“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “E’ schèrza pòc…”
Siamo negli anni ’50, riferito ai tipi che andavano, allora, per la maggiore: seri, severi, con poca voglia, dunque, di scherzare ché, del resto, motivi per farlo ce n’erano pochi o nessuno…. miseria o, un gradino appena più su, povertà… case inadeguate che costringevano i più in una sola stanza, preoccupazioni per la salute dei figli, i debiti, il lavoro. Dunque bisogna evitare provocazioni o facili battute con chi appunto non era incline all’umorismo o, come si diceva in altro modo “è vò pòc’aqua tè vèin”… trattandosi di uno “schietto”.
Ecco che allora non ho ricordi sul Primo Aprile che non fosse l’innocentissimo pesciolino di carta che qualcuno attaccava, a noi bambini, sulla schiena e che non si sa come e perché faceva tanto ridere gli altri… anche se tutti eravamo preoccupati all’idea di essere le vittime prescelte… perchè l’orgoglio c’era tutto e non ci andava di essere “minciunèd”… Sì scherzi se ne facevano ma di quelli che suscitavano poca ilarità, di quelli che discendevano da un certo gusto sadico quando non da spirito di vendetta.. e non avevano data prestabilita.Il più frequente era il gavettone dentro casa… si metteva recipiente pieno d’acqua in bilico sulla parte superiore della porta lasciata semiaperta.. così che il malcapitato, attratto con una scusa, entrando, se lo versava addosso appena aperto l’uscio. Ma ben più crudele la “quèrtaza”… quando, in prevalenza di notte, si attendeva il soggetto da colpire, nascosti nella via e appena il predestinato, svoltava l’angolo, gli si buttava addosso una coperta e giù legnate…vecchie ruggini…Più comune lo scherzo della sedia rotta, assegnata alla “sciaparlèina” o me “bambòz”… magari su di peso, confidando in una spettacolare caduta, preannunciata dal rumore sinistro del legno oramai “infrèidèd”.
Poi c’erano quelli che se ne uscivano con espressioni infelici al limite dell’offesa e che, di fronte alla reazione del destinatario, si scusavano con un “daì scherzavo..” erano per lo più commenti riferiti alla fedeltà, alle corna insomma, argomento tabù sul quale pochi erano disposti all’ironia: ”l’è un schèrz de mi caz”. A noi bambini piaceva fare a botte “per scherzo”, convinti di poter smettere prima di farci veramente male, sotto il monito della mamma “smitìla che da la ridarèla e’ vèin la pianzarèla..”… la stessa mamma che quando le giravamo attorno con qualche, seppur insolita moina, se ne usciva..”smitìla da fè i stópid c’òz a n’ò vòja ad pusghèti!”.
Eh sì c’era poco da scherzare…






