“L’è un’alma”

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Pubblicato la prima volta il 29 Settembre 2016 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “L’è un’alma..”

Quando abbiamo tumulato le ceneri del babbo nell’ultima dimora, terzo piano di una grigia costruzione, i lettori dei miei post hanno potuto farsi un’idea di Tiglio: una personalità essenziale e, forse per questo, contemporaneamente complessa tanto che molti dei “cosa ci hanno lasciato” li ho tratti dai suoi modi di dire e di pensare.

Qui, preciserò perché, voglio ricordare il suo rapporto particolare con gli animali, ché lui veniva scelto da loro e non viceversa.
Coi cani aveva un’intesa speciale: ricordo la volta in cui un lupo mi stava abbaiando con non poca intensità da un giardino cui mi ero avvicinata per lasciare la copia domenicale de “L’Unità”. Tiglio, assistendo alla scena, gli si parò davanti, si portò l’indice al naso, pronunciò un “ehi, ssss” ed il cagnone, zittito, abbassò la testa. Ma per lo più stabiliva rapporti basati su affinità emotive. Ci sono stati cani – mi vengono alla mente il bulldog Yulù o il pastore siberiano Dorka che, in tempi diversi, abbandonarono i loro facoltosi padroni per seguire il babbo e dormire, spesso, sullo stuoino fuori dell’uscio, accontentarsi di una zuppa ricavata dalla raschiatura dei tegami pur di star con lui.

Quando Dorka sfregava la zampa contro la porta per richiamare la nostra attenzione, era il segnale che il babbo aveva preso una destinazione a lui inaccessibile e la Elsa “e’ tu bà l’èndè e’ cinema o vój véda staséra s’ul dìs”. Ma non di meno la sua propensione affettiva verso i gatti.. già anziano ne nutriva una colonia che viveva in spiaggia, a Marina Centro.. apparivano la mattina presto al suo richiamo per poi nascondersi sotto le cabine all’arrivo di altre persone… estate o inverno, sole o neve Tiglio partiva tutti i giorni, a piedi, dalla Barafonda per portare loro il cibo. E quella mattina al cimitero, esaurito il breve rito, mentre stavamo uscendo, lassù in quella specie di attico un bellissimo gatto, bianco e nero ci è venuto incontro strusciando il muso nelle nostre gambe… poi ci ha seguito mentre scendevamo e, finite le scale, si è fermato mantenendo lo sguardo verso di noi.

Ecco, secondo il pensiero del babbo quello era “un’alma”… e, forse per questo, Romeo si è sentito di dover commentare: “il babbo ci ha voluto salutare”.

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