“Quèl ‘è un cùl zàl”

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Pubblicato la prima volta il 26 Giugno 2018 @ 00:00

[Omaggio ad Onide Donati]

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “Quèl ‘è un cùl zàl”

Culo giallo è l’espressione con cui si definiva un democristiano DOC, di quelli di una volta che poi s’identificavano con i “césaról” e che si contrapponeva al “cumunésta sfègatèd..”, secondo una visione resa magistralmente da Guareschi e riprodotta nei film della serie Don Camillo e l’On. Peppone, interpretati da due grandi, Cervi e Fernandèl. Dunque non ho certo intenzione di scrivere un post “politico” ma con il velo che gli anni stendono inevitabilmente sul passato, mi attengo allo spirito di quanto scritto finora, riportando alla memoria espressioni, modi di dire, atmosfere che ho percepito personalmente negli anni ’50.

Sì perché la “rivalità” non si giocava solo nel parlamento o durante le campagne elettorali ma la si viveva direttamente, era un senso di appartenenza nell’uno e nell’altro caso, che si voleva esercitare a volte per rivalsa a volte a compensazione delle miserie, non solo economiche della vita di ogni giorno..”t’è savù m’è cumizie ad…. un gnèra un chèn..” e con quale soddisfazione si respingeva il volantino, in realtà un ciclostilato, dell’avversario così, per rimarcare il proprio diverso sentimento politico: “sa quèl t’at pó pulì è cul..” e quando si spalancavano le finestre per far sentire l’inno “Bandiera Rossa” trasmesso da Radio Capodistria? Quella che metteva in onda le canzoni richieste dagli ascoltatori in occasione di anniversari. “Bandiera Rossa” oltre ad essere “l’INNO”, era una canzone che cantavano anche i bambini, a volte anche in maniera provocatoria, di sfida.. in ambienti dove si sapeva che non sarebbe stata gradita… Perché il discorso sarebbe lungo su come, ad esempio, veniva considerata una donna che “faceva politica” o sul limite di accesso ai certi tipi di lavoro ma questo ci porterebbe in altro campo e in una dimensione che esula questo sito.

E l’orgoglio di partecipare alla sfilata del primo maggio, quella più affollata, sventolando le bandiere rosse, a piedi o tirando a mano la bici o con la vespa a lenta andatura, gettando sguardi di commiserazione e commenti sprezzanti sul corteo “degli altri” che s’incrociava per le strade della città..? E le festa del L’Unità che si teneva allo Sferisterio…un evento cui non si poteva mancare per lavorarci o per dare il proprio contributo consumando allo stand gastronomico o partecipando agli spettacoli dei cantanti o agli incontri di boxe….il vestito migliore su cui veniva apposta la coccarda all’ingresso e se quelli addetti alla porta si lasciavano sfuggire qualcuno, il malcapitato si fermava a reclamare..un segno distintivo che non poteva mancare.. anzi da esibire anche una volta fuori dal recinto della Festa…

Aspettare il “sol dell’avvenir” rendeva più sopportabile la fatica o la mancanza del lavoro, le ingiustizie sociali.. perché “l’ha da vnì è Baffòn”.. insomma il “nostro” partito lavorava per noi, per il nostro riscatto, per la nostra felicità.. gli altri no, perchè loro, per lo più erano già ricchi, erano i padroni e quando erano poveri s’identificavano con i “magna os-ci” insomma bigotti e lontani dalla realtà…perché loro proseguivano gli studi e potevano diventare e “sgnór dutór “ o “sgnór avuchèd”…mentre i nostri o smettevano dopo le elementari o si iscrivevano alle scuole di avviamento professionale. Certo la mia è una sintesi ma non troppo lontana da schemi allora imperanti quando il tifo divideva tra Unione Sovietica e Stati Uniti, quando mancando anche il necessario, il modello era “poco ma per tutti….” … e la domenica si andava al comizio di zona a sentire quello “bravo” che dominava i convenuti parlando da un camion ed aveva una risposta per ogni problema e una battuta su ogni avversario e studiava le pause per strappare quell’applauso col quale, del resto, era stato accolto…e mentre parlava i presenti annuivano… in un periodo in cui non c’era la tv, non ricordo che entrassero quotidiani in casa e la radio trasmetteva notizie ispirate al governo in carica… dunque il comizio era “l’altra” informazione, una boccata d’ossigeno che rassicurava e ricaricava.

Oggi chiaramente la situazione è un’altra e, come sempre dico, non serve la nostalgia se ci riporta indietro quando invece dobbiamo impegnarci per il futuro nostro e dei nostri figli… ma una cosa sì è da rimpiangere e riconquistare, la fiducia verso chi abbiamo scelto, almeno loro, a nostra rappresentanza.

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