“L’è na sbérra…”

0
450

Pubblicato la prima volta il 30 Settembre 2016 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico: “L’è na sbérra…”

Un’espressione tipica del nostro dialetto ad indicare una bambina vivace, quando lo si diceva con tono amabile, ”maleducata” quando il tono voleva essere di rimprovero, volta, soprattutto, verso quelle che “rispondevano”, ovvero rimbeccavano le persone adulte controbattendo ai loro commenti, cosa inaccettabile in un periodo in cui la sottomissione dei bambini era scontata.

E dal momento in cui la mamma si era raccomandata “nu vèin a chèsa pianzènd ch’è mè at dag è rèst..” a me capitava di “rispondere”… “sìnt, sìnt la sbérra cum cl’arspònd..”. Dunque non potendo contare sulla protezione materna, mi “arrangiavo” da sola e, non contenta, prendevo anche le difese delle amiche più timide e deboli, quelle che più facilmente le avrebbero prese dai genitori se qualcuno si fosse andato a lamentare. Ché poi in ogni palazzo, in ogni rione c’era quella cui davano fastidio i bambini, perchè facevano rumore scendendo le scale o alzavano troppo la voce quando giocavano nel cortile… patacate, insomma, che le successive generazioni avrebbero vendicato con ben altre azioni.

Ricordo un giorno in cui si giocava alla “settimana“ il gioco che ci faceva saltare sul percorso con sette tappe segnate a terra col gesso, quando la badessa di turno, la cui figlia ancora minorenne lavorava all’estero, urlò di smettere perché facevamo “tròp ciàs” ed io: “non facciamo niente di male” e lei “tè stà zéta ch’è tcè granda e l’è óra ch’è tvaga a lavurè”, io (che ero “alta” ma non “grande”): “lei pensi a sua figlia”. A quel punto la leonessa che aveva gonfiato il pelo, già inferocita per il solo fatto che avessi osato controbattere il suo ordine.. urlò: “la mi fiòla la lavora”… le mie ultime parole: “sì ma io la sera dormo nel mio letto, lei non sa dove dorme la sua”. Parole pesanti ed inopportune ma quella signora non risparmiava niente a nessuno, spettegolava su tutti e soprattutto tutte, di quelle per cui le “altre” sono tutte put****e quindi non avevo resistito. E’ un tratto del carattere che ho mantenuto e che, anzi, ho perfezionato vivendo… e del resto oggi quanti ce n’è che vogliono dar lezioni quando, dice la Elsa “e sarìa mej ch’is guardès pèr lór..che quand l’è nòta jè stràc e sudèd”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.