Parlate riminesi #6

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Pubblicato la prima volta il 16 Ottobre 2016 @ 18:47

Foto Miccoli - Archivio Storico Chiamami Città
Foto Miccoli – Archivio Storico Chiamami Città

Ho iniziato questo “corso in pillole” dicendo che a Rimini c’erano delle parlate in cui il nome della città era ‘Rémmin’, altre in cui era ‘Rémmne’ e altre ancora in cui era ‘Rémmni’. A questo punto dovrebbe essere chiaro che la variante ‘Rémmne’ appartiene alle parlate in cui “ladro” si dice ‘lèdre’, mentre la variante ‘Rémmni’ appartiene a quelle in cui “ladro” si dice ‘lèdri’. Ma a quali parlate appartiene la variante ‘Rémmin’?

Da quel che si è detto fin qui si sarà compreso che la vocale finale in ‘lèdre/lèdri’ viene aggiunta per evitare che si crei un nesso consonantico difficilmente pronunciabile, com’è appunto ‘dr’. Se non ci fosse questo problema, si direbbe ‘lèdr’ in tutte le parlate, come “palo” si dice ‘pèl’. Analogamente in ‘Rémmne/Rémmni’ la vocale finale viene aggiunta per evitare che si formi un nesso difficilmente pronunciabile, ovvero il nesso ‘mn’ alla fine della parola. L’esito che viene evitato in questo caso è ‘Rémmn’. Ma questo problema ovviamente non si pone se si trova una vocale fra ‘m’ e ‘n’, come accade appunto in ‘Rémmin’. Ecco dunque che quella ‘i’ in ‘Rémmin’ rende inutile l’aggiunta della vocale finale.

In una puntata precedente si è detto che nella Romagna centrale, a partire all’incirca da Santarcangelo, non si trovano soluzioni come ‘lèdre’ o ‘lèdri’, ma ‘lèdar’ (eventualmente con una vocale un po’ diversa da ‘è’ come esito della A accentata). Ora però abbiamo visto che a Rimini accanto a ‘lèdre’ e ‘lèdri’ si trova anche la variante ‘Rémmin’, e questa sembra assomigliare a ‘lèdar’, nel senso che la vocale si trova fra le due consonanti, anziché alla fine. Ma allora non è vero che le soluzioni di tipo ‘lèdar’ non appartengono all’area riminese?

Pensandoci meglio, ci rendiamo conto che c’è una notevole differenza fra ‘Rémmin’ e ‘lèdar’. Infatti ‘lèdar’ deriva da LÀDRO, e in origine fra la D e la R non c’era alcuna vocale, per cui la ‘a’ di ‘lèdar’ non è una vocale etimologica. Invece la ‘i’ di ‘Rémmin’ sembra essere proprio l’esito di una vocale già presente nell’etimo. A questo punto dovremmo cercare di capire qual era questo etimo, cioè come si chiamava Rimini nel volgare che si parlava in Romagna. Questo però è un problema piuttosto complicato, e prima di affrontarlo è meglio dire qualcosa sullo sviluppo delle vocali non accentate.

Abbiamo già parlato delle vocali non accentate che si trovano alla fine della parola, e abbiamo detto che cadono tutte tranne la A, che si conserva. Ad esempio da LÀTTE, GÀTTO e GÀTTA si sono avuti gli esiti ‘làt’, ‘gàt’ e ‘gàta’. Che ne è invece delle vocali non accentate che si trovano all’interno o all’inizio della parola?

In linea di massima si può dire che tendono a cadere, ma ci sono numerose eccezioni: dipende dai nessi consonantici che si formerebbero (o si sono formati) in seguito alla caduta della vocale, dai dialetti e dalle parlate (in alcuni dialetti o parlate la tendenza a far cadere le vocali non accentate è più accentuata).

Consideriamo ad esempio la parola che nel volgare si diceva MELÓNE. Nella maggior parte delle parlate riminesi la Ó davanti a N è diventata ‘òu’, per cui la terminazione -ÓNE ha dato l’esito ‘-òun’. Come si vede, qui la vocale accentata è diventata un dittongo, e questo non ci stupisce, perché ormai sappiamo che nei dialetti romagnoli le vocali accentate tendono ad assumere una maggiore importanza di quella che avevano nel volgare.
Al contrario le vocali non accentate hanno una minore importanza, tant’è che quella E non accentata che si trovava all’inizio della parola, fra la M e la L, è caduta, e così da MELÓNE si è avuto ‘mlòun’. Analogamente da SELLÀRO e TELÀRO (che erano le parole del volgare romagnolo corrispondenti alle toscane “sellaio” e “telaio”) si sono avute ‘slèr’, e ‘tlèr’. E ancora, da TENÀGLIE, VENÌRE, VELLÙDO si sono avuti gli esiti ‘tnài’, ‘vnì’, ‘vlùd’. Gli esempi analoghi sono assai numerosi.

Questo è potuto accadere perché i romagnoli non trovano alcuna difficoltà a pronunciare i nessi ‘ml’, ‘sl’, ‘tl’, ‘vl’, ‘tn’, ‘vn’, anche all’inizio della parola. Le cose vanno diversamente quando la caduta della vocale comporterebbe la formazione di nessi consonantici troppo difficili da pronunciare, anche per dei romagnoli. È questo il caso di parole come BECCÀRE, DESTÌNO, FESSÙRA, MESSÀLE, TESTÓNE, TETTÀRE, dove la caduta della E non accentata produrrebbe esiti come ‘bchè’, ‘dstèin’, ‘fsùra’, ‘msèl’, ‘tstòun’, ‘ttè’. In questi casi la vocale non accentata si conserva, ma tende a ridursi a una ‘i’, che in un certo senso è una vocale più semplice. Si ha allora ‘bichè’, ‘distèin’, ‘fisùra’, ‘misèl’, ‘tistòun’, ‘titè’. Ci sono anche dei casi in cui la caduta della E non avrebbe comportato la formazione di nessi impronunciabili, eppure i nostri antenati hanno preferito limitarsi a ridurla a ‘i’. Ad esempio da PELLÀGRA e TERRÌNA si sarebbe potuto avere agevolmente ‘plègra’ e ‘trèina’, invece si dice ‘pilègra’ e ‘tirèina’.

Bisogna sapere, peraltro, che anche in Toscana c’è stata una spiccata tendenza a ridurre la E non accentata a “i”. Ad esempio dal latino classico NEPOTE(M) in origine in Toscana si dev’essere avuto NEPÓTE, ma poi la E non accentata si è appunto ridotta a “i”, e oggi si dice “nipóte”. E da SENIORE(M) si sarà avuto SEGNÓRE, ma oggi si dice “signóre”. Che ci sia stata questa riduzione lo dimostra anche il fatto che le varianti “nepóte” e “segnóre” si trovano a livello popolare e/o nella letteratura antica. Anche il prefisso “ri-”, che troviamo in verbi come “rifare”, “richiamare” eccetera, deriva dal prefisso latino RE-, e in origine era RE- anche in volgare. Ad esempio da REFÀ(CE)RE originariamente si dev’essere avuto REFÀRE, ma oggi si dice “rifàre”.

In precedenza, quando ho affrontato la questione degli esiti di LÀDRO, ho detto che quando ci sono di mezzo le consonanti “r”, “l”, “m” e “n” si può supporre che la loro presenza abbia consentito, almeno virtualmente, la caduta delle vocali non accentate adiacenti, e che solo in seguito siano state reintrodotte vocali non etimologiche. Così possiamo supporre che da LÀDRO si sia avuto ‘lèdr’, dopodiché è stato necessario introdurre una vocale per evitare il nesso finale ‘dr’, e così alcuni dialetti romagnoli hanno adottato la soluzione ‘lèdar’, altri ‘lèdri’, altri ‘lèdre’. Considerazioni analoghe si possono fare anche per lo sviluppo all’inizio della parola. Ho detto poco fa che dal latino REFÀ(CE)RE nel volgare si era avuto REFÀRE. Ora, si può supporre che in origine la E non accentata del prefisso RE- sia caduta, per cui possiamo pensare a un esito ‘rfè’. In seguito però è stato necessario introdurre una vocale “di appoggio”, e si è aggiunta una ‘a’ all’inizio, ottenendo ‘arfè’. Si tratta, evidentemente, di una vocale non etimologica, visto che in origine prima della R non c’era alcuna vocale. Osserviamo che qui, all’inizio della parola, tutti i dialetti romagnoli si comportano allo stesso modo. A partire da ‘lèdr’ si hanno le diverse soluzioni ‘lèdar’, ‘lèdri’ e ‘lèdre’, ma da ‘rfè’ si ha solo lo sviluppo ‘arfè’. Si capisce allora per quale ragione al prefisso toscano/italiano “ri-” corrisponde in Romagna il prefisso “ar-”.

Tornando agli sviluppi del latino NEPOTE(M), abbiamo visto che in origine in Toscana si dev’essere avuto NEPÓTE; invece nel volgare che si parlava in Romagna si dev’essere avuto NEVÓDE (ho già detto, in una puntata precedente, che quella V era un po’ diversa da quella odierna, ma ora non affrontiamo questo problema). Di qui virtualmente l’esito ‘nvód’, con la successiva aggiunta della ‘a’ iniziale non etimologica, e quindi l’esito moderno ‘anvód’.

Ci sono altri esempi molto significativi, ma immagino che i miei lettori si saranno stancati a seguirmi fin qui, e li vedremo nella prossima puntata.

Davide Pioggia

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2 risposte a “Parlate riminesi #6”

  1. Mi piacerebbe sapere…
    Nel nostro dialetto locale la parola casa è resa “chesa” a differenza del resto della Romagna che usa “ca'”. Trovo però che nei toponimi usati ufficialmente viene adoperato ca’, es. Ca’ bruciate. Mi sapete dare una spiegazione?

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