“Un s’po’ mai fè un pchè cl’ava grezia”

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Pubblicato la prima volta il 26 Agosto 2014 @ 00:00

“Cosa ci hanno lasciato” di Grazia Nardi
Vocabolario domestico “Un s’po’ mai fè un pchè cl’ava grezia”

Una frase sconsolata di persone cui fallisce ogni impresa (un pchè.. un peccato, per dire che si è voluto osare) ovvero ogni tentativo riesce vano o malamente (senza grazia)… detto anche se si tentava qualche trasgressione e si veniva scoperti…allora poi, alludo sempre agli anni 50, il “peccato” era davvero inconsistente…bastava, alla moglie, entrare in un bar, considerato luogo da uomini, a prendere un caffè con un’amica e c’era sempre qualcuno che lo notava e che poi “ul dìs me tu marìd…” Poi c’erano i progetti che, puntualmente, andavano in fumo: una pioggia come non s’era mai vista nell’unico giorno in cui si era programmata un’uscita con le amiche (ènca e’ tèmp l’è còntra!)… da considerare che si parla di donne che non avevano la “libera uscita”.. fatta eccezione del “mese di maggio” che si celebrava in chiesa – non a caso – nel primo pomeriggio…e si trattava di piccole evasioni: una puntata ai Giardini Ferrari dove, situazione economica permettendo, si puntava alla Gelateria Romana per il cono più piccolo possibile riservato ai bambini… una visita ad parente che abitava nell’altra parte della città da raggiungere a piedi… Ma l’epressione esprimeva anche il pessimismo cronico che accompagnava quei soggetti cui la povertà aveva tolto più di un’illusione.. così un acquisto andato a mal fine (i mi sòld i n’ha forza) dopo aver confidato nella baggia (chi’ élt i va in zìr sa dó bascòzi..), la liquidazione (così si chiamava la svendita) che quando ti presentavi aveva finito tutti gli articoli a prezzo scontato…. insomma un’anticipazione fantozziana ma senza alcuna ironia.

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