Santa Maria delle Grazie

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Pubblicato la prima volta il 3 Maggio 2020 @ 11:14

Molte sono le chiese dedica­te alla Madonna, molte le chiese francescane, e Fran­cescano è il più illustre Santuario della Diocesi e del territorio riminese: la chiesa e il convento – semi­nario di “S. Maria delle Grazie”, che sorge o ridos­so di Rimini sul colle di Covignano (collina delle vigne), dalla cui sommità punteggiata di ville si spazia sull’Adriatico. Alle falde del colle una maestosa croce indica l’inizio della Via Crucis, a definizione della quale furono collocate, nel 1608, 14 piccole croci, sosti­tuite nel 1665 da celle in muratura, rinnova­te nel 1750 con raffigurazioni in terracotta riproducenti il calvario di Gesù e, dopo lo loro distruzione nell’ultimo conflitto bellico, con altrettante opere in ceramico dell’artista riminese Elio Morri (alcuni frammenti delle ter­recotte settecentesche sono con servati all’interno del chiostro conventuale). Le origi­ni della chiesa primitiva risalgano al 1286, quando Nicolò Belmonte delle Caminate edificò una celletta dove collocare l’immagi­ne della Madonna, da lungo tempo venera­ta in quel luogo. la devozione popolare ha circondato il Santuario dell’immancabile leg­genda: nel 1286 un pastorello, che scolpen­do una Madonna in un tronco d’albero non riusciva o delinearne graziosamente i contor­ni del viso, fu aiutato nell’opera da un angelo che gli suggerì di lasciare l’immagine sulla riva del mare, in una barca incustodita. L’immagine, in balia delle onde approdò a Venezia, dove ancora oggi è venerata nella chiesa di S. Mercuriale come “Madonna di Rimini”. Un secolo più tardi alla primitiva cel­letta si affiancò una piccolo chiesa; nel 1391, col permesso del Papa, comprovato in una bolla pontificia, fu costruita in quel luogo boscoso un conventino per 6 frati (Frati Minori Francescani), riluttanti però ad abitar­lo fino al 1396, come risulta da un capitolo di assemblea (mai più di 12 frati abitarono il convento; oggi sono 8).
Quando nel 1810 Napoleone negò le proprietà ai frati, questi, per non cederne i diritti e prima di lasciare il sacro luogo, esercitarono vendite “trasversali” a ”i potetici” benefat­tori, risultati poi non tutti affidabili. Nel 1578 alla primitiva chiesetta se ne affiancò una seconda denominata “Madonna delle Grazie”. Oggi la chiesa si compone di due navate parallele comunicanti: quella più anti­ca gode di un prezioso soffitto in legno a cassettoni dipinti in oro e o forma di carena di nave (il soffitto fu costruito alla fine del XIV Sec. per l’originale chiesa gotica del 1391 e trasferito nello chiesa della Madonna nel 1578); nel 1610 sorsero tre coppelle latera­li e l’abside fu impreziosita dall’ “Annunciazione” dipinta da Ottaviano Nelli da Gubbio (fino od epoca recente lo si attribuì erroneamente o Giotto, stante la pre­senza dell’artista, all’inizio del Trecento, presso i Francescani di Rimini); Antonio dei Cimatori da Urbino approntò la decorazione delle pareti dell’abside in fase successiva (le fiancate interne rappresentano i miracoli della Vergine.
Le preziose statuette in alabastro occupanti all’origine 13 piccole nicchie della prima ancona nella navata di sinistra (gli apostoli tutt’intorno, al centro un grande crocefisso, alla base le figure del Calvario) sono finite, tutte, al Museo di Monaco di Baviera, ven­dute, pare, per ristrutturare il tetto. Alle pre­ziose testimonianze del Santuario concorro­no lo “Natività di Gesù”, di Giovanni Laurentini (detto l’Arrigoni), la “Deposizione” di Diego Rodriguez (Sec . XVIII), un Crocefisso della scuola riminese del ‘300, un dipinto quattrocentesco di scuola giotte­sca raffigurante Cristo in croce, una serie di tavolette votive e all’ingresso, sotto al portico seicentesco, il bel portale gotico affiancato do schegge di affreschi. A lato dello chiesa si apre un piccolo chiostro di stile cinquecen­tesco (al centro il tradizionale pozzo conven­tuale) che, pur ricostruito e nonostante le pit­ture del Cirmotori ornanti le arcate, siano andate interomente distrutte, conserva inalte­rato il candore dello semplice architettura francescana. Il Convento, ricostruito dopo lo pressoché totale distruzione bellica, ospita oggi, oltre ai frati, giovani aspiranti alla vita francescana e missionaria. Il Museo, accessi­bile tutto l’anno e con un frate o disposizione per ogni chiarimento, è ricoverato nella villa antistante il Santuario, voluta e abitatoa nel XVIII Sec. da Gianantonio Alvoredo da Madrid, segretario dell’imperatore Carlo IV, lì ritiratosi in penitenza per oltre vent’anni. Purtroppo tre furti, nel giro di 15 anni, hanno contratto il ricco patrimonio artistico (il primo furto: monete, budda di bronzo, oggetti vari; il secondo 7 quadri e pitture su vetro; il terzo una Madonna di De Chirico).
Padre Guido Dalmastri (Bologna 1921), allo guida del Santuario dal 1966, dopo un lungo periodo come parroco o S. Cristina, vorrebbe tentare per il Museo un mostra di importanza internazionale (a tal proposito si è incontrato con il prof. Massimiliano Filippini, già Assessore alla Cultura e con lo stesso Sindaco Chicchi).

Maria Pia Luzi
Ariminum
n. 6 Maggio-Giugno 1995

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