“Am tròv in catùra”

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Pubblicato la prima volta il 1 Marzo 2018 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “Am tròv in catùra”

Incastrato/a nell’incapacità di decidere o preso/a in “cattura” dall’ansia o dal panico si “perde” e non riesce a far fronte alle situazioni anche più semplici. Appare certamente una frase tragica che evoca addirittura una “cattura”: tuttavia l’ho sentita pronunciare spesso dalla mamma quasi fosse un intercalare, una pausa tale da consentire la riflessione ed ancora una volta in relazione al cibo, quando, scarse le risorse economiche, aveva già fatto ricorso alla più ampia fantasia per rimediare pranzo e cena, pensando al giorno dopo, se ne usciva con “ e dmèn? Se ca faz da magnè? Am tròv in catura sn’à pènsèj…” Più tardi negli anni, quando la spesa alimentare era garantita, seppur nella sua essenzialità, l’ho sentita ripetere la stessa frase ma con un diverso significato “ An so pió cusa fè da magnè… – questo non lo voglio, quello non mi va – am tròv in catura”. Non di meno quando arrivavano inviti a cerimonie, battesimi, comunioni, matrimoni che negli anni 50 non sempre erano considerati un “lieto evento”. Bisognava infatti rimediare il regalo anche se allora le pretese erano assai modeste: una cornicina, una scatola di fazzoletti da naso per i più piccoli, sei tazzine da caffè, sei bicchieri da cucina, la “cuccuma”… per la coppia…poi c’era il vestito che, anche se non nuovo, doveva essere dignitoso per “nu pasè da zéng-ne!”…e se l’invito arrivava in un momento poco propizio economicamente, era più il disagio che procurava che il piacere ed anche qui scattava il commento “am tròv in catura”. Anche se, per l’abito e, soprattutto per gli accessori, si ricorreva spesso al prestito. Ha raccontato più volte la Elsa che, in occasione di una comunione, aveva ricevuto in prestito una borsetta, fatta a bustina, di quelle che, allora, si tenevano sotto braccio.. e la mamma, non abituata all’uso, stette tutto il giorno col braccio piegato per poi accorgersi la sera, al rientro, che la borsa non c’era più.

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