“L’ha ciap un cichèt”

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Pubblicato la prima volta il 4 Novembre 2017 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “L’ha ciap un cichèt”

Si è beccato un rimprovero. Ancora una volta il dialetto ci restituisce una parola, un suono che la lingua italiana difficilmente può proporci… “una sgridata”? “una paternale”? “un rimbrotto”? “una lavata di capo”? Il “cicchetto” racchiude in sé una storia, è una via di mezzo tra l’avvertimento ed il rimprovero vero e proprio e, a seconda del contesto, poteva avere la finalità di riprendere con una certa severità o di “umiliare” il soggetto al cospetto di altre persone..”u m’ha dè un cichèt c’am sò vergugnè..” Del resto “cichèt” in lingua italiana è un diminutivo che – pertanto – “riduce” la portata…e si sa che oltre al significato di “rimprovero”, sta anche per un “goccio”… “am faz un cichèt” poteva essere riferito ad un bicchiere (non colmo) di vino mentre anche tra le donne che si riunivano a far chiacchiere nella casa di una di loro, quando i soldi lo consentivano, al posto della “Vecchina” (la miscela con l’orzo) c’era il piacere di bere un tazza di buon caffè (magari quello di Giovannini) “sé cichèt” – in genere si trattava del mistrà che si aquistava, nel bottiglione, a San Marino.

Chi più, chi meno tutti ne abbiamo dati e tutti ne abbiamo presi di “cichét” e non sempre a ragione e non sempre così significativi da rimanerci in mente. Parsonalmente ne trattengo in memoria uno che, più di un “cichèt”, fu una vera ferita. In prima elementare, quando fu introdotto il grembiule azzurro al posto di quello nero, alle Ferrari era imposto che fosse realizzato con una stoffa in vendita esclusiva a “Le Quattro Stagioni”, un negozio di lusso collocato sotto i portici di Piazza Tre Martiri ed assolutamente inaccessibile alla mia famiglia… ed era già tanto averne avuto uno in regalo che – però – era di un azzurro più intenso e di modello diverso da quello indicato dalla Scuola. La maestra, pur sapendo delle condizioni economiche che non mi avrebbero mai consentito l’acquisto di ordinanza, mi fece notare già da primo giorno “l’anomalia” ma non contenta, una mattina appena mi vide entrare in classe con voce alterata, quasi risentita come se l’offesa fosse lei, mi lanciò un “quante volte devo dirti che quello non è il grembiule giusto per questa scuola”?

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