“Dio faza che ta ti gudéss tót in midizèini”

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Pubblicato la prima volta il 20 Maggio 2018 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “Dio faza che ta ti gudéss tót in midizèini”

Una maledizione delle tante che ho già riportato su questo sito, da quelle che partono con “cut’annés un cólp, un chènchèr, un’azidènt, un sbòc ad sangue…..” a “dio faza che an vidéss pió i mi fiól, cum cashéss jòćć par tèra, ca n’arivéss ma dmatèina…”. Ma quella qui citata ha una destinazione specifica, riferendosi ad una sorta di maltolto ovvero denaro o qualsiasi altro oggetto di valore non restituito o trafugato. Non appariva un malaugurio troppo crudele e blasfemo chè anzi era diffusa la convinzione che Dio stesso avrebbe approvato se è vero che di una persona con un brutto carattere e con qualche evidente difetto fisico, si diceva “guardati dalle persone segnate da dio”.

Ricordiamo sempre che il riferimento è agli anni ’50, così poco distanti dal conflitto che la guerra più che sullo sfondo era attorno alle cose ed alle persone… con le rovine lasciate dai bombardamenti, gli alloggi “provvisori” che durarono anni, le file all’ufficio di collocamento o all’ECA, l’ente di assistenza.. e la miseria, tanta che rendeva difficile assicurare i due pasti principali. Ma anche tra i poveri c’era (c’è) sempre quello che lo è di più, quello disperato.. che doveva pagare l’avvocato al figlio ”pizzicato”, che doveva affrontare una visita medica vitale quando non era ancora in vigore il Servizio Sanitario Nazionale… in quei casi quando la famiglia più sensibile prestava una parte del modesto salario del marito… era sottinteso che la somma dovesse rientrare prima possibile. Poteva invece accadere che la persona beneficiata si rivelasse un “faquaiòun”, sorda ad ogni sollecito anche quando era evidente la sua possibilità, che anzi “quand u t’incòuntra pèr la strèda us vòlta da clèlta pèrta”…allora se la vicenda non si concludeva con una scazzottata, calava la rassegnazione riscattata dalla speranza che quei soldi prima o poi se li “godesse” sì ma per acquistare medicine. Così capitava che sparisse dalla casa quella piccola ma preziosa somma, destinata alle emergenze e che si riteneva al sicuro nascosta nella zuccheriera di ceramica, con gli orli dorati, unico residuo di un servizio da tè, passata di famiglia in famiglia, custodita, in cucina, nella vetrinetta della credenza come fosse un raro pezzo di argenteria e che, per questo, mai era stata usata al suo scopo.

E i sospetti ricadevano su qualche “amico/a” che magari aveva la stessa abitudine.. ma non c’erano prove per cui non restava altro che “slè stè lèa (o ló), dio faza che uj si gudéss tót in medizèini“.

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