Pubblicato la prima volta il 23 Ottobre 2016 @ 00:00
“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “I va te’ gabinèt pèr lèz…”
Stazionano in bagno non per necessità, ma per le leggere. L’argomento può apparire sgradevole eppure nella storia del “bagno” è racchiusa l’evoluzione della nostra società. Io stessa, nata nel 1951, ho provato la “turca” per poi arrivare al doppio bagno, senza dimenticare che ce n’è voluto di tempo perché nei fatti e nella mente si passasse dal concetto di “gabinetto” a quello di “bagno”!
Per i nati negli anni ’50 il vaso da notte non era un’opzione ma un’esclusiva. Personalmente ricordo che il gabinetto, uno solo per 5 famiglie, era posizionato a metà scala, quella che, come più volte ricordato, era perennemente al buio… sia di giorno, mancando le finestre, sia di notte perché le lampadine venivano puntualmente rubate. Con la turca, di fatto, impraticabile, i muri imbrattati e i pezzi di carta ottenuti tagliando pagine dei giornali appesi a un chiodo: era quella la nostra “carta igienica”, una corda per tirare lo sciacquone.
Così il vaso da notte era l’unica alternativa possibile, nascosto nel comodino quando era vuoto, sotto il letto dopo l’uso e prima dello svuotamento. Dunque nel nostro serbatoio mentale i “bisogni” si risolvevano al gabinetto; il bagno era quello che ci vedeva immersi nel mastello per il lavaggio generale. E per anni, da bambini, ci veniva da ridere ogni volta che sentivamo la citazione ”capo di gabinetto” … ”la decisione presa nel gabinetto dei ministri”… perché, per noi, il “gabinetto” era solo quello là.
L’approdo al bagno avverrà con l’assegnazione della casa di edilizia popolare: una stanza due metri per due ma con water, bidè, vasca, seppur di quelle piccole con la seduta interna. Il piacere di averlo in casa, tutto per noi, di potersi “accomodare” nei momenti più delicati, la scoperta della carta igienica, quella vera, la facilità con cui ci si poteva lavare erano tra i motivi per cui preferivo starmene in casa anziché scendere a giocare con gli altri bambini: dava veramente il senso di una trasformazione sociale ed umana, che raggiunse poi l’apoteosi con l’installazione dello scaldabagno a colonna, alimentato con la legna.
E quella possibilità di potersi sedere introdurrà l’abitudine di leggere il “giornalino” e la mamma che urlava “l’è óra da magnè e l’è éncora tè gabinèt…”.






