Dalla “comunicazione” alla “partecipazione”

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Pubblicato la prima volta il 11 Settembre 2018 @ 09:48

[Condividiamo e sottoscriviamo questo articolo tratto dal sito “Invasioni digitali“]

Sebbene la museologia si sia orientata ormai da decenni a ricercare nuovi modelli di museo, conformi alle esigenze dei propri pubblici e, più nello specifico, modi di comunicare e di interagire con i visitatori maggiormente efficaci, bisogna riconoscere che l’era di internet, con l’evoluzione dal web 2.0 al web. 3.0 e i suoi successivi sviluppi, sta portando velocemente a una maggiore e più estesa consapevolezza dell’importanza non solo della comunicazione ma soprattutto della partecipazione collettiva alla produzione culturale.

Bisogna dare merito a Hugues de Varine, fondatore del progetto di “ecomuseo” e promotore della nuova museologia francese, di avere costruito la prima idea di “partecipazione generale” a un progetto culturale. Con queste nuove teorie si supera il concetto di “museo tempio” ma anche quello di “museo didattico”, perché, come affermava un altro grande museologo, Kenneth Hudson, «il museo didattico, quello che si ripropone di istruire, è sostanzialmente non democratico», perché la cultura “calata dall’alto” e non “prodotta dal basso” appare autocratica e arrogante, mantiene le distanze e non coinvolge.

In tempi più recenti, questi concetti sono stati ripresi anche da Ludovico Solima, per il quale è necessario «lavorare in direzione dell’utilità culturale del museo, inteso come spazio in grado di

esercitare un ruolo attivo nei confronti dell’area di appartenenza il cui valore pubblico è condiviso e percepito dall’intera comunità». E in tale prospettiva si fa riferimento ad un “modello partecipativo” che «nella stessa fase di progettazione culturale, possa rendere la comunità non solo eventuale spettatrice passiva ed inerte di uno “spettacolo” scritto da altri, ma anche protagonista attiva di un dialogo “a più voci”».

Si tratta di un’esigenza di co-progettazione di contenuti culturali che la collettività forse ha sempre sentito, senza che però vi fossero state, finora, le condizioni per interagire con le fonti principali del sapere (università, istituzioni culturali, media, ecc. ecc.) secondo modalità di comunicazione orizzontale. Ora, grazie al progresso tecnologico, possiamo avvalerci di strumenti prima inimmaginabili, che stanno velocemente trasformando modi e tempi della comunicazione: in una società che si è evoluta, da industrializzata a “informazionale” (M. Castells), le tecnologie che generano ed elaborano il sapere stanno assumendo un valore sempre più importante, a tal punto che, concordi con l’espressione usata da Jim Richardson, “il pubblico è morto, parliamo invece di partecipanti”, dobbiamo essere coscienti che il patrimonio culturale non può più continuare ad essere condiviso con modalità obsolete e conservatrici che relegano i visitatori in una posizione subordinata. I tempi che viviamo sono solo l’alba di una rivoluzione culturale che è appena cominciata e che non deve vedere il nostro Paese fanalino di coda.

Per queste ragioni, Invasioni digitali, interpretando il bisogno collettivo di confronto e di condivisione, intende favorire l’accelerazione del processo di democratizzazione della cultura attraverso un progetto che inviterà tutti, senza alcuna esclusione, a condividere la propria visione del patrimonio culturale mediante l’uso dei social media. Un’invasione pacifica che ci auguriamo possa portare un vento di freschezza e di novità nel mondo dei musei e di tutte le istituzioni culturali.

Caterina Pisu
blog: http://museumsnewspaper.blogspot.it/

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