Rimini capitale del turismo europeo

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Foto Davide Minghini © Biblioteca Gambalunga Rimini

Pubblicato la prima volta il 25 Marzo 2021 @ 13:09

Se, oggi, menzionare Rimini ai forestieri genera un indubbio e spontaneo moto di empatia – quando non di vera e propria invidia verso chi si può vantare di viverci – lo dobbiamo inevitabilmente all’aura di leggenda nazional-popolare (nel senso più genuino, affettuoso e appassionato del termine), creatasi attorno alla Riviera Romagnola nella seconda metà del Novecento, grazie alle numerose iniziative qui nate, consolidate e divenute riferimento universale. Nell’arco temporale economicamente ipertrofico e felix di cui trattiamo, ovvero i venticinque anni che vanno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al 1970, si verifica infatti nella nostra Città una vera e propria fibrillazione imprenditoriale e commerciale, finalizzata alla promozione del territorio sia sul mercato italiano sia, soprattutto, su quello europeo, inizialmente inesplorato ma divenuto poi, grazie a iniziative mirate e pervicaci, progressivamente prioritario e numericamente trainante.

Tra gli organismi maggiormente protagonisti di quell’era straordinaria spicca l’Azienda di Soggiorno riminese che, a partire dal 1960, in concomitanza con la nomina del giovane ingegnere Luciano Gorini alla presidenza e grazie al singolare momento storico nazionale – siamo all’apice del cosiddetto boom economico – introduce nell’ormai immobile settore turistico locale un’ottica, una metodologia e una pianificazione finalmente “industriali” e di respiro globale.Si noti l’accezione assolutamente positiva, in termini propositivi e analitici, di tali termini e la loro contrapposizione al precedente approccio “artigiano” e localistico tipico, nei pro e nei contro, della nostra accoglienza turistica post-bellica, qualitativamente sì elevata ma limitata, per definizione, nei numeri, negli strumenti di valutazione e ottimizzazione e, in sostanza, nella visione strategica non moderna e non in linea con le potenziali aspettative del mercato poliglotta dell’epoca. L’Azienda di Soggiorno, conscia dei limiti imposti da tale mentalità “artigianale” ormai vetusta, capace di generare tra i turisti italiani flussi ancora importanti ma dalla crescita ormai consolidata e priva di ulteriore spinta, decide di riposizionarsi sotto tutti i punti di vista, rinnnovando la propria immagine e convertendo ogni investimento nella massima visibilità internazionale della Città («Rilanciare l’Azienda di Rimini nelle posizioni di avanguardia del turismo europeo», per riprendere esattamente le parole del Presidente). Tale operazione viene attuata pianificando oculati investimenti sul mercato oltre confine, chiari obiettivi promozionali a tutto tondo e, in particolare, coinvolgendo nuovi collaboratori dalle spiccate doti professionali e dedicati alla cosiddetta “propaganda” o alle “pubbliche relazioni” – termini arcaici ed eleganti, benché decisamente desueti per indicare l’attuale, onnicomprensivo e nebuloso marketing – in modo certamente oculato, rivoluzionario e innovatore sul proprio tempo.

L’Azienda emblematicamente inizia con la ristrutturazione della sede vera e propria, in quel periodo posizionata in modo caotico tra l’area commerciale del Grand Hotel (Ufficio Tecnico e Ragioneria) e la palazzina Milano (Presidenza). Purtroppo, era naufragato l’auspicato progetto di un “Palazzo del Turismo e del Forestiero”, per il quale era stato contattato l’architetto Giovanni Michelucci; a causa dell’età, il famoso progettista, declina infatti la commissione pur avendo già abbozzato un disegno. L’Ente decide allora di focalizzarsi sulla sola palazzina, accentrando tutti i servizi nello stesso stabile e creando una degna sede di rappresentanza internazionale.

Di quei primi giorni di insediamento, Gorini oggi ricorda che il suo illustre predecessore alla presidenza, un professionista «di tutta sostanza» – curiosamente un altro ingegnere riminese per antonomasia, Giuseppe Gemmani, notoriamente dedito al lavoro e poco incline a “dettagli” apparentemente secondari di immagine – “aveva un ufficio al piano terra […] con una vetrina da negozio ma opaca. La sala d’aspetto del presidente era un corridoio pieno di scatoloni pubblicitari”. L’ufficio del Presidente viene quindi trasferito al primo piano, con balcone e annessa Segreteria. Completano la squadra operativa – perché le vittorie ambiziose non si ottengono mai da soli – il vice presidente Giorgio Minguzzi, il neo-direttore Giorgio Venturini, Gianfranco Donati all’Ufficio Stampa, e l’Ufficio Ragioneria e Contabilità diretto da Salvatore Polverelli; alle Pubbliche Relazioni viene assunto un giovane coordinatore, tal Luciano Chicchi, che si dimostrerà, ovviamente, un eccellente e promettente collaboratore.

Il Consiglio stesso dell’Azienda è composto, nei primi anni di quel decennio straordinario, da personaggi di assoluto valore: Bronzetti, De Angeli, De Lucca, Grossi, Gosti, Bianchini, Montemaggi e Gambini.Contemporaneamente vengono intensificati e consolidati i migliori rapporti con tutti gli enti cittadini e provinciali e con le associazioni di categoria della città, nella valorizzazione dell’interesse comune: l’Azienda scopre in Luciano Gambini, rappresentante dell’Amministrazione, un alleato attivo e leale, senza il quale si sarebbe rivelata vana qualsiasi iniziativa. Vengono contemporaneamente strutturate le delegazioni turistiche nelle frazioni di Miramare, Torre Pedrera e Viserba, per la quale viene addirittura acquistato un terreno dedicato e costruita una sede ex-novo, per non far mancare un punto di riferimento organizzativo e istituzionale anche in altre aree del territorio.

Coerentemente con il programma di respiro internazionale in quegli anni vengono istituite vere e proprie pietre miliari nella storia recente dell’ospitalità riminese come il Luna di miele a Rimini, Città di Francesca dedicato ai giovani sposi teutonici e scandinavi ai quali viene offerta un’ospitalità gratuita presso le strutture della Riviera. Segue il Festival Gastronomico della Riviera Adriatica a Londra, che si tiene addirittura a Piccadilly Circus: l’evento è presenziato dal ristorante cesenate Casali (che crea non pochi malumori di campanile tra gli esercenti rivieraschi, ma valorizza oggettivamente un’eccellenza romagnola) e nell’occasione la centralissima vetrina dell’ENIT trabocca di materiale promozionale della Riviera Romagnola. Si organizzano poi la Mostra Internazionale del Cinema di Animazione al Teatro Novelli, il Cantastampa all’Embassy e la rassegna olimpica Verso Tokyo 1964, grazie all’insostituibile collaborazione di Giulio Cumo del Circolo FIlatelico. Viene anche istituito il periodico Rimini Riviera, dedicato ai giornalisti stranieri e denominato house organ in straordinario anticipo sui propri tempi, che raggiunge le sedi ENIT e tutti i centri di italianità all’estero, divenendo «centro di propaganda per la nostra riviera».I risultati ottenuti in quegli anni, sul mercato turistico europeo, sono inequivocabili: si registra un +72,9% di presenze inglesi, +82,2% di quelle francesi e uno straordinario +122% tra i turisti scandinavi; complessivamente un +22,9% di presenze estere, a fronte di un dato sostanzialmente invariato relativo agli ospiti nazionali.

E mentre Gorini consegna nel 1963 a Federico Fellini il premio Sigismondo, un pregevole bronzo realizzato da Elio Morri, non meno importanti appaiono le iniziative infrastrutturali intraprese sul territorio. Occorre ricordare l’attivazione del collegamento in elicottero con San Marino e San Leo e, soprattutto, per la valorizzazione dell’entroterra e soprattutto l’espansione dei servizi di spiaggia al livello delle principali destinazioni, ottenuta con la trasformazione dell’aeroporto – grazie alla collaborazione del senatore Gino Zannini – da militare a civile e la costituzione (insieme a Giancarlo D’Orazio e Albino Maffi e presieduta dal comandante Cecchi) della compagnia di gestione Aeradria, in modo da poter unire rapidamente la città con il nord Europa.In questo febbrile periodo di attività avviene il trasferimento della Fiera Alberghiera dagli austeri tendoni di via Roma all’area dell’ex-Teatro, la cui copertura, progettata dallo stesso Gorini, viene realizzata dal nonno di Maurizio Focchi e resisterà decenni – proteggendo dalle intemperie generazioni di sportivi, nella palestra ribattezzata “Sala Mostre”, recentemente smantellata in occasione della ristrutturazione del “Galli”. La creazione del Galoppatoio sul terreno occupato dal Tiro a Volo (incompatibile con la quiete dei turisti) permette l’istituzione di un prestigioso Concorso Ippico, al quale partecipa anche il campione D’Inzeo e la Duchessa d’Aosta.

In ultimo, ma decisione non meno importante, si propizia la sistemazione del Teatro Novelli a scopo congressuale e come sede di manifestazioni artistiche e culturali. Viene istituito infineanche il Centro Direzionale Spiaggia nel quale si recano giornalisti, agenti di viaggio e funzionari ministeriali, inviati appositamente a Rimini per «vedere quanto di meglio è stato fatto in materia in Europa».A metà degli anni Sessanta Rimini ormai non è più la vetusta “Ostenda d’Italia”: i cittadini europei iniziano a guardare alla Riviera come moderno punto di riferimento organizzativo e meta ideale delle proprie vacanze, assurgendola, finalmente, a modello unico, invidiabile e felix.

Ariminum
Anno XXVIII – N. 1 Gennaio/Febbraio 2021

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