violata proprio da chi dovrebbe amarla e proteggerla… e comunque un pò di retorica in meno e qualche servizio sociale in più sarebbe un miglior riconoscimento del ruolo di madre. Certo ce la si cava meglio e prima riferendoci alla propria mamma, che naturalmente, “come fa le tagliatelle lei..”
E allora anch’io voglio rendere omaggio alla Elsa che per me è stata continua forma d’ispirazione, di leggerezza ed eticità, di serietà ed ironia, amante delle tradizioni ed all’avanguardia nel suo pensiero.. No, non intendo sfruttare per sentimenti personali questo spazio, ma è che i racconti, i “modi di dire” che qui riporto o li ho rubati a lei (o hanno lei per protagonista), così oggi ne riporto alcuni..quelli suoi, originali che vanno oltre al lessico famigliare per rappresentare una sorta di vademecum da applicare nel cammino di vita.

“Se na dona l’è unèsta la po’ andè dipartót” riferito ad un epoca in cui si giudicava male una donna che, anche per motivi di lavoro o d’impegno sociale, sostava in un ambiente “maschile”; “In gné i burdèl bastèrd perché nisùn è nas sènza bà”, così consolando un bimbetto che piangeva sconsolato dopo essere stato apostrofato da un adulto “altolocato”, quanto ignorante, affermò una verità assoluta. “E che quil ch’in gnè piès la musica i n’è bón da ste me mänd” il suo giudizio verso chi non ama la musica.. anche in questo caso, una considerazione che coglie un senso più profondo dell’animo uman,o al di là dei “gusti” “Un gnè gnìnt da rìd perché jè tót nòst fiól” così replicava ad un anziano che faceva battute sui ragazzi gay. “L’è mej stè zéti perché avém i fiól ènca nùn” il suo commento durante la “végia”, quando le chiacchiere cadevano inesorabilmente sulla (scarsa) moralità delle ragazze troppo vivaci. “E’ Signór us’na fata una pr’òn pòsta c’an ragnémma”, sempre in tema ad ciacri meglio che ognuno pensi per sé.  “Tè Grazia nù spóste e va sintì l’opera” l’esortazione della Elsa, amante della lirica, a non rinunciare alle proprie passioni ed a prendere le distanze da chi (questa la sua esperienza) vuol soffocare la nostra libertà.

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