Pubblicato la prima volta il 28 Aprile 2017 @ 00:00
“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “L’ariva e monta só…”
Appena arrivato e approfitta subito della situazione: rivolto ai furbi che sanno sfruttare il lavoro degli altri senza alcun merito…oggi diffusa in campo politico per chi sale sul carro del vincitore…di volta in volta. Ma più in generale soprattutto in quegli anni 50 il campo era circostritto al lavoro “i pió rufièn i fa cariera” o, come sempre, al cibo. A quest’ultimo riguardo la Elsa raccontava l’episodio di quando, nel periodo di miseria “nera” – come la definisce lei – ammalatosi il suo fratellino, chiamarono il medico per la visita. Sua mamma (mia nonna) aveva preparato la polenta, stesa “sóra e’ tuler” con, al centro, un unico pezzo di salsiccia.
Al momento della cena, ogni commensale – in tutto quattro – avrebbe mangiato la propria parte di polenta attingendo direttamente con la forchetta e poi, arrivati “mè murèl ad sunsézza” ognuno avrebbe potuto assaggiarne un morso, assicurandosi, seppur in minima dose, l’unica porzione di proteine della giornata. Finita visita medica, la nonna rivolse al dottore la domanda di cortese rito confidando sull’altrettnto rituale risposta negativa: “Sgnó dutòr, è vò favur?”. L’illustre si diresse deciso verso la tavola ed inforcò direttamente la salsiccia divorandola in due bocconi.
Così andava (e va) la vita!






