“A né so sé ho vòja da védle”

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Pubblicato la prima volta il 6 Febbraio 2018 @ 00:00

Eh sì ritorna, prevedibile come una festa comandata, il Festivàl di Sanremo, proprio con l’accento sulla “a” come lo si pronunciava negli anni ’50… un avvenimento, allora, che unificava l’Italia dal nord al sud, che fissava un tratto di vita; anche se, opportunamente era concentrato in tre giorni, a parte la prima edizione che si svolse in una sola serata.

Era la giusta durata, dice la Elsa… “adès è stóffa” anche perché le altre reti Tv, ad evitare lo scontro sull’audience mantengono una programmazione più piatta del solito. Sì la Elsa critica perché, anche allora, il festival era canzoni e critica. “L’è tóta gola” e non di diaframma… era il commento con cui la mamma bollava i cantanti poco dotati in via naturale costretti, quindi, a “sforzare” le corde vocali come pure “l’ha chènta sé nès”… sì perché “l’orecchio” degli ascoltatori di allora si era affinato con anni di ascolto della radio… quando la voce arrivava non contaminata dal fisico dell’esecutore…da quello che oggi viene definito “look”… o da quelle che la mamma chiama “al mosi” ovvero le smorfie…Dunque Sanremo, alle sue primi edizioni televisive dal “Salone delle Feste del Casinò”, porta nelle case, oltre la voce, l’immagine…con i conseguenti commenti.. E’ lì che nascono le fazioni…. Ricordo la bagarre, organizzata dalle rispettive tifoserie che si scatenava già in sala, tra i sostenitori di Claudio Villa e di Domenico Modugno…i primi amanti del “bel canto”.. i secondi che aprivano agli “urlatori”… per non dire della reazione negativa suscitata da Mina che con “Le mille bolle blu” si passava le dita sulle labbra mentre le altre cantanti se ne stavano fisse, quasi impalate davanti al microfono.. e dello scandalo provocato da Jula De Palma che cantava “Tua.. tra le braccia tue, per sentirmi tua….finalmente tua.. così”… inutile dire che la canzone s’intitolava “Tua”….mentre il salto che accompagnava le esibizioni di Joe Sentieri…già intrattenitore sulle navi da crociera.. attirava più della sua voce. … e la “nenia” di Sergio Bruni che cantava ad occhi chiusi, senza quasi aprire la bocca.. e la “resistenza” verso gli innovatori dello swing all’italiana Nicola Arigliano e Carla Boni… Ma il fenomeno era veramente nazional popolare… contribuendo non poco alla vendita dei televisori ed ai raduni di intere famiglie, che ne erano sprovviste, in casa degli amici più fortunati..mentre ancor prima ci si ritrovava nel bar vicino. C’era un impegno diffuso ad imparare i testi, il settimanale “Sorrisi e Canzoni” pubblicava come inserto il libricino che li riportava tutti, integralmente.. e si cantavano facendole vivere fino all’anno successivo, immortalandone alcune..anzi spesso era il “popolo” a ribattezzarle.. così “Nel Blu dipinto di Blù… è diventato per tutti ”Volare”.

“A né so sé ho vòja da védle”… la valutazione della mamma prima di cedere alla tentazione, anche quest’anno.. lei amante della musica e della canzoni, lei che ha tra i suoi idoli Giuseppe Verdi e Secondo Casadei dei quali tiene i poster in camera, lei che apprezza Renato Zero e Karima… lei che cantava, fino a qualche tempo fa, tutto il giorno e di notte, nel letto, ripassava i testi “si nà a mi zcòrd”…che giudica la potenza della voce, l’intonazione, il timbro, lo stile, che s’imbufalisce quando il cantante “urla” fino a farsi scoppiare le vene del collo anche laddove la canzone andrebbe cantata sommessamente, che bolla con “ purèin” quelli che di voce ne hanno meno di un filo, che giudica male i cantanti lirici che non scandiscono bene le parole “un sé capés gnìnt.. perché i n’è bòn ad cantè… j’à da fè al bucazi…”, che rimane allibita constatando alcuni look moderni “cum cus’è cunz?” “è pèr un zénghen…” “guèrda ad vìstid! L’ha la tòlt ti straz americhèn”….

Beh, quando per un’oretta ha assistito alla seconda serata… ed io anziché ascoltare i protagonisti della più nazional popolare trasmissione ascoltavo lei (anche se è impossibile riproporre la sua telecronaca perché niente e nessuno sono riusciti, almeno in quel lasso di tempo, a farla star zitta, ad attrarla fino a toglierle la parola) per cui riporto solo alcuni dei suoi commenti: Mentre Garko scendeva la scala “è mènc che caschés, l’avrìa un po’ ad sug..” (almeno cadesse, la sua presenza acquisterebbe un minimo di significato); su Dolcenera “la sarà ènca brèva ma chi la chènta una canzòun isè?” (sarà anche brava ma chi sarà mai in grado di cantarla una canzone così costruita’… un giudizio, questo, memore di quando… anni ed anni fa, nei giorni seguenti il festival, tutti ne cantavano le canzoni). All’apparizione di Carla Fracci (in realtà era l’imitatrice), “l’è zà vistìda da morta..” A Patti Pravo ha dedicato più di un commento “l’èra stunèda prima adès l’è ènca pèz..” (era stonata da giovane, invecchiando è pure peggiorata), “l’ha fa paura… se cara chi l’inquèdra da vsèin…” ( è il giudizio più diffuso.. il “rifacimento” non è riuscito al meglio, lo sa anche la regia che evita i primi piani). Su Ramazzotti “sé al canzòuni gli è bèli ma ló un’ha pió la vósa.. per quèl e’ fa tót’al bucazì e chènta sé nès.. Su Scanu ha ceduto “al canzòuni quand agli è bróti, agli è ènca lònghi….a vag a durmì si nà a m’indurmènt i qué…”.

Ecco lei non sa se stasera lo guarderà… se lo farà io lo guarderò con lei… interessata più ai suoi commenti che altro.

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