Parlate riminesi #17

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© Foto D. Minghini

Pubblicato la prima volta il 22 Gennaio 2017 @ 19:40

© Foto D. Minghini

Nella puntata precedente abbiamo visto che la vocale accentata che originariamente era Ò ha avuto in seguito due diversi sviluppi.

Uno è quello “regolare”, e deriva direttamente da Ò. Anzi, in molti dialetti dell’Italia centrale e anche nei dialetti romagnoli a sud del Marecchia si è conservata proprio la Ò originaria, per cui oggi a Rimini si trovano parole come ‘còr’, ‘scòla’, ‘ròda’, ‘nòv’ «cuore, scuola, ruota, nuovo».

L’altro è quello “irregolare”. È un esito piuttosto variabile, ma si lascia comunque derivare supponendo che in una certa fase dello sviluppo la Ò originaria, in alcune parole, sia stata sostituita da UÒ. Quindi quando troviamo, in un dialetto romagnolo, delle parole che hanno un esito irregolare della Ò originaria, lo attribuiamo alla sostituzione di Ò con UÒ. È questo il caso della parola corrispondente a «fuoco». Questa già in italiano è irregolare, perché dal latino FOCUM ci aspetteremmo ‘fòco’, come si dice ancora oggi in molti dialetti dell’Italia centrale. Poi è irregolare in Romagna. Più precisamente, è irregolare nei dialetti riminesi, dove lo sviluppo regolare avrebbe dovuto dare ‘fòg’, con la ‘ò’ aperta, quando invece si ha ‘fóg’ nella parlata tipicamente urbana, e ‘fùg’ in quelle rustiche e periferiche.

Poi ci sono i dialetti al di sopra del Marecchia, dove l’esito regolare di Ò è ‘ó’ (chiusa), oppure un’altra vocale che si scrive ‘ô’, e anche in questi si ha un esito irregolare per la parola corrispondente a «fuoco». Tale esito è quasi sempre ‘fùg’, ma si tenga presente che anche nella Romagna centrale ci sono dei casi simili a quello della parlata urbana riminese, in cui l’esito irregolare è ‘fóg’. In particolare a Faenza e a Imola si ha una situazione analoga a quella riminese. Anche in quelle città, infatti, c’è una parlata tipicamente urbana in cui l’esito irregolare è ‘fóg’, circondata da parlate rustiche in cui l’esito irregolare è ‘fùg’, come in gran parte della Romagna. Dico che a Faenza e a Imola ‘fóg’ è irregolare perché in quei dialetti l’esito regolare è la vocale che si scrive ‘ô’, è che si trova ad esempio in ‘nôv’, ‘rôda’ «nuovo ruota».

Ora, i linguisti che hanno studiato questi esiti irregolari (cioè ‘fùg’ e il più raro ‘fóg’) sostengono che essi derivano comunque da FUÒGO. Come facciamo a convincercene?

Innanzi tutto ricordo che si trova «fuoco» nell’italiano e in alcune zone dell’Italia centrale, e ‘fuego’ in Spagna. È abbastanza evidente che ‘fuego’ deriva da FUÒGO, per cui la sostituzione di Ò con UÒ doveva essere, un tempo, un fenomeno diffuso in tutto l’Impero, e non si vede per quale ragione la Romagna avrebbe dovuto fare eccezione.

In secondo luogo noi disponiamo di alcuni antichi testi, scritti in dialetti romagnoli che oggi hanno, come esito irregolare di Ò, la ‘ù’, e in questi antichi testi si trova ancora ‘uo’. Particolarmente importante è un poema del XVI secolo intitolato ‘Pvlon Matt’, scritto nel dialetto di San Vittore di Cesena. Oggi in tutta l’area cesenate «fuoco» si dice ‘fùg’, ma in questo antico testo si trova ancora ‘fuogh’. Quindi noi sappiamo che la ‘ù’ moderna è una trasformazione del nesso che in quel testo viene scritto ‘uo’.

Ci sono anche altre considerazioni e documenti che ci consentono di ricostruire con ragionevole certezza lo sviluppo irregolare della Ò in Romagna, ma purtroppo qui non abbiamo né il tempo né i mezzi per scendere nei dettagli. Chiederò al mio lettore un atto di fiducia, lasciandomi dire come devono essere andate le cose.

Innanzi tutto riteniamo che in tutta la Romagna il nesso originario UÒ sia diventato UÓ, per la chiusura della Ò. Quindi da FÒGO prima s’è avuto FUÒGO, e quindi FUÓGO. Da qui, in seguito alla caduta della O finale, ‘fuóg’, che dev’essere stato l’esito arcaico in tutta la Romagna. (In verità non sappiamo dire con certezza se la chiusura della Ò nel nesso UÒ sia avvenuta prima o dopo la caduta della O finale, per cui non possiamo escludere che da FUÒGO si sia avuto prima ‘fuòg’ e quindi ‘fuóg’, ma questo sviluppo appare meno probabile, e comunque resta il fatto che a un certo punto si dev’essere avuto ‘fuóg’.)

Ora, ho detto che l’esito irregolare moderno più diffuso è ‘fùg’, mentre ‘fóg’ è più raro. Eppure ‘fóg’ è quello che si lascia derivare più facilmente da ‘fuóg’: basta ipotizzare che sia caduta la ‘u’.

Fra l’altro quella che io finora ho scritto ‘u’ non è una ‘u’ vera e propria. Lo sarebbe se fosse accentata. Pensiamo ad esempio alla differenza fra le parole italiane «tùo» e «tuòno». In «tùo» l’accento è sulla ‘u’, e questa è una ‘u’ vera e propria. Invece in «tuòno» l’accento è sulla ‘o’, e quella che scriviamo ‘u’ non è una vocale vera e propria, ma è quel suono che si trova ad esempio nell’inglese ‘woman’ «donna». Lo stesso si può dire per il nesso ‘uò’ che compare nella parola «uòmo» e, se si fa attenzione, ci si rende conto che il suono iniziale della parola inglese ‘woman’ è come il suono iniziale della parola italiana «uòmo»: non è una vera e propria ‘u’, tant’è che gli anglosassoni lo scrivono ‘w’. Se la grafia dell’italiano fosse più accurata, anziché «tuono» e «uomo» potremmo scrivere «twono» e «womo», mentre «tuo» resterebbe così com’è. E se questa fosse la grafia dell’italiano noi, estendendola ai dialetti romagnoli, scriveremmo ‘fwóg’ lo sviluppo irregolare arcaico. Quindi nelle parlate urbane di Rimini, Faenza e Imola l’esito attuale ‘fóg’ si spiega ammettendo semplicemente che a un certo punto sia caduta la ‘w’. (Si possono anche avanzare delle ipotesi sulle ragioni per cui a un certo punto dev’essere caduta la ‘w’, ma anche questo è un approfondimento a cui devo rinunciare qui.)

Come si vede, non è difficile passare da ‘fuóg’ (anzi: ‘fwóg’) a ‘fóg’. Ma come si fa a passare da ‘fwóg’ a ‘fùg’, che è oggi l’esito irregolare più diffuso in Romagna?

Ora, abbiamo un serie di valide ragioni per ritenere che a un certo punto in gran parte della Romagna l’accento del nesso ‘wó’ si sia spostato sul primo elemento. Ho già detto che, quando è accentata, quella è una vera e propria ‘u’, per cui ‘fwóg’ dev’essere diventato ‘fùog’. So che per molti questa parola è difficile da pronunciare (ricordo che il nesso ‘ùo’ è come quello che si trova nella parola italiana «tùo»), ma questi spostamenti d’accento si sono verificati anche in altri dialetti, e per di più si può osservare che anche lo spostamento d’accento è, se vogliamo, un modo per eliminare la ‘w’. Una volta arrivati a ‘fùog’ la ‘o’, rimasta senza accento, è caduta (dopo aver subito alcune alterazioni), e così s’è avuto l’esito ‘fùg’, che è quello oggi più diffuso.

Alla luce di queste considerazioni si può cercare di capire per quale ragione vi siano oggi dei dialetti e delle parlate in cui si ha ‘fóg’ anziché ‘fùg’. Si può ipotizzare, infatti, che l’esito più raro ‘fóg’ si sia prodotto in seguito al “rifiuto” dello spostamento dell’accento. Cioè, mentre in gran parte della Romagna ‘fwóg’ stava diventando ‘fùog’, alcune comunità respinsero questa modifica, e mantennero ‘fwóg’. Non sorprende, peraltro, che ciò sia accaduto in alcune città, come Rimini, Faenza e Imola, perché il ceto urbano non di rado respinge alcuni sviluppi “rustici”, soprattutto se questi sono percepiti come poco prestigiosi. A questo si aggiunga che ‘fóg’, benché più raro, si trova anche in altre zone, e in particolare nell’area appenninica, lungo i confini con le regioni dell’Italia centrale. In questo caso sarà stata la prossimità con esiti come ‘fòco’ e ‘fwòco’ ad aver inibito lo spostamento d’accento.

In sostanza, l’esito ‘fóg’ della tipica parlata urbana riminese si può spiegare ipotizzando che la città abbia respinto (ovvero: non accolto) una delle trasformazioni intervenute nel territorio circostante.

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